giovedì 31 gennaio 2013

Doppiovubi vi spiega come funziona l'economia

E' semplice.
Ordunque.
Doppiovubi si trovava su un treno inter-regionale per Venezia, durata infinita, ma costo accettabile. Poco lontano c'erano quattro ragazzetti - tre ragazzetti e una ragazzetta - che facevano i pirla. Uno portava il cappellino dell'Inter (infatti). Avranno avuto settanta anni in quattro. Andavano fino a Venezia, il capolinea (dopo, l'acqua).
Chiaramente squattrinati, avevano optato per l'inter-regionale (in sè, scelta ottima). Ridevano e scherzavano. Mai zitti un attimo. Doppiovubi era irritato perché non riusciva a concentrarsi nella sua importante lettura di Lee Child. Arriva il controllore - una specie di palestrato tatuato, sul vagone c'erano tipo due gradi e lui era soltanto in camicia, di qualche taglia inferiore per far risaltare la possente muscolatura - e gode come un matto nello scoprire che i quattro non hanno timbrato il biglietto prima della partenza (anche i sassi ormai sanno che va timbrato pena sanzioni draconiane); il palestrato estrae dalla tasca dei pantaloni - strettissimi, i glutei li fanno quasi esplodere - un taccuino con fogli gialli copiativi per compilare la cosiddetta multa. Qualche blando tentativo dei ragazzetti per farlo desistere, basato su puerili giustificazioni, ma lui gode, e serissimo compila. I quattro non ridono più perché prendono una mazzata economica straordinaria. Doppiovubi non ha sentito quanto è stata pesante la mazzata, ma ha visto con i suoi propri occhiali dei biglietti da cinquanta che sparivano dalle tasche dei ragazzetti e comparivano in quella del palestrato. Prima di pagare gli chiedono Se non paghiamo cosa succede, e il palestrato sadicamente Vi arriva la multa a casa, quindi i quattro si guardano, non dicono niente, ma tutti immaginano le facce dei padri e delle madri furenti e quindi lesti calano il grano, come direbbero loro. Insomma la gita è rovinata. Guardano in silenzio fuori dal finestrino, dopo aver tentato di incolparsi l'un l'altro per la mancata obliterazione.
Poco dopo lo stesso palestrato si avvicina a due ragazze - quarantadue anni in due - che andavano anch'esse a Venezia, e anche loro non sono in regola, ma al contrario. Il palestrato fa loro notare che hanno comprato il biglietto Frecciabianca, hanno speso qualcosa come ottanta euro in due solo andata, e per errore sono salite sul treno dei poveri. Le due ci rimangono male, hanno pagato più del doppio in euro e ci mettono il doppio del tempo. Gabbate, ma almeno non pagano multe.
Ecco, l'economia funziona così. Altro che derivati.
Trenitalia - quindi gli azionisti di Trenitalia - si sono intascati in pochi minuti un surplus di guadagno del tutto ingiustificato rispetto alle controprestazioni rese (controprestazioni invero del tutto infime). Se tutte le prestazioni e le controprestazioni fossero equilibrate, non ci sarebbero ricchi e poveri. I ricchi sono ricchi perché ti danno una cosa che vale uno e in cambio prendono cento. I poveri sono poveri perché prendono una cosa che vale uno e la pagano cento. Se uno riesce a pagare il giusto per avere in cambio qualcosa, ha buone possibilità di diventare ricco. Se uno continua a pagare tantissimo per un viaggio che vale poco o niente, ha ottime possibilità di finire su una strada.
Questa è l'economia, signori.

W.B.


mercoledì 30 gennaio 2013

You can't judge a book by its cover

Adesso che si avvicina il Carnevale, Doppiovubi vi vuole raccontare un gustoso aneddoto.
Si tratta di una storia rigorosamente vera.
*** *** ***
Molti anni fa - era appunto Carnevale - Doppiovubi accettò riluttante l'invito di un paio di amici a una festa in maschera. Riluttante per due motivi. Primo, a Doppiovubi non piacciono le feste, e i consessi in genere, anzi, prima o dopo, lo promette, vi parlerà dei pranzi di matrimonio. Secondo, Doppiovubi non ha mai avuto un costume da Carnevale che si rispetti, quindi è sempre stato costretto a umiliarsi con patetici "travestimenti" di risulta, tipo il tristissimo e immancabile arabo, realizzato con il classico lenzuolo e con lucido da scarpe spalmato in faccia, o il vestito da donna, che una volta era carnascialesco, mentre oggi è abbastanza usuale tutto l'anno - visto che i travestiti pare che abbondino, o simili. Tutta roba rimediata in casa all'ultimo momento. Doppiovubi ha sempre invidiato - e quindi detestato - quelli che si presentavano alle feste con armature da antico legionario, o vestiti da marchese settecentesco, e così via. Gente ricca, che noleggiava o, peggio ancora, comprava il travestimento.
Doppiovubi, nella circostanza di cui all'aneddoto, non si ricorda come si era vestito. Forse era vestito da prete, il che è facile ed economico, basta una croce sul taschino e un pezzo di cartoncino bianco da infilare nel colletto, su una camicia e una giacca scure, con una Bibbia in mano.
Sì, forse era vestito proprio da prete.
La festa si teneva in una specie di capannone, al piano terra, open space. Ci saranno state un centinaio di persone. Il capannone era in penombra, luci molto basse. Qua e là, stroboscopiche.
Dopo pochi minuti Doppiovubi perse di vista i suoi amici e passeggiò imbarazzato per l'area, curiosando. 
Fu allora che accadde il fattaccio.
C'era una ragazza, in un angolo, tutta sola. Era vestita da pagliaccio da circo. Il suo era un travestimento ben fatto. Aveva i capelli ricci arancioni, la pallina rossa sul naso, una specie di hula hoop - un cerchione che mettono i clown sotto le braghe quando entrano in scena -, le guance bianche incipriate e il vestito a strisce. La configurazione era completa.
L'effetto era più o meno questo.




