lunedì 7 gennaio 2019

Nullen sind der Auszug.

"Fratello… Io ho visto gli uomini, le loro preoccupazioni da api e i loro enormi progetti… i loro piani divini e i loro affari da topi, la loro strana e meravigliosa corsa alla felicità; uno si affida allo slancio del suo destriero, un altro al fiuto del suo asino, un terzo alle sue stesse gambe. Questa multiforme lotteria della vita nella quale alcuni puntano la loro innocenza e il cielo stesso per acchiappare il numero vincente… Ma vengono estratti degli zeri… e alla fine di numeri vincenti non ce ne sono. È una commedia, fratello, che ti fa uscire le lacrime dagli occhi mentre ti fa venir voglia di ridere."

Friedrich Schiller, I Masnadieri

mercoledì 28 novembre 2018

Preparatevi all'impatto

Doppiovubi è sempre stato dell’opinione che questo fosse il peggiore dei mondi possibili ma improvvisamente qualche ora fa è stato come folgorato dall’idea per cui in realtà paradossalmente questo potrebbe addirittura essere il migliore dei mondi possibili in quanto mentre diciamo negli anni sessanta il rapporto tra sforzo profuso e risultati ottenuti era di uno a quattro adesso tale rapporto è di uno a un decimo di uno cioè prima seminavi qualcosina e raccoglievi tantissimo adesso semini tantissimo e raccogli niente o quasi e questo potrebbe condurre più facilmente alla benefica consapevolezza da parte degli esseri umani che occorre trovare un altro tavolo da gioco poiché quello terreno è tavolo dove il banco fuor di metafora il serpente vince sempre e il giocatore è destinato a soccombere mentre negli anni sessanta di cui all’esempio potevi passare un’intera esistenza pensando di avere vinto quanto sono stato bravo sono il migliore che bello che bello e poi sbattere il naso contro un muro di consapevolezza fatto di cemento armato quando esalavi l’ultimo respiro ma ormai era troppo tardi ciononostante poco dopo essere stato folgorato da questa grande idea Doppiovubi ha fatto mente locale sul fatto che gli esseri umani di cui sopra anziché ascoltare con attenzione il concerto numero venti k 466 del Salisburghese che è alla portata di tutti quanto meno dal punto di vista della reperibilità occorrono se sei lento circa sei secondi ascoltano invece con disattenzione federico leonardo lucia e dopo due massimo tre ascolti del Salisburghese dicono che palle e tornano al tatuato allora tanto valgono gli anni sessanta quanto il 2018 tutti i mondi sotto il profilo della consapevolezza del supremum exitum e della sua valenza sull’interpretazione del percorso vitale terreno tutti i mondi dicevo alla fin fine sono uguali dunque preparatevi prima o dopo a sbattere il naso perché l’impatto farà molto male e non c’è niente ma proprio niente beninteso su questo tavolo di gioco che vi salverà.

W.B.

venerdì 26 ottobre 2018

#Iostocongattuso


Doppiovubi è rimasto l'unico al mondo (oltre a -forse- Gattuso e -forse- alla moglie di Gattuso), a difendere Gattuso.
Doppiovubi difende Gattuso non perché il Milan giochi bene (il Milan, infatti, gioca male), nè perché il Milan col tempo giocherà bene (il Milan, infatti, non giocherà mai bene).
Doppiovubi difende Ringhio, perché Ringhio rappresenta un'Idea, un Simbolo, di qualcosa che la Orribile Società Moderna ha (quasi) completamente distrutto.
Oggi, nel 2018, conta esclusivamente il risultato, il raggiungimento dell'obiettivo, la vittoria.
In ogni campo, in ogni ambito delle nostre vite, contano soltanto i risultati.  Il target.
Doppiovubi, al contrario, pensa che - in questa vita terrena - l'importante sia combattere, anche (e soprattutto) nella consapevolezza che perderemo la guerra. Doppiovubi dixit, Non si combatte per vincere, si combatte perché è giusto combattere. Il punto è che è facile combattere quando sai che hai qualche possibilità di vincere, seppur remota. E' invece difficile, ed è da uomini veri, salire sul ring già sapendo che perderai, che sei destinato a soccombere, ma comunque ci sali e combatti ugualmente, con tutte le tue forze.
E noi, per definizione, in questa vita terrena perderemo tutti, e perderemo certamente.
Gattuso rappresenta un Sogno, il Sogno dell'uomo che - indipendentemente dalle sue capacità (ed è fuori discussione che Gattuso non sia Guardiola), e quindi dai suoi risultati - lotta come un leone per farcela, e non si arrende e combatte sempre.
Quel Sogno, dicevo, sta irrimediabilmente scomparendo.
L'odierna Società del Risultato premia - appunto - il Risultato, non la Forza che hai messo durante il percorso.
Se perdi, finisci nel tritacarne. Non vali niente.
Se vinci, hai un gran merito. Sei straordinario.
Doppiovubi vuole insegnare ai suoi figli a combattere, non a vincere.
Non importa se il Milan dovesse andare male, ancora peggio di così.
Ci sono valori superiori da difendere.
Salvate il soldato Rino (*).

