sabato 4 agosto 2018

Questo è il Problema.

Certamente non vi siete accorti di un fatto semplice.
Ormai le nostre vite, tutte le nostre vite, hanno assunto un esclusivo significato.
Risolvere problemi.
Gli esseri umani, ormai da qualche secolo, e ogni anno sempre di più, interpretano la vita come un luogo dove si risolvono problemi.  Niente di più, e niente di meno.

Trascorriamo tutta la nostra giornata a escogitare sistemi intelligenti (sempre più ‘intelligenti’ e sofisticati) per risolvere problemi.

C’è il problema economico, il problema di salute, il problema psicologico, il problema relazionale. 

L’altro giorno, in un banale spot, il venditore diceva : “con il nostro prodotto, avrete risolto per sempre il problema della macchina per il caffé”, come se, appunto, la macchina per il caffé rappresentasse un ‘problema’. Assurdo.

Karl Popper, uno che vendeva teorie, diceva ‘tutta la vita è risolvere problemi’. Altrettanto assurdo.

E allora, cerchi di sistemare qui, cerchi di sistemare là. Da qualsiasi parte ti giri, trovi qualcosa che ‘non va’. C’è sempre qualcosa da ‘mettere a posto’. Il motivo è presto detto: esiste in natura una legge - che Einstein, mica uno sprovveduto, definì come la legge più importante - che sancisce che tutto va nella direzione del disordine. 
Contro una legge umana si può andare, contro una legge naturale, no, mai.
Dopo che una casellina è andata a posto, cerchi di rilassarti, cerchi finalmente di riposarti. Ma poco dopo, con gli occhi sbarrati, ti accorgi che c’è quell’altra casellina da sistemare, e poi quell’altra, e poi l’altra ancora. 
Non ti puoi fermare, devi tornare 'operativo', devi darti da fare. Chi si ferma è perduto.

Tutto questo è terribile. Un Incubo.

Alla fine stiamo cercando di risolvere un immenso Cubo di Rubik, che però, a differenza di quello piccolo, non ha soluzione. Sistemi una faccia, hai messo vicini tutti i blu, ma nel far questo hai scompaginato tutti i gialli. La soluzione definitiva, al Cubo di Rubik della vita, non esiste. 
Mi sovviene il film - scioccante - ‘The Cube’.

Che fare? 

Dovremmo dedicare la maggior parte del nostro tempo a cercare di comprendere il reale significato dell’esistenza umana. A cercare di capire che cosa siamo qui - nel (più o meno) breve tempo che ci è concesso qui - a fare. Essere, to be.

Credo che sia più importante studiare il Sistema, che non muoversi freneticamente, inconsapevolmente, macchinalmente, vanamente, in ultima analisi stupidamente, dentro il Sistema.

Questo è il Problema. Muoversi dentro il Sistema equivale a non essere, non esistere. Not to be.

Se invece non siete della mia stessa opinione - e di certo non potete essere della mia stessa opinione -, se siete delle persone concrete, tornate pure a risolvere i vostri problemi, e dateci dentro, con la massima energia, un’ottima gestione del tempo, autostima a mille, sempre attenzione al fisico e a una vita salutare, senso di responsabilità, entusiasmo e ottimismo al top. Il futuro è straordinario, ready ?

In bocca al lupo.

W.B.






venerdì 3 agosto 2018

Pensiero espresso è già menzogna.

Silentium!

Taci, nasconditi ed occulta
i propri sogni e sentimenti;
che nel profondo dell’anima tua
sorgano e volgano a tramonto
silenti, come nella notte
gli astri: contemplali tu e taci.

Può palesarsi il cuore mai?
Un altro potrà mai capirti?
Intenderà di che tu vivi?
Pensiero espresso è già menzogna.
Torba diviene la sommossa
Fonte: tu ad essa bevi e taci.

Sappi in te stesso vivere soltanto.
Dentro te celi tutto un mondo
d’incanti, magici pensieri,
quali il fragore esterno introna,
quali il diurno raggio sperde:

ascolta il loro canto e taci!…

[Fëdor Ivanovič Tjutčev]

giovedì 2 agosto 2018

La Tara.