La ragazza era molto carina. Sola e abbandonata.
Doppiovubi si avvicinò mandrufone e tacchinante. Le porse qualcosa da bere - all'epoca Doppiovubi beveva - e cominciarono a parlare del più e del meno.
Dopo un paio d'ore si ritrovarono abbastanza brilli, seduti per terra, a raccontarsi le loro vite. Insomma, facevano coppia fissa.
Al che, si sa, la vicinanza è assassina, la prossimità è pericolosa, sarà stato l'alcol, saranno state le luci basse, com'è come non è, Doppiovubi e la pagliaccia si baciarono con una discreta passione.
Niente di che, però a Doppiovubi piacque.
C'era un campanellino che suonava nella testa di Doppiovubi, che gli diceva, Ding ding, Doppiovubi c'è qualcosa che non va, stai attento
Doppiovubi non ascoltò il campanellino.
Alla fine della serata - ormai era notte inoltrata - gli amici di Doppiovubi andarono a recuperarlo per tornare a casa. 
Lo trovarono allegramente pomiciante con la pagliaccia.
Ding ding.
Doppiovubi salutò la pagliaccia, però nessuno dei due voleva lasciare l'altro. Erano stati bene insieme, quella sera.
Si promisero dunque di rivedersi il giorno successivo.
Ding ding.
Non si scambiarono il numero di telefono. Semplicemente, si diedero un appuntamento per il giorno dopo, a una certa ora, in un certo luogo del centro di Milano.
Si salutarono con un bacio vero e si lasciarono.
Ding ding.
*** *** *** 
Il giorno dopo Doppiovubi era ringalluzzito. Si preparò all'appuntamento con dovizia. Si lavò i capelli tipo dieci volte, si profumò intensamente e si fece mille film - più o meno pornografici - su come sarebbe andato il pomeriggio.
Il campanellino suonava ancora, ma aveva un'altra intensità e una diversa tonalità, appena percettibile. Era infatti trascorsa la notte. La notte alle volte acuisce la ragione. Altre volte la stempera. In quel caso la stemperò.
Tin tin tin 
Doppiovubi si recò all'appuntamento con un anticipo epocale. Fantozzi, al confronto, non era nessuno.
Lo smodato anticipo gli consentì di valutare l'arrivo della sua bella dai quattro punti cardinali, e soprattutto fece crescere la sua bramosia sessuale, che all'ora dell'appuntamento - quella giusta - raggiunse il parossismo.
E, alla fine, lei arrivò.
*** *** ***
Il campanellino si trasformo rapidissimamente in uno di quei campanoni bronzei giganteschi, opera di maestri artigiani secenteschi, che suonano imponenti dall'alto delle cattedrali ed emise nella testa di Doppiovubi un suono assordante, che cresceva di volume mano a mano che la ex pagliaccia si avvicinava.
La faccia di Doppiovubi mutò, anzi, trasmutò.
La ex pagliaccia si avvicinò sorridente, ma quando vide la trasfigurazione di Doppiovubi perse quasi subito il sorriso.
L'hula hoop non era un hula hoop.
Orrore.
Doppiovubi si sentì come si può sentire un evaso da una prigione della Georgia, quando sta fuggendo con la sua Chevrolet a tutto gas sulla interstatale ed è tutto contento perché ce l'ha quasi fatta e in fondo alla strada vede una serie di macchine dello sceriffo della contea disposte di traverso a bloccargli la strada e dietro alle auto ci sono gli agenti con i fucili puntati e i megafoni e l'elicottero sopra la testa, Arrenditi, sei circondato, non ce la puoi fare, butta le armi, eccetera eccetera.
Orrore.
L'hula hoop non era affatto un hula hoop.
La circonferenza reale della ex pagliaccia era esattamente quella del vestito da pagliaccia. Le cosce, e il fondoschiena, erano ovviamente adeguati alla circonferenza del bacino. 
L'infingarda aveva maliziosamente scelto un travestimento atto a celare le sue reali stazza e dimensione. Ah, qual dolore!
Doppiovubi provò pena per lei, anche perché lei, mentre si avvicinava, smise di sorridere e diventò triste - come un vero clown triste -, perché la faccia di Doppiovubi era sin troppo eloquente. Chissà quante altre volte, prima, aveva visto quella faccia dipinta sugli uomini. Povera pagliaccia.
Doppiovubi si sentì tradito e ingannato. Provò un po' di disgusto per sé stesso, ma è sicuro che i suoi lettori - almeno, i suoi lettori maschi - lo comprenderanno.
In quel momento una sola parola gli attraversava il cervello, da un estremo all'altro, peraltro non molto diversa, all'assonanza, da quella che lo aveva attraversato nella fase della profumazione di qualche ora prima.
In quel momento Doppiovubi pensò soltanto alla fuga.
*** *** ***
I due entrarono in un bar. Uno più imbarazzato dell'altra. La conversazione languiva. Doppiovubi si inventò un impegno e si salutarono con una tristezza infinita. I classici due bacini sulle guance.
Non la rivide mai più.

W.B.    
    