W.B.

(*) Questo stesso post, in un loop logico, rappresenta esso stesso l'idea della lotta avulsa dal risultato: è evidente che Rino sarà esonerato, o si dimetterà, ma questo post andava scritto 'a prescindere', e bisogna lottare per salvare Ringhio, pur sapendo che egli è certamente destinato a soccombere, come sono destinate a soccombere le idee espresse qui, obsolete e fuori moda.

giovedì 11 ottobre 2018

Senza alcuna vergogna apparente.

Proprio ieri alle 15:49 Doppiovubi bel bello scende per le scale e arriva giusto in tempo (just in time) per vedere questa scena, Un Giovane dei nostri tempi, un supergiovane (cit.), un po’ annoiato e un po’ rincoglionito (ai tempi di Doppiovubi si diceva ‘scazzato’, Doppiovubi non sa se oggi il linguaggio degli influencer ammetta tale lemma), apre la porta di casa (sua?) e riceve un latino-americano che porta sulle spalle lo zaino cubico multicolore con la nota scritta ‘Just Eat’ e che trafelato gli consegna una fetta di pizza (una) dentro la triste e consueta scatolina di cartone e una bottiglia di mezzo litro della consueta acqua Sanbenedetto, e il punto focale della scena è che il Giovane dei nostri tempi si mette a questionare con una certa acredine (ai tempi di Doppiovubi si diceva ‘gli rompe i coglioni’) con il latino-americano perché lui l’aveva ordinata frizzante e non naturale, e il latino-americano non sa cosa rispondergli, mica ha preparato lui l’ordine - ‘ordine’, si chiama, perché c’è chi, per superiorità naturale, dà ordini e c'è chi li esegue - e alla fine il Giovane non ritira l’acqua e il latino-americano se ne va con l’acqua naturale in mano e al volo prende con il vivavoce del cellulare un altro ordine e chiama ‘Zio’ (lemma che resiste pervicacemente a quanto pare almeno all’interno della classe di coloro che devono eseguire gli ordini altrui) il suo Capo, che lo sta spedendo da un’altra parte, cioè presumibilmente a servire gli appetiti di un altro superGiovane. 
Ma la cosa più importante in assoluto, è che, sulla porta, il Giovane dei nostri bei tempi era senza calze, cioè scalzo, ma indossava - senza alcuna vergogna apparente - un paio di ciabatte di pelle nera.

W.B.

venerdì 7 settembre 2018

Waiting for the Death.