Non stiamo qui parlando della TARI (la tassa), e nemmeno dell'ATARI (la consolle degli anni '80), e neanche della TIARA (la corona papale). Stiamo parlando - seppur in termini metaforici - di "quanto deve detrarsi dal peso lordo di una merce per avere il peso netto".

Prendiamo un 'rapporto affettivo' in genere (l'amore, l'amicizia, il volersi bene), per come viene inteso e interpretato oggi. Doppiovubi si/vi chiede: se togliamo da questo 'rapporto affettivo' l'utile, il vantaggio, il beneficio, che cosa resta? Non parliamo necessariamente di un utile in senso puramente economico. Può trattarsi di tranquillità, sicurezza, protezione, evasione dalla noia, stimolo, piacere, sentirsi amati o benvoluti o apprezzati o compresi o rassicurati, in ogni caso di elementi a proprio favore, guadagni, incrementi di utilità in capo a chi prova (dice di provare) il 'sentimento'.

Se dalla espressione linguistica 'ti amo', o 'ti voglio bene' togliamo la tara, cioè l'utile, che cosa resta di questo 'sentimento'?

Tu, che mi stai leggendo adesso (*), prova onestamente a immaginare - rispetto a chi sostieni di 'amare' - che cosa resterebbe del tuo preteso 'amore', se la persona che sostieni di 'amare' non ti arrecasse più alcuna utilità. Molte 'relazioni' finiscono proprio quando il vantaggio - in termini di calcolo utilitaristico tra costi e benefici - non giustifica più il mantenimento della relazione medesima. Essere in relazione con un altro essere umano non è semplice, c'è sempre un prezzo da pagare, se non altro per 'sopportare' l'altro-da-te, la sua insopprimibile diversità. E paghi il prezzo quando il beneficio che ricevi supera il costo che devi sopportare, altrimenti non lo paghi, o non lo paghi più. Lasci l'oggetto sullo scaffale. Non serve. Piuttosto ti prendi un cane, che è utile. Hai un ritorno.

Utilitarismo, dunque, utilitarismo puro. Qui non stiamo parlando di 'amore', stiamo parlando di 'utilità'. Qui non stiamo parlando di 'amicizia', bensì di 'benessere'.

Questa è la fotografia della situazione attuale, generalizzata e diffusa. Possiamo cambiare il mondo? no di certo. Forse non possiamo cambiare nemmeno il nostro micro-cosmo. Forse non riusciamo nemmeno a cambiare noi stessi, ammesso e non concesso che riusciamo a vedere come siamo fatti per davvero.

La fotografia, tuttavia, ha bisogno di una giusta didascalia. L'importante (se le parole sono ancora importanti) è che - sotto questa cosa - non ci scriviamo, con la penna, la parola 'amore'.

E' già qualcosa.

W.B.

(*) Ma io non sono così! Non è certamente di me che Doppiovubi sta parlando! Il mio amore è amore vero, gratuito, privo di qualsiasi corrispettivo, e senza calcoli!

Nota interpretativa: come si evince da un amaro capoverso qui sopra, la Weltanschauung di Doppiovubi è che non si possa cambiare il mondo, per lo meno, non con la sola forza umana. Dunque, le considerazioni qui espresse sono rivolte primariamente, e anzi esclusivamente, allo stesso Doppiovubi. Doppiovubi punta l'affilato indice accusatorio non contro 'gli altri', ma contro se stesso. E' un atto di auto-accusa. La 'fotografia', in realtà, è un selfie.

Doppiovubi scrive qui a se stesso, per se stesso, su se stesso, come sempre, del resto. 
L'unico locus ove è possibile - forse - il cambiamento, è quello che ci appartiene, che ci riguarda, entro i nostri confini corporei e psicologici; oltre, sono in agguato l'errore e il fallimento. Dunque il giudizio 'sugli altri' è impossibile, e, se formulato, sarà sbagliato per definizione, perché non abbiamo nemmeno gli strumenti adatti per giudicare. E' dunque ben possibile che il quadro tratteggiato, un quadro cinico, caratterizzato dall'utilitarismo, sia in realtà unicamente la descrizione del mondo interiore di Doppiovubi, un mondo - in ipotesi - sordido in quanto caratterizzato dall'incapacità di amare veramente. 
Ognuno guardi dentro di sé.