 

   

martedì 29 gennaio 2013

29 gennaio 2033

Ce l'ho fatta. Avevano ragione. Era tutto vero.
Vent'anni di sacrifici. I miei risparmi dilapidati in curcuma, alga spirulina, acido ascorbico, omega3, aloe vera, palestra. Tutto finalizzato ad arrivare a oggi. Sono uno degli ultimi. Era cominciato tutto dalla semplice lettura di una notizia. Gli altri non ci avevano fatto caso. Io sì.
Ce l'ho fatta. Sono ancora vivo. Ho vinto io.
*** *** ***
- Questo sistema non funziona.
- Non importa, esci lo stesso.
- Non riconosce gli ostacoli, ti dico.
- Inserisci i sensori di prossimità biologica.
- Con quelli basta un attimo di distrazione e succede un disastro.
- Esci lo stesso, è chiaro?
*** *** ***
Vado fuori. Oggi persino il cielo mi sembra più bello.
Grigio, come sempre. Ma per me è meraviglioso. Mi sento vivo, vitale, e lo sarò per sempre.
*** *** ***
- Giovanni, io rientro.
- Perché?
- Ti ho detto che non funziona niente.
- Finisci il giro poi rientra.
- E' troppo pericoloso.
- Finisci il giro, e poi rientra.
*** *** ***
Quel tipo saltellava. La gente lo guardava stupita. Strano, un settantenne che saltella felice per la strada. Salutava tutti. Sorrideva a tutti.
Poi attraversò la strada senza aspettare il segnale. Il tram non frenò. Un rumore sordo. 
La gente si mise a gridare. Alcuni bambini piangevano.
*** *** ***
- Giovanni, sono io.
- Cosa c'è ancora? 
- E' successo un casino.
- Ti ho detto di finire il giro, e poi rientri, chiaro?
- Ho investito un tipo. L'ho schiacciato sotto il cuscinetto magnetico. E' ridotto a pezzi. E' morto.
*** *** ***
http://ieet.org/index.php/IEET/more/pelletier20130122
(* per il testo completo, qualora il link decadesse col tempo, e prima che i link sul web diventino immortali).

W.B.

(*)
Indefinite lifespan possible in 20 years, expert predicts

New Google hire and renowned futurist Ray Kurzweil sums up how technologies might play out over the next two decades with this claim: “If you remain in good health for 20 more years, you may never die.”
Kurzweil looks at today's trends to piece together a convincing picture of what science hopes to accomplish in the future. He believes we will eliminate most disease, pain, and forgetfulness. "If you live well for the next 20 years," he says, "you may be able to live in perfect health for as long as you wish."
Although accidents, crime, and other forms of violence, may still cause death in this future time, nobody will die from heart problems, cancer, diabetes, or most of the other age-related diseases.
This future is not surprising considering the current speed of medical innovations. It seems just about every week, we hear researchers make fresh discoveries, or begin clinical trials for a new therapy; and over the next 20 years, experts say, healthcare breakthroughs will occur at even faster rates than today.
In a recent Technology Review interview, Harvard genetics professor George Church forecasts a bright future for regenerative medicine using stem cells. Involved in the Personal Genome Project, a massive effort to sequence the genes of 100,000 people, Church sees an increase in doctors using induced pluripotent stem cells (IPS) to create replacement organs and tissues between now and 2030.
These wonder cells could one day regenerate nearly every part of the human body, Church says. At first, the process will be used to make sick patients well, but it will soon become clear that people, who enjoy good health, will want these procedures to enhance and strengthen their already healthy bodies.
Nanomedicine author Robert Freitas talks to Ray Kurzweil in this video interview about developing tiny nanorobots that can roam through our bodies, repairing cell damage. "The hard part is building the first one", Freitas says; "although the progress may seem slow, nanorobots will one day become reality."
Freitas compares nanomedicine development to the computer industry. It took 60 years of market-driven research to bring computers to their present state with today's 'smart' cell-phones, laptops and tablets; and we will see a similar, but more rapid progression with medical nanorobots.
"This revolutionary nanoscience," Freitas says, "is in beginning stages of producing bio robots now. Next will be hybrid robots built from engineered structural DNA, synthetic proteins, and other non-biological materials. Finally, by early 2030s or before, researchers will produce completely artificial devices: nanorobots capable of protecting every cell in the body from disease, injury; and even aging."
If we define disease as something gone wrong with an otherwise healthy body, Freitas adds, then aging; and indeed, 'natural death' are diseases, which occur when the body's cellular structure cannot repair damages. Nanomedicine will not only allow us to repair these damages, but we can undo damage already inflicted. This means that the young can remain young and the old will become young.
In just 20 years, seniors and 'boomers might look in the mirror wondering, "Who is that gorgeous creature?" Their reflection would reveal a perfectly-shaped body with natural hair color, wrinkle-free skin, and real teeth. By mid-to-late-2030s, people will remain healthy indefinitely, enjoying a futuristic lifestyle with driverless cars, household robots, and vacations to Moon, Mars and other exotic locations in space.
Even though our lives will improve immensely, extending human lifespans beyond what some consider 'natural' may evoke controversy. Religions hold that death is inevitable; that living a good life sends believers to an afterlife paradise, and memories of lost loved ones live on in the hearts of descendents.
Nevertheless, experts believe this controversy will not stop efforts to extend health and increase human lifespan. Demand from citizens who believe they deserve improved health and longer, happier lives, will drive this future forward; and it could become reality in time to benefit most people alive today.
Will abilities to extend life progress like this? Stem cell advances, genetic breakthroughs, and nanotech discoveries are occurring almost daily. Humanity's dream of immortality could be just around the corner!".

lunedì 28 gennaio 2013

Fai con quello che hai


Doppiovubi ha fatto un sogno strano. Non si ricorda la trama, però si ricorda l'idea che ne emergeva.
Era un'idea che lo faceva stare bene.
Per certo non è un'idea "adatta" ai tempi in cui viviamo.
E' un'idea che a che fare con la quantità.
*** *** ***
Accontentarsi, più o meno l'idea sarebbe questa.
In particolare, Doppiovubi si è svegliato con questa precisa frase che gli ronzava in mente: fare con quello che si ha.