Davanti alla finestra di Doppiovubi, al secondo piano, di là dalla strada, c'è un edificio, e dato che ogni tanto Doppiovubi guarda fuori dalla finestra, Doppiovubi vede davanti a sé l'appartamento situato al secondo piano dell'edificio di fronte. Non è voyeurismo, è che si trova davanti a te, dritta in linea d'aria, o chiudi gli occhi o lo vedi.
Orbene questo appartamento è abitato da una coppia di anziani. Lui è molto operoso, attivo, energico. Praticamente è sempre in movimento come una formica. Però si muove soltanto dentro il suo formicaio, che rappresenta tutto il suo mondo. Continua a pulire, lucidare, controllare, spostare, ordinare, pulire, ripulire, ordinare, spostare, lucidare. Si sveglia prestissimo, si veste come se dovesse uscire, è pettinato, sembra pulito, presumo profumato, e poi comincia a muoversi dentro il suo personale formicaio. La sua occupazione preferita è quella di guardare giù in strada. Ogni trenta-quaranta secondi si affaccia alla finestra, e guarda giù. Guarda a destra, guarda a sinistra, controlla, scruta, come se dovesse succedere qualcosa. Come se potesse succedere qualcosa. Ovviamente non succede niente, passa qualche tram, qualche macchina. Persone che camminano. Lui si affaccia, controlla, poi torna dentro. Pulisce, lucida, ordina. Poi si affaccia di nuovo. Così, compulsivamente, tutto il giorno, tutti i giorni. La sua casa, la sua casetta, ha quei metri quadri, da qui non so quanti siano, saranno ottanta, novanta, ma lui li ha organizzati come meglio poteva, il criterio è quello della prevedibilità. Tutto è come era prima, ieri, un anno fa. La conservazione, la ritenzione, il controllo. Mantenere le cose come sono. Sembra che quando si affaccia stia aspettando un attacco nemico al suo piccolo mondo. Come se degli entropici nemici potessero insidiare l'ordine faticosamente costruito negli anni. Nessun nemico, so far, so good. Fin qui siamo salvi, non sta succedendo niente. Superficialmente uno potrebbe pensare che l'affaccio del nostro uomo sia finalizzato alla speranza che ci sia qualcosa di nuovo. In realtà Doppiovubi si è convinto del fatto che l'affaccio nasconde la speranza che non ci sia niente di nuovo. La minaccia, il fronte sud, quello sulla strada, quello dalla strada, deve essere verificata continuamente, per potersi preparare. Niente di nuovo sul fronte meridionale. Torniamo dentro a spolverare e a rimettere le cose a posto. Ovviamente, visto che ogni giorno si verificano migliaia di affacci, il nostro uomo pulisce il davanzale con una frequenza drammatica. Il vetro è assolutamente perfetto. Anche la soglia di marmo sotto la ringhiera è oggetto di continue lucidature. Almeno venti-trenta volte al giorno lo vedi chino a pulire la soglia di marmo, a spolverarla. Poi chiude e tira le tende. Perché le tende devono essere chiuse. Il Nemico non deve vedere cosa succede qui. Dopo un minuto tira la tenda, guarda attraverso il vetro, apre la finestra, si affaccia, guarda giù, a destra e a sinistra, chiude la finestra e torna a pulire e a ordinare. La moglie del nostro uomo rappresenta una specie di sua appendice, lo segue da una stanza all'altra. E' una nanetta molto appesantita ma che si muove agilmente. Anche lei è operosa, ma il comandante è lui, ovviamente. Il comandante di un piccolo esercito, costituito soltanto da due unità, il comandante e la sua soldatessa, ubbidiente e fiduciosa. Lei non si sporge mai. Solo il comandante fa la vedetta. Il nostro piccolo esercito ha acquistato infissi over-the-top, per loro è stata una spesa cruciale, la più importante, essenziale per la loro stessa sopravvivenza. Ovviamente non hanno badato a spese. Sono porte-finestre che si aprono in tutte le direzioni possibili, a metà, oblique, per intero, puoi farci mille combinazioni. Per il nostro esercito è essenziale avere aperture al Nemico funzionali e funzionanti.
Ieri sera verso le ore diciotto è successa una tragedia. Il nostro uomo si avvicina alla tenda, come aveva fatto trenta secondi prima, scosta la tenda, guarda giù, apre la finestra, si affaccia, guarda in strada, a destra e a sinistra, tutto ok, nessuna minaccia, poi richiude la finestra.

La finestra non si chiude.