martedì 31 luglio 2018

Cave canem

I cani - e in una certa misura anche i gatti, ma soprattutto i cani (*) - rappresentano ormai un indizio, un indice, un segno,  una traccia, una prova tangibile del fatto che una certa relazione umana non sta funzionando più.
Vi siete chiesti come mai - gradualmente, inesorabilmente - nei supermercati le corsie dedicate agli animali sono ormai equivalenti a quelle per gli esseri umani? Vi siete domandati perché i negozi - off line e on line - dedicati 'ai nostri piccoli amici a quattrozampe' sono sempre più numerosi?
Quando vedrete che in una c.d. 'famiglia' entra ('irrompe', si dice) improvvisamente un cane, e a volte anche due cani, state pur certi che quella famiglia non esiste più (se mai è esistita). Il cane è il sigillo definitivo della soccombenza: decreta la fine, consacra il fallimento dei rapporti tra le persone. Il motivo è presto detto: il rapporto tra gli esseri umani è difficile, complicato, faticoso. Superata una certa soglia di sopportazione e svanita ogni speranza, si abdica, e si colmano i vuoti affettivi, baratri affettivi, mediante un cane, il quale - essere vivente del tutto privo di ragione, e quindi totalmente incapace di amare, ma ben in grado di guaire, leccare, annusare, saltellare e dimenare la coda (**) - farà in modo che il suo 'padrone' (che in realtà è schiavo del suo cane) creda di essere -finalmente- 'amato' (da un cane, ossimoro) (***). 
Un simulacro. Una finzione. Un surrogato. 
Tanto, ormai, al virtuale siamo abituati.
La frase 'abbiamo preso un cane', tradotta, suona più o meno così 'ci abbiamo provato, ma non funziona, ci separiamo'.
W.B.


(*) Il gatto è inferiore al cane perché il gatto, come si suol dire, dà meno soddisfazioni. In effetti il gatto tende per natura a farsi i fatti suoi, il cane invece si fa ampiamente i fatti tuoi, e diventa il tuo padrone.
(**) Dato che il golem-Cane è ormai imperante, e toccare senza il dovuto ossequio anche solo indirettamente il concetto stesso di Cane è ormai equiparato alla blasfemia (di qui forse sarebbe più corretta la maiuscola, il Cane elevato a rango di dio), con questo post Doppiovubi si attirerà gli strali e il fiele degli amanti dei cani, dei devoti e dei fedeli al Culto del Cane, pronti a tutto per il loro Cane, e tanta più rabbia e dissenso vi sarà, tanto più vere saranno le parole del Doppiovubi. Forse Doppiovubi ha anche commesso un reato, chissà, non è escluso, pubblicando questo post.
(***) I peggiori sono quelli che reiterano l'assurda cantilena Ah, i cani sono più buoni degli esseri umani, come se un cane potesse essere considerato buono o cattivo, cioè dotato di discernimento morale.

venerdì 13 luglio 2018

CR7

E Joe Denti - milanista assoluto da sempre - disse Noi tifosi del Milan abbiamo diritto ad avere una squadra degna di questo nome.
E Paolo Aicardi - uomo di finanza, juventino d.o.c. - rispose Dovete mettervi in testa che non siete tifosi, non esistono più tifosi, esistono solo clienti, voi siete clienti del Milan, e vi offrono un prodotto, se il prodotto non vi piace, non potete lamentarvi. Quando qualcuno vi vuole vendere un prodotto che non vi piace, mica vi lamentate, andate da qualche altra parte.

Ecco, questa è la fine della strada. C'è un cartello con la scritta fine della strada.
Il Calcio non esiste più.
Benvenuto, Cristiano. Sei andato al posto giusto, sei il pezzo del puzzle che mancava. Combacia perfettamente.

W.B.