Nel sogno Doppiovubi faceva con quello che aveva. E stava bene.
*** *** ***
Accontentarsi è parola nata nel Medioevo, non a caso, forse. Prima c'era solo l'espressione contentus, che non significa solo contenere in sé, ma anche contenersi. Nel XIII sec., poi, è stato aggiunta la preposizione ad, che indica la direzionalità verso l'altro da sé. L'animo che si contiene, e contiene in sé ciò che ha.
*** *** ***
Oggi accontentarsi ha un significato negativo. Chi si accontenta è un perdente, un fallito, uno che non va da nessuna parte. Abbiamo l'idolo della crescita, e la crescita, per definizione, significa non accontentarsi mai.
Certo qualche lettore obietterà, Se l'uomo si fosse accontentato, avremmo ancora la lampada a petrolio, e tu Doppiovubi non potresti scrivere sul tuo blog. Sembrerà paradossale, ma l'evoluzione si ottiene soltanto accontentandosi.  
Cambiare, e migliorare, significa avere un rapporto armonico con il contesto. Focalizzarsi sul presente. Benjamin Franklin si accontentava, era soddisfatto di quello che aveva. E proprio per questo motivo riuscì a trovare nuovi percorsi creativi. Sergio Marchionne, invece, con la sua partecipazione nel board di Philip Morris e di UBS, riesce al più a far nascere una Freemont.
Gli inventori, quelli veri, quelli che contribuiscono all'evoluzione dell'umanità, hanno di fronte a sé il faro della qualità, non quello, ben diverso, dell'accumulo.
*** *** ***
E a volte quello che si ha, come ha capito l'orco in Shrek Forever After, ha un valore inestimabile.
Sempre che uno se ne accorga.

W.B.




venerdì 25 gennaio 2013

Plic

Il mio viaggio è ancora lungo. Arrivo da lontano. Sul mio percorso incontro vari ostacoli, ma li supero tutti.
*** *** ***
Doppiovubi camminava a testa bassa. Evitava le pozzanghere con cura, per non sporcare le scarpe nuove. Ripensava a un'intervista che aveva letto sul Corriere della Sera a Jeffery Deaver, scrittore americano di romanzi thriller, intervista che si intitolava - più o meno - "riscrivo i miei romanzi cinquanta volte".
*** *** ***
Sono freddo, lo so, ma dipende dalla mia storia. Tutti lo sarebbero, al mio posto. Il mio destino è segnato. Mano a mano che procedo, divento sempre più sporco. Il mio destino è segnato.
*** *** ***
Aveva smesso di piovere da poco, ed evitare le pozzanghere non era facile. Accidenti, si era detto Doppiovubi dopo essersi imbattuto nel titolo, addirittura cinquanta volte, e così si era letto l'intervista intera. Ne era uscita una figura di Jeffery Deaver quasi leggendaria.
*** *** *** 
Non mi manca molto, quasi vedo la fine della mia strada. Tra poco dovrò affrontare il momento decisivo, il grande salto nel vuoto.
*** *** ***
Doppiovubi aveva i piedi freddi, oltre ad avere le scarpe nuove, e si augurava che non piovesse più. Pensava, camminando, che Deaver dovesse essere un cesellatore di prim'ordine, essendo uno che lavora mesi e mesi soltanto sulla struttura del romanzo, e soltanto quando questa è perfetta ci scrive dentro il contenuto.
*** *** ***
E' là, lo vedo, a cinquanta metri da me, non di più. Ora mi fermerò, crescerò, mi riempirò di forza e poi farò il grande salto nel vuoto, e il mio destino sarà compiuto. Non fallirò.
*** *** *** 
Doppiovubi era soddisfatto, perché gli mancavano soltanto cinquanta metri per arrivare alla sua destinazione, e aveva le scarpe quasi intonse. Nella borsa portava un libro di Deaver, che aveva preso a prestito in biblioteca. La strada delle croci. Tra poco si sarebbe letto con avidità il maestro del thriller.

*** *** ***
Ci siamo. Mi lascio andare. Lascerò che la forza di gravità faccia il resto. Colpirò il mio obiettivo. Non gli lascerò scampo. Non mi ha visto, non mi può sfuggire.
*** *** *** 
Doppiovubi aprì la borsa, fermo davanti al portone, per estrarre la chiave. Era soddisfatto per aver tenuto asciutte le sue belle scarpe nuove. Stava per infilare la chiave nella toppa, e aveva il collo piegato all'ingiù. Il collo era senza protezione. Doppiovubi era distratto e inerme. E vulnerabile.
E proprio in quel momento accadde. 
Un gocciolone gigante, sporco e ghiacciato, cadde da un balcone soprastante e si infilò esattamente nel ristretto spazio tra il collo e il colletto della camicia, scivolando fin sul fondo della schiena di Doppiovubi.

