PdR

Dite mai voi come può esimersi Doppiovubi dal parlare della elezione del Presidente della Repubblica, che in effetti è l’argomento del giorno.
Per una volta Doppiovubi cercherà di restare serio, perché con le Istituzioni non si scherza mica.
Lasciamo stare Stefano Rodotà, per due motivi, il primo e principale, e altamente razionale, perché è troppo magro, il che è indice di scarso equilibrio, e il secondo è che nel 2012 ha scritto il libro “Il diritto di avere diritti”, intorno al quale si può avanzare una considerazione molto semplice, che ogni volta che si parla di un diritto bisogna tener presente che da qualche altra parte scava scava, ma anche senza scavare troppo, si erge minaccioso un correlativo dovere, e quindi non è che i diritti possono essere attribuiti così, gratis, c’è sempre un dovere che spunta, ossia, in soldoni, qualcuno che paga.
In ultima analisi, accade spesso che il diritto venga pagato, e a prezzo troppo alto, proprio da chi vuole averlo e alla fine lo ottiene.
Un esempio per tutti, che riguarda proprio Stefano Rodotà, hai voluto il diritto alla privacy? E io te l’ho dato.
Per dartelo, metto in piedi una quisquilia, una cosetta da niente, cominciamo, tanto per gradire, con la classica affermazione che spalanca il portale sul Nulla, ossia Ce-lo-chiede-l’Europa, e allora pronti, via con centinaia di tomi di interpretazione della legge sulla privacy e altre centinaia di tomi per interpretare le prime centinaia, un sistema sanzionatorio incomprensibile, incerto e soprattutto draconiano, persone che per professione devono studiare la privacy e che sono pagate per studiare la privacy, tempo, soldi ed energia per gestire i dati personali degli altri, ma anche l’uso che gli altri fanno dei tuoi, in un intrico inestricabile di diritti e doveri, Doppiovubi giura di aver ricevuto una mail commerciale che gli offriva prodotti non richiesti e contestualmente lo minacciava nel caso avesse usato senza autorizzazione i dati personali della società che gli stava inviando la mail medesima, firme da apporre qui, ricorsi e istanze da presentare, ufficio del garante da pagare, dipendenti del garante da pagare, strutture del garante da pagare, specialisti interni o esterni alle aziende da pagare, o direttamente perché l’azienda è tua o indirettamente perché l’azienda ha scaricato i costi per gestire la privacy sul prezzo finale del prodotto o servizio, convegni da pagare, raccomandate a.r. da inviare al registro delle opposizioni alle telefonate che ricevi quando mangi la pastasciutta, che non servono perché tanto ti chiamano lo stesso e ti dicono Ah scusi, e comunque raccomandate da inviare, raccomandate da ricevere, crocette da mettere lì e lì e anche lì, form on-line da ricompilare da capo perché non hai accettato la privacy e il servizio non può essere erogato, gente che ti manda una mail che ti chiede, Scusa posso avere il consenso a mandarti una mail, e il garante che è pagato per studiare il caso e si esprime dopo lunghissima ponderazione Sì, dopo aver studiato il caso con lunghissima ponderazione mi esprimo e finalmente dico che ti può mandare una mail per chiederti il consenso di mandarti una mail ma solo se il tuo nome era su un elenco pubblico, però poi si specifica che l’elenco è pubblico ma non ne puoi abusare per fini commerciali, e ci vuole qualcuno che studi e interpreti l’oscuro parere del Garante fino all’ultimo sbaffo di virgola, e abbia uno stuolo di assistenti e collaboratori e strumenti idonei e aule e c’è uno che paga per venirlo a sentire e prende appunti che poi magari ti servono per ottenere crediti formativi che se non li ottieni vuol dire che non sei all’altezza come professionista e quindi servono per tutelare i diritti dei tuoi clienti, ma questi sono altri diritti e non ne possiamo parlare perché si aprirebbe una parentesi enorme, e riviste specializzate che si occupano solo di privacy e agenti che ti chiamano per venderti la rivista che studia la privacy ma loro stessi non potevano chiamarti perché non hanno rispettato la tua privacy, e così sorge un diabolico circolo vizioso, privacy internazionale e privacy comparata, e documenti programmatici della sicurezza dei dati sensibili e chiavistelli, chiavi, chiavette, scaffali chiusi ermeticamente, back-up, hard disk nuovi da comprare, Ho finito i soldi, non posso, Non importa se tu non hai più i soldi piuttosto smetti di lavorare e vai a chiedere la carità, Ma c’è il diritto al lavoro, Cavolo non ci avevo pensato, abbiamo uno scontro tra diritti, qui ci vuole una bella sentenza di calibro costituzionale, ok per il momento in attesa della sentenza, ci vorranno circa quattro anni, intanto non me ne frega niente, la privacy dei tuoi clienti la devi tutelare e devi fare il back-up dei dati, anzi mi devi anche scrivere un documento in cui hai specificato come hai fatto il back-up perché non tutti i back-up vanno bene, e in più fai anche una bella polizza assicurativa obbligatoria contro incendi allagamenti maremoti, che come tutti sanno sono eventi frequentissimi, così facciamo guadagnare un po’ anche le compagnie assicurative che poverine anche loro, e non è finita, informative chilometriche corpo sei da leggere, che nessuno legge e quando per noia alla fine le leggi scopri che sono sbagliate perché qualcuno le ha scopiazzate vilmente da qualcun altro che le aveva scritte male, e carta carta carta, moduli moduli moduli, interi disboscamenti planetari per tutelare il diritto alla privacy.
Che bello, finalmente ho il mio diritto alla privacy. Sono stanchissimo, ma ho il mio bel diritto alla privacy. Eccolo qui, ce l’ho in grembo, lo coccolo, gli accarezzo il pelo. Che carino. Io amo il mio diritto alla mia privacy, e lui ama me.
Insieme siamo tanto felici.
E la privacy è una cosetta da niente, uno scherzetto facile per bambini piccoli. Ogni volta che si parla di un diritto, ormai alle sue spalle sorgono orde barbariche di famelici e ansimanti mostri-doveri che urlanti e minacciosi stanno per assalirti e si nutriranno delle tue carni sanguinolente, e ti complicheranno la vita al punto tale da renderla indegna di essere vissuta.

Doppiovubi, quindi, rivendica il diritto di tutti i diritti.

Il diritto a una vita semplice.

Figuriamoci se qualcuno proclama il diritto di avere diritti, una specie di porta spalancata sull’inferno della complessità.
Orrore.
No, Stefano Rodotà non va bene.
Se poi esiste il diritto a essere eleggibili a Presidente della Repubblica, e questo diritto esiste, allora molto meglio Mario Balotelli, che, per di più, ha tutto un altro fisico.


W.B.

(*) Qualche lettore fa - giustamente - notare che secondo l'art. 84, I co., della Costituzione, l'età minima per essere eletti PdR è di cinquant'anni, mentre Super-Mario ne avrebbe soltanto ventidue. E' abbastanza evidente, peraltro, che la proposta di Doppiovubi è poco realizzabile nella sostanza, e quindi sottilizzare sull'età del ghanese/italiano diventa un filo irrilevante. E' sicuramente vero che Super-Mario non ha questo diritto, ma a questo punto perché non attribuirglielo, visto che esiste il diritto ad avere diritti?


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