Post Scriptum del 3 agosto 2018: Doppiovubi si espone con una delle sue leggendarie profezie: CR7 alla Juventus sarà un flop clamoroso, entrerà in collisione con Massimiliano Allegri, e tornerà al Real Madrid osannato dai blancos.

martedì 10 luglio 2018

OK Google

Io - Doppiovubi - ho scritto una monografia di oltre milleduecento pagine.
Si chiama 'I segreti dell'uovo all'occhio di bue'.
E' la più ampia trattazione esistente al mondo su tale affascinante argomento.
Solo per darvi un'idea, c'è un intera sezione (centocinque pagine) riferita al punto preciso in cui devi rompere il guscio, il materiale su cui sbatterlo (materiale acquistabile su Amazon) per ottenere una perfetta rottura, l'intensità di energia e il gradiente che devi immettere per realizzare la miglior rottura (su Amazon puoi trovare un sensore da applicare alla mano, che misura la potenza applicata, con un range che ti avvisa se stai applicando una energia eccessiva o troppo modesta e la possibilità di training su illimitate uova virtuali, con occhiali 4D (*)). Non manca un'appendice sullo studio della rottura dell'uovo mediante modelli matematici che si rifanno ai frattali e alla teoria del caos.
Dopo aver comprato e studiato la mia monografia, e dopo alcuni anni di pratica (da tre a quattro anni di esperienza intensiva), potrete assaggiare delle ottime uova realizzate mediante questa meravigliosa tecnica.
Il libro è in vendita a 49,99 euro in edizione cartacea (carta pregiata e resistente agli spruzzi da cucina) e a 19,99 euro in edizione Kindle (**).
Io - Doppiovubi - sono un Uomo Moderno: ognuno deve dare il meglio e specializzarsi in un dato argomento, facendo fare ad altri quello che non vuoi e puoi fare tu, cioè, tutto il resto.
***
W.B.: OK Google: spiegami per favore da che parte devo girare il rubinetto per far uscire l'acqua.
OK Google: Gira il rubinetto in senso anti-orario, Doppiovubi.
W.B.: OK Google, non so cosa significa senso anti-orario, spiegamelo in fretta.
OK Google: Trovato su Wikipedia. Il senso anti-orario...
W.B.: OK Google, non ho tempo e non ho voglia di mettermi lì a capire, cerca subito su Internet una app che mi trovi qualcuno che a pagamento venga a casa mia adesso e sappia molto bene come si gira il rubinetto e me lo apra e mi faccia uscire l'acqua mentre io sono più utilmente impegnato nel marketing del mio manuale sull'uovo all'occhio di bue.

W.B.

(*) L'Occhiale 4D (FourD Glasses, FDG) è in realtà un dispositivo dotato anche di microsensori da infilare nelle narici per simulare l'odore. Nel nostro caso, l'odore simulato sarà quello dell'uovo crudo.  Il FDG è in vendita a 899,99 euro su Amazon.
(**) E' in fase di completamento Nuovi segreti sull'uovo all'occhio di bue, necessario complemento dell'opera prima, che approfondirà - in ulteriori duemila pagine - temi importantissimi e generalissimi, come nel capitolo "Il corretto smaltimento del guscio dell'uovo per proteggere l'Ambiente in cui vivranno i nostri figli, con particolare riferimento al frequente caso in cui il guscio malamente rotto presenti angoli taglienti che forano il sacchetto dei rifiuti facendo fuoriuscire liquame", e "Come evitare che la lavastoviglie sappia di freschino dopo aver cucinato l'uovo all'occhio di bue, e non solo". Il nuovo libro conterrà anche un link per accedere gratuitamente a risorse on-line. Vi siete mai chiesti perché si dice 'all'occhio di bue', anziché di un qualsiasi altro animale? qual è il punto di vista delle galline su tale particolare tecnica culinaria? E, de iure condendo, si può ritenere condivisibile l'attuale proposta legislativa che consente la detrazione fiscale del sessantacinque per cento del costo dell'acquisto dell'uovo, a condizione che sia poi irrefutabilmente provato dal consumatore che l'uovo acquistato sia stato cucinato all'occhio di bue? (cfr. "La recente proposta di detrazione fiscale dell'uovo cucinato aodb in relazione all'art. 3 Cost., profili di illegittimità con particolare riferimento all'uovo sodo").

giovedì 31 maggio 2018

Non ho sbagliato.