Il nostro uomo comincia ad agitarsi. Chiama la moglie, la quale accorre immediatamente. Il meccanismo di chiusura della porta-finestra ha un problema. Si muovono freneticamente, come se si trattasse di un'emergenza sanitaria. Lui prova le altre combinazioni di chiusura, prova e riprova, prova ad aprire la parte superiore, no, accidenti, non si chiude bene! Diamine non si chiude, prova a richiudere, prova a chiudere e aprire tutta la porta, non si chiude, dannazione non si chiude. Non si ferma un attimo, bisogna agire rapidamente, non perdere tempo. Guarda in alto, in basso, a destra e a sinistra. Il soldato lo affianca, controlla i cardini, le maniglie, la serratura, guarda il generale. Il soldato è in ansia. Il generale è in ansia soprattutto per la porta, ma anche perché sa che ormai tutto dipende da lui, e il suo soldato è in ansia perché lui è in ansia. L'ansia si moltiplica in loop. Mentre il soldato rimane a guardia della finestra rotta, il generale scompare alla vista. Doppiovubi si chiede, Dove sarà andato. A chiamare d'urgenza il serramentista, forse. Doppiovubi ricorda di aver pensato, Questi due sono capaci di spendere qualsiasi somma pur di far aggiustare subito quella finestra. E poco dopo torna il generale, con una scala sottobraccio. Doppiovubi scuote la testa. Due minuti buoni per decidere con il soldato il piazzamento esatto della scala, e poi Lui sale, a esaminare le parti superiori della finestra, i meccanismi, gli ingranaggi, hai visto mai che toccando qualche leva, qualcosa succede, magari si è incastrato qualcosa, chissà. Il generale sale in cima, Doppiovubi pensa, speriamo che tenga chiusa la finestra. Il Generale tiene la finestra bene aperta, e monta sulla scala, praticamente è sospeso nel vuoto ad armeggiare. Doppiovubi smette di guardare. Morire così, per una porta finestra che non si chiude bene. Almeno perché i marines che sbarcano ti hanno assediato dalla spiaggia, la strada, e sono riusciti a penetrare nel tuo bunker perfettamente spolverato, quella sì che sarebbe stata una morte sensata, ma così no. Il Soldato mette una mano sul ginocchio del Generale, con il chiaro intento di proteggerlo da un'eventuale caduta. Doppiovubi pensa, Scema, è proprio così che gli fai perdere l'equilibrio. Doppiovubi pensa, Come vivrà questa donna gli ultimi anni, con il senso di colpa di aver fatto volare il marito giù dalla finestra toccandogli il ginocchio in modo femminilmente maldestro.
Verso le diciannove il cielo si fa fosco, nuvole nere, qualche goccia, vento. Il Generale è sempre sulla scala, aumenta la sua frenesia, insiste e ripete sempre gli stessi movimenti, come se ripetendo le stesse mosse cambiasse qualcosa. Il Soldato gli tocca il ginocchio e rimane a testa in su, non osa dare consigli. Il Generale deve decidere. Stanno andando avanti a oltranza, come con i rigori.
Doppiovubi li lascia così, chiude le sue tapparelle e se ne va.
Il giorno dopo Doppiovubi guarda dall'altra parte della strada e trova la porta-finestra perfettamente funzionante, parte sotto aperta in diagonale e parte sopra aperta in orizzontale. Il Generale si affaccia, si sporge dalla finestra, controlla la strada, a destra e a sinistra. Tutto bene, non è cambiato niente. 
Poi torna dentro, a spolverare. O forse a scrivere un post su quel cinquantenne che, di là dalla strada, fa sempre le stesse cose.

W.B.

venerdì 31 agosto 2018

I'm sorry.

Di recente, nella casa di un amico di Doppiovubi, che Doppiovubi non smetterà mai di ringraziare, Doppiovubi ha potuto osservare un quadro, sul quale era dipinta a caratteri cubitali la seguente frase:

"If you don't believe it or don't get it, I don't have time to try to convince you, I'm sorry ".

Doppiovubi è rimasto molto tempo a osservare quella frase. 
Ha meditato su di essa. Ci ha pensato molto, e ci sta pensando ancora.