W.B.

giovedì 24 gennaio 2013

Il Ministro Doppiovubi

Doppiovubi ha sognato di essere Ministro dell'Economia.
Il Premier non era nessuno di noto. Doppiovubi era al suo fianco, alla sua prima uscita pubblica. Il Nostro indossava il suo vestito migliore e sedeva a un tavolo di una sala-riunioni. Tutto intorno giornalisti internazionali, pronti a fare domande.
Doppiovubi si rese conto che tutti parlavano inglese. Il Premier rispondeva in scioltezza. Doppiovubi temeva che lo interpellassero. Si limitava ad annuire quando parlava il Premier e tra sé e sé pregava sommessamente Fai che non mi facciano domande fai che non mi facciano domande.
La riunione terminò e nessun giornalista fece domande a Doppiovubi.
*** *** ***
Ma il sogno continua. La scena si trasferisce all'interno di una carrozza della metropolitana di una città imprecisata (non Milano, Doppiovubi lo deduce dal fatto che il vagone era pulito). Doppiovubi è sempre Ministro dell'Economia, ma stavolta è solo, senza Premier.
Il vagone è colmo di giornalisti. Questa volta non possono non fare domande a Doppiovubi. C'è solo lui, più una incaricata della Presidenza del Consiglio, una stagista siciliana cattivissima, chiaramente con la missione di riferire al Premier della performance di Doppiovubi. La carrozza è in movimento.
Tutti ondeggiano e Doppiovubi aspetta la prima domanda con ansia.
*** *** ***
Il primo - e, come vedremo, unico - a far la domanda fu un giornalista indiano, il quale si avvalse di un supporto multimediale, una specie di iPad ma di un formato inesistente, su cui scorreva una frase celebre di un letterato italiano del 1508 - che giustamente Doppiovubi non aveva mai sentito nominare ma che tutti i giornalisti internazionali conoscevano perfettamente. Ovviamente tutto era in inglese, anche la frase del letterato italiano del 1508. Doppiovubi nel sogno si accorse della stranezza, ma lasciò stare, cercò di capire il significato prima in italiano, e poi il senso della frase. La traduzione restituì a Doppiovubi una comprensione del 60%, mentre il discernimento del senso della frase, per Doppiovubi, si avvicinava allo zero%.
*** *** ***
Il giornalista indiano lesse la frase, fece un commento che Doppiovubi non capì, e poi formulò una domanda che Doppiovubi si sforzò di interpretare. Più o meno voleva dire Ministro Doppiovubi, come applicherebbe la frase del 1508 alla situazione economica italiana attuale? Tutti i giornalisti si guardavano e annuivano e aspettavano la risposta di Doppiovubi. La stagista siciliana fissò Doppiovubi e tra i due si stabilì un'intesa tacita, perché lei con lo sguardo gli comunicò So benissimo che non sei nessuno, sei fottuto, sarai smascherato e dirò tutto al Presidente, tu finisci male, e Doppiovubi la guardava rispondendole Ti prego abbi pietà di me cerca di capire la situazione drammatica in cui mi trovo.
*** *** *** 
Doppiovubi prese il microfono in mano, si alzò in piedi ondeggiando - la metropolitana era sempre in movimento - e notò che tutti i giornalisti avevano un auricolare. Pensò Servirà pure a qualcosa, significa che da qualche parte c'è un gruppo di traduttori nascosti, e disse Signori, data la particolare difficoltà della domanda, e data la sua importanza, risponderò in italiano, e poi aspettò speranzoso la loro reazione. La stagista siciliana lo fulminò con lo sguardo.
*** *** ***
Fortunatamente i giornalisti non obiettarono e si prepararono ad ascoltare la traduzione, fissando un punto nel vuoto come tutti quelli che ascoltano una traduzione nell'auricolare.
Doppiovubi prese una specie di iPad, diverso da quello dell'indiano ma parimenti inesistente, e cominciò a scorrere con le dita la frase del 1508, nella speranza che - rileggendola - ci potesse capire qualcosa di più. Ecco, dunque, questa importante frase che abbiamo visto e sentito - prendeva tempo e intanto disperatamente scorreva il testo con le dita, ma il testo o andava troppo veloce, o si bloccava, oppure usciva dallo schermo a destra e a sinistra - ecco, questa frase...
Doppiovubi era disperato.
*** *** ***
Poi Doppiovubi ebbe un colpo di genio. Disse:
Ma perché dobbiamo fossilizzarci sul passato? Certamente, il pensiero dei geni dei secoli andati ci può essere d'aiuto, ma io penso che la società attuale, con i suoi problemi concreti, debba essere al centro dell'attenzione di noi politici - e qui Doppiovubi prese confidenza con l'uditorio, si rinfrancò e cominciò a passeggiare avanti e indietro per il vagone e addirittura si infilò una mano in tasca - guardate per esempio questa metropolitana in cui stiamo viaggiando, certo è buona, ma si può migliorare.
Doppiovubi era rinfrancato e rilanciato.
La faccia della stagista siciliana assunse un color grigio-topo.
*** *** ***
Doppiovubi parlò casinianamente del nulla per un buon dieci minuti. Non lo sentivano soltanto i giornalisti, ma tutto il treno, composto di viaggiatori normali, perché il microfono era collegato all'interfono.
I giornalisti ascoltavano, alcuni prendevano appunti, molti erano annoiati. Però, tutto sommato, pensò Doppiovubi, se la stava cavando abbastanza bene.
Quando ormai Doppiovubi pensava di avercela fatta, accadde il disastro.
*** *** ***
Un gruppo di donnette, con borse della spesa e facce chiaramente insulse, si avvicinò a Doppiovubi proprio mentre stava parlando e a voce volgarmente alta le maledette protestarono Adesso basta, stia zitto, ha proprio rotto i coglioni, eh? Non se ne può più! (*).
Queste parole finirono nel microfono e nell'interfono ed evidentemente furono tradotte dagli interpreti nascosti, perché i giornalisti risero saporitamente, e Doppiovubi implorò piano alle beghine Vi prego, no, basta, così mi rovinate, sshh, no, vi prego, ma le donnette vocianti come tante papere si pompavano osmoticamente a vicenda e si ringalluzzivano e starnazzavano il loro malcontento contro quel disturbatore col microfono e la mano in tasca.
La carriera politica di Doppiovubi era terminata, stroncata sul nascere.
La stagista siciliana socchiuse gli occhi, come un gatto che ha appena mangiato un bel pesce e sta per addormentarsi, e sorrise con perfida soddisfazione.