Un conto è la colpa, uno stato soggettivo, un altro conto è la reponsabilità, il che sposta il problema sul piano della ‘causa-effetto’, delle cause oggettive e degli effetti oggettivi, la colpa non esiste, la colpa è uno stato patologico, la colpa è da eliminare, la colpa va curata, la colpa va rimossa, io non c’entro, tanto sarebbe accaduto ugualmente, non posso certo assumermi io le colpe di tutto il genere umano, non ho determinato io la mia storia, non ho scelto io il mio ambiente e il mio contesto e la mia posizione sociale e il colore della mia pelle e il mio corpo e i miei geni, e ho subito mille condizionamenti da piccolo, e non posso certo cambiare il sistema, sono stato sfortunato, nessuno mi ha aiutato, nessuno mi ha capito, faccio quello che posso, più di così non potevo fare, avevo troppe pressioni, sono un essere umano non una macchina, nessuno è perfetto, sbagliare è umano, che cosa pretendete da me, l'ho fatto perché non avevo alternative, ho dovuto difendermi, ma in fondo a ben guardare che cosa ho mai fatto di così grave, mi hanno mentito, non lo sapevo, non avevo un quadro completo della situazione, se l’avessi saputo non l’avrei fatto, se l’avessi saputo l’avrei fatto, sono stanco, ero stanco, ero troppo stanco, vorrei vedere te al posto mio, i confronti si fanno tra entità omogenee, la mia situazione è particolarissima, in fondo il mio errore non è così grave, non ho mica ammazzato nessuno, e tu allora, guarda cosa fai tu prima di giudicare me, chi siete voi per giudicare me, il mio errore è segno della mia umanità, ben venga l'errore perché vuol dire che siamo umani, è sbagliato e inutile flagellarsi, tra qualche tempo non si ricorderà più nessuno di questo, il tempo cancella tutto, non l'ho fatto apposta, l'avessi fatto apposta, non sono stato io, è stata lei, è stato lui, lui mi ha detto di farlo, lei mi ha spinto a farlo, cosa volete da me, io sono il prodotto automatico della mia storia personale, della scuola, della mia famiglia, del cattolicesimo, della società, dei politici corrotti, è colpa dei miei genitori che non mi hanno messo sulla strada corretta, non esiste il libero arbitrio esistono solo la causa e l’effetto, lo dice la scienza, anche i pensieri sono predeterminati, e tutto è già determinato e il futuro è già tutto scritto ed è ineluttabile ed essendo già scritto non potevo comunque farci niente per cambiarlo, è colpa di Dio, se esiste, perché è lui che governa tutto, e se non esiste è colpa sua comunque, altro che Dio buono, la colpa è un'invenzione della religione per controllarci meglio, e in ultima analisi è tutto relativo, magari col tempo il mio errore si rivelerà una grande fortuna, non ho sbagliato niente, ho fatto tutto giusto, sono stato bravo, ho fatto bene, sì, mi sto convincendo, a poco a poco, non mi merito di soffrire così, non è giusto, non è giusto, non è giusto soffrire, soffrire è il vero errore, ecco, ci siamo, soffrire è il vero errore, e adesso mi bevo uno spritz, magari mi distraggo un po', e domani è un altro giorno.

W.B.

mercoledì 30 maggio 2018

Benvenuto, senso di colpa.

Con buona pace di tutti gli psicologi.
Il senso di colpa è cosa buona.
Ha una funzione essenziale.

A patto che non venga tragicamente sublimato
in una vaschetta di gelato,
alla vaniglia e al cioccolato.

W.B.

lunedì 28 maggio 2018

Io faccio schifo, tu fai schifo.