Estrapolata dal suo specifico contesto, la frase ci insegna un principio generale.

*

Dopo cinquanta anni di vita, Doppiovubi ha capito una cosa, in forma assiomatica:

'Le masse hanno sempre torto'.

Di questo assioma (che non soffre eccezioni) abbiamo conferme quotidiane. Di recente, l'amico S. ha fatto notare che Chiara Ferragni ha 14 milioni di follower. Le masse hanno sempre torto.

La verità è riservata a pochi.

*

Ora, la domanda da porsi è:  

visto che il tempo è una risorsa limitata, e visto che le masse per definizione sbagliano, chi ha intuito un brandello di verità deve usare il tempo che gli rimane per convincere le masse?

I'm sorry.

W.B. 

 
 

 

sabato 4 agosto 2018

Questo è il Problema.

Certamente non vi siete accorti di un fatto semplice.
Ormai le nostre vite, tutte le nostre vite, hanno assunto un esclusivo significato.
Risolvere problemi.
Gli esseri umani, ormai da qualche secolo, e ogni anno sempre di più, interpretano la vita come un luogo dove si risolvono problemi.  Niente di più, e niente di meno.

Trascorriamo tutta la nostra giornata a escogitare sistemi intelligenti (sempre più ‘intelligenti’ e sofisticati) per risolvere problemi.

C’è il problema economico, il problema di salute, il problema psicologico, il problema relazionale. 

L’altro giorno, in un banale spot, il venditore diceva : “con il nostro prodotto, avrete risolto per sempre il problema della macchina per il caffé”, come se, appunto, la macchina per il caffé rappresentasse un ‘problema’. Assurdo.

Karl Popper, uno che vendeva teorie, diceva ‘tutta la vita è risolvere problemi’. Altrettanto assurdo.

E allora, cerchi di sistemare qui, cerchi di sistemare là. Da qualsiasi parte ti giri, trovi qualcosa che ‘non va’. C’è sempre qualcosa da ‘mettere a posto’. Il motivo è presto detto: esiste in natura una legge - che Einstein, mica uno sprovveduto, definì come la legge più importante - che sancisce che tutto va nella direzione del disordine. 
Contro una legge umana si può andare, contro una legge naturale, no, mai.
Dopo che una casellina è andata a posto, cerchi di rilassarti, cerchi finalmente di riposarti. Ma poco dopo, con gli occhi sbarrati, ti accorgi che c’è quell’altra casellina da sistemare, e poi quell’altra, e poi l’altra ancora. 
Non ti puoi fermare, devi tornare 'operativo', devi darti da fare. Chi si ferma è perduto.

Tutto questo è terribile. Un Incubo.

Alla fine stiamo cercando di risolvere un immenso Cubo di Rubik, che però, a differenza di quello piccolo, non ha soluzione. Sistemi una faccia, hai messo vicini tutti i blu, ma nel far questo hai scompaginato tutti i gialli. La soluzione definitiva, al Cubo di Rubik della vita, non esiste. 
Mi sovviene il film - scioccante - ‘The Cube’.

Che fare? 

Dovremmo dedicare la maggior parte del nostro tempo a cercare di comprendere il reale significato dell’esistenza umana. A cercare di capire che cosa siamo qui - nel (più o meno) breve tempo che ci è concesso qui - a fare. Essere, to be.

Credo che sia più importante studiare il Sistema, che non muoversi freneticamente, inconsapevolmente, macchinalmente, vanamente, in ultima analisi stupidamente, dentro il Sistema.

Questo è il Problema. Muoversi dentro il Sistema equivale a non essere, non esistere. Not to be.

Se invece non siete della mia stessa opinione - e di certo non potete essere della mia stessa opinione -, se siete delle persone concrete, tornate pure a risolvere i vostri problemi, e dateci dentro, con la massima energia, un’ottima gestione del tempo, autostima a mille, sempre attenzione al fisico e a una vita salutare, senso di responsabilità, entusiasmo e ottimismo al top. Il futuro è straordinario, ready ?

In bocca al lupo.

W.B.