W.B.    
 
(*) Tutti sanno che il blog di Doppiovubi non riporta termini scurrili; in questo caso però la parola "coglioni" è stata pronunciata nel sogno, e Doppiovubi si è limitato a esercitare un diritto di cronaca.


mercoledì 23 gennaio 2013

Cave canem

Se si va avanti così, prima o poi ci sarà qualcuno che si inventerà l'ozonoterapia per i cani.
*** *** ***
Qualche tempo fa, ospite in casa di una signora - che per rispetto della privacy chiameremo Tizia -, a Doppiovubi è cascato l'occhio su una  strana scatolina.
Il Nostro ha atteso che Tizia fosse in un'altra stanza, e lestamente e di soppiatto ha fotografato l'oggetto.
Eccolo:




Da notarsi la dicitura "30 capsule birillo". Mai viste per gli umani - nemmeno per i bambini degli umani - le "capsule birillo".
Tizia ha un cane di media-grossa taglia, recuperato al canile qualche anno fa. Questo cane (cagna, in realtà) è completamente matto, pare perché prima dell'abbandono qualcuno gli sparò in pancia col fucile a pallini. Secondo Doppiovubi, che conosce abbastanza bene quel cane, era matto anche prima della sparatoria (e forse la follia fu la causa della fucilata, e non l'effetto), comunque si tratta di una mera congettura.
Il cane di Tizia ha devastato la casa di Tizia, un pezzo alla volta. Quando veniva lasciato solo, il cane mangiava tutto quello che trovava. Avendo denti lunghi come coltelli, ha fatto fuori occhiali, l'intero divano - riducendolo con polistirolo e legno a vista -, porta blindata, telefoni, DVD, libri etc etc. Tutto quello che capitava a tiro.
Tizia, esasperata, aveva tre alternative. O dar via a sua volta il cane, o rassegnarsi alla devastazione, o sparare anche lei al cane. Tizia, con un colpo a sorpresa, ha scelto una quarta alternativa.
Lo psicologo canino.
Doppiovubi non pensava che esistessero gli psicologi dei cani. Doppiovubi ha sempre immaginato uno che va dallo psicologo e lo psicologo gli fa delle domande, e lui risponde, e così via, fino a quando, dopo qualche anno, finalmente il paziente finisce i soldi e smette di andare dallo psicologo a rispondere alle domande.
*** *** ***
- Così, bravo, seduto.
- Bau.
- Stai tranquillo, dài. Così.
- Bau.
- Parlami della storia della fucilata.
- Grrr.
- No, no, tranquillo. Va bene. Parliamo della tua mamma.
- Grrr.
- Ok, ok. Qual è la tua pappa preferita?
- Bau.
- Ti piace correre dietro a una palla da tennis?
- Bau bau.
- Chi ti ha sparato?
*** *** ***
Eppure è vero. Doppiovubi, fino a qualche tempo fa, aveva sotto mano addirittura la diagnosi scritta dalla psicologa canina (più pagine contenenti anche la terapia farmacologica; sì, avete letto bene, gli psicofarmaci per i cani). Purtroppo Doppiovubi non ebbe la prontezza di fotografare quelle pagine, altrimenti le avrebbe postate (cancellando il nome del cane, sempre per questioni di riservatezza dei dati sensibili). Tizia sgamò Doppiovubi, e opportunamente fece sparire la diagnosi.
*** *** ***
Chiariamo una cosa. Doppiovubi è animalista e vegetariano, dà pure il 5 per 1000 alla LAV, quindi ama tanto tutti gli animali, compresi i cani (peli dei cani esclusi), e se avesse per le mani il fuciliere di quel povero cane, lo evirerebbe (ammesso e non concesso che lo sparatore fosse un uomo).
Quindi non si arrabbino con lui i possessori di cani, il novantacinque per cento dei quali, dopo avere accarezzato benevolmente il proprio amato golden retriever, si siede a tavola tutto contento a gustare la sua saporita bistecchina di vitello, così morbida che si scioglie in bocca.
Quindi, Doppiovubi ama i cani, ma est modus in rebus.
*** *** ***


L'ozonoterapia, appunto.

W.B.


martedì 22 gennaio 2013

Il Cavaliere oscuro resta lì dov'è

Hanno detto a Doppiovubi, Togli l'immagine di Batman dal tuo profilo, Batman non piace.
Piaccia o non piaccia, Doppiovubi rimarrà sempre fedele a Batman, e non lo toglierà (tradirà) mai.
Primo, Batman è il supereroe preferito da Doppiovubi. Doppiovubi gli è affezionato. Sarebbe come dire a un bambino, rinuncia al tuo cartone animato preferito. Non ci provate nemmeno.
Secondo, Batman è un giustiziere (molto più giustiziere degli altri supereroi), e - nonostante la giustizia non sia di questo mondo - Doppiovubi sente fortissima la necessità di pretendere giustizia. Batman veglia sulla sua città, mentre questa dorme. Mica si infila in una cabina telefonica e ne esce vestito da pagliaccio.
Terzo, Batman è un supereroe incompreso dalla gente, come bene è stato reso nell'ottima trilogia di Christopher Nolan. Doppiovubi, come i suoi lettori sanno, si sente fortemente incompreso, e di fatto lo è (e forse forse gli piace esserlo, per cui continuate a non comprenderlo, per favore).
Quarto, Batman - a parte Iron Man, che però è una macchietta ridicola, in confronto - è l'unico supereroe che non ha poteri soprannaturali, ma ce la fa con le sue forze, al massimo con l'ausilio di congegni altamente tecnologici. Rappresenta il simbolo dell'uomo che grazie alla sua forza  di volontà vince, e questo per Doppiovubi è un valore indiscutibile e inestimabile. Mica si trasforma in una palla di fuoco o allunga le braccia per cento metri.
Quinto, Batman ha una personalità complessa e intricati conflitti interiori; sul punto, ovviamente, no comment.
Sesto, le iniziali del milionario che di notte diventa Batman, guarda caso, sono B.W.
Settimo, l'aspetto di Batman è elegantissimo. Non si discute. Niente a che vedere con gentaglia vestita di rosso e blu che spara schifezze collose sui grattacieli.
Ottavo, Batman esiste dal maggio 1939, ha una storia e una tradizione, per cui grande rispetto per Batman, per favore.
Nono e più importante motivo, Batman ha un nemico fortissimo da combattere, il più potente di tutti: se stesso e le sue paure.
Alla fine vince lui.