E Doppiovubi ha assistito a questo scorcio di vita, Una mamma con il suo iPhone e con il suo bambino nel passeggino che la guarda ricevere e inviare, inviare e ricevere, e il bambino aspetta il momento in cui sarà il suo turno, di ricevere e di inviare messaggi dalla mamma e alla mamma, e intanto la mamma (e non soltanto lei, questo è il problema), inconsapevolmente gli sta insegnando cosa è normale fare, e quando il bambino crescerà presterà attenzione a uno schermo anziché agli esseri diciamo umani, perché lo ha visto fare, e la mamma ha i suoi consueti tatuaggi, e la mamma ha grandi, enormi occhiali da sole, e la mamma è così annoiata, così annoiata, e la mamma guarda in direzione di un cassonetto dell'immondizia, il cassonetto dell'immondizia ha attirato la sua attenzione, è uno stimolo superiore alle notifiche e superiore al suo bambino che attende il suo turno per comunicare. Doppiovubi guarda il bambino, che guarda la mamma, che guarda il cassonetto.
E a guardare all'interno del cassonetto vi è -ripiegato su se stesso- una specie di zingaro, un soggetto sicuramente appartenente a una categoria sociale non di elite, un frugatore della spazzatura. Il frugatore fruga nell'immondizia, il frugatore cerca qualcosa, tra i rifiuti, che abbia un valore, per sé o per altri. Il frugatore cerca nel cassonetto. Non è divertente cercare in un cassonetto. E' sicuramente più 'divertente' inviare una faccina.
La mamma attende il momento preciso in cui passa Doppiovubi per pronunciare due parole, e quindi pronunciare le due parole per farsi sentire da Doppiovubi, e in effetti Doppiovubi ascolta, e le due parole della mamma che guarda il frugatore sono esattamente
che schifo.
E così Doppiovubi si è preso la sua quotidiana coltellata nel cuore, e mentre il frugatore aveva tutte e due le braccia, in tutta la loro lunghezza, all'interno del cassonetto, per arrivare più in fondo, al cuore del cassonetto (cit.), e frugar meglio, Doppiovubi-regista-di-se-stesso si è fatto il solito film mentale di dire alla mamma, Fai schifo tu, tu fai schifo, e poi Doppiovubi ha pensato, Prima o poi lo dico per davvero e non lo penso e basta, e Doppiovubi non sa fino a quando riuscirà a tacere, ah, l'articolo 21 della Costituzione, che se Doppiovubi non erra, rimembra ancora, così recita: "Nessuno ha il diritto di manifestare liberamente il suo pensiero, né con la parola, tanto meno con lo scritto e in ogni caso con nessun altro mezzo di diffusione.".
Poi Doppiovubi ha pensato Faccio schifo io, a vivere in un mondo dove un essere umano fruga nell'immondizia, e un altro essere umano dice che schifo al primo essere umano, e l'altro essere umano maneggia un telefono da ottocento euro, e io vedo il primo che fruga, ascolto l'altro che giudica, e non dico niente, e non faccio niente. Io - Doppiovubi - faccio schifo. Sono io a fare schifo.
E allora Doppiovubi ha pensato Devo scrivere tutta questa roba sul blog, non per non fare più schifo, la schifezza ormai è divenuta ontologica - con buona pace di Parmenide - e irreversibile, ma perché è giusto farlo, è il minimo che si possa fare, quando uno fa schifo la miglior cosa che possa fare - e che quindi debba fare - è dirsi Faccio schifo.

W.B.

lunedì 30 aprile 2018

Verità (1)

"Non puoi insegnare ad altri ciò che tu stesso non hai ancora compreso pienamente."

[Doppiovubi]

venerdì 27 aprile 2018

Snake

"Se mio Capo e signor tu sei, se tanto rischio
Mi vedevi incontrar, perchè divieto
Al mio partir con assoluto impero
Non festi tu? Facil pur troppo allora
Molto non ripugnasti, anzi l'assenso
E 'l commiato mi desti. Ah! se costante  
E fermo stavi in tuo rifiuto, ancora
Io sarei, tu saresti anco innocente.
- È questo dunque l'amor tuo? ripiglia  
Irato allor la prima volta Adamo;
E di mia tenerezza il premio è questo?
Eri tu già perduta, ed io per anco
Viver potea, potea goder eterno,
Felice stato; eppur con teco, ingrata!
Perdermi scelsi! e rinfacciarmi or sento
La cagion del tuo fallo? Assai severo
Non ti sembrai nel mio divieto! E ch'altro
Far io potea? Del tuo periglio accorta
Non ti fec'io? non tel predissi? Forse
Non ripetei che insidïosi lacci
Un fier nemico ci tendea? Restava
Sol forza usar con te; ma qui la forza
Un libero voler stringer non debbe."

[John Milton, Paradiso Perduto, libro IX]