W.B.

p.s.: decimo, oggi è il compleanno di Doppiovubi, quindi lasciategli dire e fare quello che vuole, ok?


lunedì 21 gennaio 2013

Cose già viste e sentite

"L’eterna clessidra dell’esistenza viene 
sempre di nuovo capovolta e tu con essa..."
[F. Nietzsche]

Nell'antica Roma, più o meno dal V al II secolo a.C. - fatta eccezione per Silla e Cesare - esisteva la figura del dictator.
Il dittatore era nominato ("detto" tale, di qui l'origine della parola) da un uomo solo, il console.
Questa nomina avveniva solamente in casi straordinari, per ovviare a momenti di grave crisi della Repubblica. In teoria, il dittatore doveva avere grandi qualità.
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Come, abbandonato il politeismo, la nascente chiesa cristiana delle origini pensò di sostituire la costellazione di dèi - alla quale il popolo era abituato a credere - con un'altrettanta congerie di santi e beati, dotati di poteri più o meno divini, così - almeno secondo Doppiovubi - fu inventata la figura del dictator per colmare la nostalgia della perdita della abolita figura del monarca, che aveva i suoi vantaggi. Concentrare il potere significava poter governare.
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Il dittatore aveva le sue brave guardie del corpo, i littori - quelli che trasportavano i fasci littori, che servivano per fustigare. La particolarità è che mentre i due consoli avevano ciascuno dodici littori, il dittatore, che sommava i due poteri, coerentemente era accompagnato da ben ventiquattro littori.
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Proprio perché era chiamato a risolvere un periodo di crisi, il dittatore non poteva rimanere in carica per più di sei mesi. 
Dopo basta, però.

W.B.
 
 
 

venerdì 18 gennaio 2013

Cogito, ergo sum

Il pensiero successivo
è immancabilmente più saggio. 
[Euripide]
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Il compagno G. ha detto a Doppiovubi, Se scrivi un post che supera le venti righe ti leggerà solo chi ti ama di già, tutti gli altri no. Doppiovubi prova ad obbedire al guru (*) del marketing.
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Potremmo discutere sul tema Gli animali hanno un'anima - e la discussione potrebbe andare avanti all'infinito, anche perché secondo alcuni forse non c'è l'ha nemmeno l'uomo - ma c'è una facoltà che per certo differenzia l'uomo dall'animale, ed è il pensiero raziocinante.
Viviamo in un'epoca in cui l'azione è considerata un valore supremo. Fare, muoversi, inter-agire con il contesto a livello fisico.
Modificare la realtà dal punto di vista materiale.
Tutto questo è molto apprezzato.
Doppiovubi ritiene invece che un Essere umano dovrebbe far uso, per il novanta per cento del suo tempo, del pensiero raziocinante. Raccogliere informazioni, elaborare, prevedere. Una volta completato un ragionamento in tutti i suoi aspetti, allora, e solo allora, si dovrebbe passare all'azione con forza ed efficacia, senza sbagliare.
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Si narra che l'inventore  e scienziato Nikola Tesla progettasse le sue macchine, in tutti i dettagli, soltanto nell'immaginazione, e che, una volta completate col pensiero, addirittura ne testasse il funzionamento nella mente.
Ventuno righe, più o meno.

W.B.

(*) Non tutti sanno che guru deriva dal sanscrito "gu", che significa "oscurità", e "ru", che significa "disperdere". Il guru disperde l'oscurità e consente alla luce di emergere.

giovedì 17 gennaio 2013

Benvenuta Sinistra

Quando Doppiovubi parla di politica - in realtà quando parla dei politicanti - le statistiche degli accessi al suo blog letteralmente crollano, il che significa che i lettori non sono molto, per usare un eufemismo, interessati.
Tuttavia, visto che ormai Doppiovubi ha cominciato l'analisi delle campagne elettorali visive, gli tocca proseguire.
Sono usciti anche i manifesti di Nicola "Nichi" Vendola, classe 1958.
Ecco quello più rappresentativo:










Qualche osservazione preliminare.
In primo luogo si tratta di un chiaro fotomontaggio. La fotografia sullo sfondo ha un fuoco completamente diverso. La folla è vestita leggera (si nota un uomo barbuto con maglietta grigia alla destra - sinistra per lui - di Nichi) mentre Nicola, particolarmente pallido, indossa un giubbotto cerato. La folla sembra seduta in quello che potrebbe essere un teatro, e sempre per questioni di temperatura, Nichi non è in un ambiente chiuso, ma all'aperto e al freddo. La folla guarda in una direzione, Nichi nella direzione opposta. In breve, Nicola è stato appiccicato sulla foto di una folla. Era così difficile trovare una fotografia non da rimaneggiare.
In secondo luogo, Nichi applaude.
Le domande potrebbero essere: chi, e perché.
In genere l'oggetto dell'applauso è davanti al plaudente, non dietro.
Ora, abbiamo appena detto che Nicola ha la folla - ossia, metaforicamente, la massa, il popolo - alle sue spalle, non davanti a sé. E se non sta applaudendo il popolo, chi applaude, allora? Nichi sta guardando qualcosa (peraltro guarda l'orizzonte, e qualcuno forse ricorderà le opinioni di Doppiovubi sul punto), ma cosa e dove?
A prescindere dal fatto che abbiamo dato per scontato che Nicola stia applaudendo, ma si sa che la fotografia è statica, vediamo solo due mani che combaciano, ma non è detto che si tratti di un applauso. Magari si sta solo fregando le mani (il che, elettoralmente, non è un buon segno) o forse ha freddo (come parrebbe guardando giaccone e sciarpa).
Si potrebbe ipotizzare che stia guardando la scritta, e quindi stia applaudendo alla Sinistra, come in quei cartoni animati dove compaiono gli umani insieme ai personaggi disegnati tipo Jessica Rabbit, per cui l'attore umano, recitando, è costretto a immaginarsi un interlocutore inesistente che verrà poi appiccicato in post-produzione. Qui a Nichi potrebbe essere stato detto dal fotografo, Nichi, Nichi, ok, ascolta Nichi, guarda in alto a destra e applaudi, che poi ci appicchiamo la scritta Sinistra, così, così va bene, abbiamo quasi finito. Abbastanza improbabile, anche perché Nichi guarda ancora più in alto della scritta, e allora i casi sono due, o l'ipotesi è errata, o in post-produzione non sanno usare Photoshop, il che sarebbe gravissimo.  Tra l'altro sotto la "ta" di benvenuta c'è una luce quadrata azzurrina che non si capisce da dove salti fuori, potrebbe essere un poltergeist.
Quindi il mistero rimane.
L'altra domanda - perché stia applaudendo - è un mistero di pari grado. Considerato che non sappiamo chi stia applaudendo, diventa difficile anche scoprirne la motivazione.
E qui non possiamo non riferirci allo slogan, cioè al grido di battaglia (benvenuta sinistra non è proprio un grido di battaglia, però questo abbiamo). 
"Benvenuto" è un saluto, un'aggettivazione che si rivolge a qualcuno o a qualcosa che arriva, e in genere chi esclama "benvenuto!" è il padrone di casa all'ospite (famosi sono gli zerbini con la scritta welcome). Chi dice "benvenuto" non è chi sta arrivando, bensì chi accoglie chi sta arrivando.
Ora, chi sta dicendo "benvenuta Sinistra"? Se lo sta dicendo Vendola, significa che Vendola non è la Sinistra, il che sarebbe suicida e terribile. Se non è Vendola a dirlo, chi è? Il Partito Democratico, forse, che dice "benvenuta" alla sinistra nel suo seno?
Se così fosse, lo slogan di SEL sarebbe un'affermazione altrui, e denoterebbe una sorta di sudditanza che dovrebbe essere estranea all'orgoglio di quella che dovrebbe essere la sinistra. Peraltro PIM ha fatto notare che poche ore fa Vendola a Piazzapulita con candore non si è dimostrato sfavorevole alle dismissioni immobiliari da parte dello Stato, il che è agli antipodi rispetto a un certo pensiero che dovrebbe in teoria appartenere a SEL (è vero che SEL non è il PRC, e anzi Vendola a suo tempo ha preso le distanze proprio dal PRC, però c'è un humus comune al quale non si può rinunciare, altrimenti che "sinistra" è). Ma andiamo avanti.
L'interpretazione del manifesto sta diventando inquietante. Quella che sembrava una banale fotografia rivela insospettabili interpretazioni (*).
Poniamo - per tornare al cosiddetto applauso, ammesso che sia tale - che Vendola non stia plaudendo alla folla - che in effetti si trova alle sue spalle in posizione poco consona - non sarà che Vendola sta applaudendo all'esclamazione di benvenuto, formulata all'indirizzo della Sinistra?
Se così fosse, il messaggio sotteso al manifesto sarebbe più o meno questo:
il Partito Democratico ha accolto SEL, le dà il benvenuto nel suo alveo e Vendola plaude a tale scelta.
Ciò ha molto poco di elettorale. In teoria il manifesto (non Il Manifesto, che ha ben altra dignità) dovrebbe avere la funzione di comunicare un'idea-forza del Partito, e invogliare al voto. Qui si starebbe soltanto esprimendo un'adesione a un'idea di coalizione dove il pesce grosso acconsente a tenere il pesce piccolo nella sua ampia bocca senza mangiarlo (finché fame non sopravvenga).
Non c'è entusiasmo, non c'è incitamento. Non c'è Sinistra, in questo manifesto. Altro che benvenuta. 
*** *** ***
Si son già viste alcune vere , o fedi , in bella mostra nelle foto di vari candidati.
Vendola, per motivi ovvi, non può mostrare alcuna fede.
Nel suo piccolo, espone l'orecchino.
Almeno l'orecchio su cui è appuntato, quello sì, è di sinistra.

W.B.

(*) Alla conferenza stampa di presentazione dei manifesti Vendola ha così spiegato il concetto di "benvenuto": "Benvenuto cioè a quel soggetto politico che ha a che fare con la qualità della vita e dei diritti". E' evidente che questa tautologica spiegazione non spiega nulla; il manifesto dovrebbe essere compreso senza interpretazioni non ricomprese nel messaggio stesso. E' al cittadino che cammina per strada che occorre riferirsi, e quindi al messaggio oggettivo che emerge dal manifesto.