Conrad Grebel e la piccola Caterina

Era appena cominciato l’anno 1525 quando lo zurighese Conrad Grebel ruppe finalmente gli indugi e uscì allo scoperto.
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La migliore amica del Condore – che chiameremo D.N. - è in rotta con il suo parroco perché il suo parroco non vuole battezzare sua figlia Caterina, nata qualche mese fa.
Il suo parroco non vuole battezzare sua figlia Caterina perché D.N. convive con T.C.: i due non sono sposati e quindi, vivendo come si suol dire nel peccato, dice, la loro figlia Caterina non può essere battezzata.
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Conrad Grebel sosteneva con forza che il battesimo non deve essere impartito ai bambini. Diceva che non trovava alcun fondamento nelle sacre scritture. I bambini sono già salvati per il sacrificio di Cristo, secondo Grebel, e non hanno ancora la possibilità di discernere il bene dal male.
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Quale sia il nesso logico tra il fatto che la bambina Caterina non debba essere salvata – secondo la chiesa cattolica, il battesimo toglie il peccato originale – perché i genitori non sono sposati, rimane un enigma. E infatti il nesso logico non c’è, a meno che il buon parroco non voglia far pagare a Caterina le presunte colpe dei genitori.
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Vi fu dunque nei giorni successivi una disputa pubblica davanti al Consiglio di Zurigo. Tra gli oppositori di Conrad Grebel c’era addirittura Zwingli, che era un pezzo veramente grosso. La disputa durò otto giorni.
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E dunque il buon parroco ha pensato bene di esercitare una forma di estorsione, cioè ha preso la palla al balzo e ha detto a D.N., Se tu e il tuo concubino – non ha proprio detto così, però il senso è quello – in qualche modo fate quello che dico io, in cambio battezzo (cioè salvo, N.d.D.) la piccola Caterina.
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In realtà il gruppo Grebel non era contrario soltanto al battesimo dei neonati, ma era anche favorevole a non pagare la decima e in effetti i contadini erano in agitazione. Si poneva dunque una questione sociale più ampia, essenzialmente economica. La diatriba sul battesimo, pur secondaria, divenne cruciale perché coinvolgeva un gruppo pericoloso.
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Non si è ben capito che cosa il buon parroco voglia in cambio. Cioè, si sa quali comportamenti vuole, ma non se ne capisce la finalità. I due peccatori, dunque, dovrebbero partecipare a una sorta di cammino spirituale, dove si prega e si capisce come funziona la chiesa cattolica, visto che, evidentemente, non hanno capito niente e vanno addomesticati.
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Avrete ben capito che la disputa venne vinta dai tradizionalisti. Il Consiglio decretò che il battesimo andava fatto sui bambini, e andava fatto mica quando uno voleva, bensì entro e non oltre otto giorni dalla nascita.
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Ma il cammino spirituale non basta. Nel ricatto del parroco è compresa anche un’altra condizione: i due delinquenti devono altresì essere messi sotto tutela di una buona famiglia cattolica della comunità. Anche lì, non si è capito cosa ci dovrebbero fare con questa famiglia. Forse devono semplicemente frequentarla, sedersi sul divano e parlarsi un po’, di argomenti vari. Forse anche l'Inter va bene. Diciamo che il semplice contatto con questi buoni cattolici dovrebbe, secondo il parroco, far bene. Come una medicina. Come l'unguentum armarium (se non lo conoscete, andatevelo a vedere, mica può dirvi tutto Doppiovubi, fate qualcosa anche voi, ogni tanto).
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Grebel e i suoi furono buttati fuori dalla città, espulsi con ignominia. Il gruppo si riunì, e procedettero, come volevasi dimostrare, a un nuovo battesimo collettivo, pregarono insieme e se ne andarono. Il 21 gennaio 1525 nacque così il movimento degli anabattisti. “Ana” in greco significa “di nuovo”.
Battezzati due volte.
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Il malvivente T.C., padre della povera Caterina, è uno che non vede di buon occhio i preti e anzi è molto sensibile sia alle questioni della cosiddetta povertà della chiesa cattolica sia al cosiddetto fenomeno per cui pare che ad alcuni preti – solo ad alcuni, per carità - sia sorta, qua e là, una certa prurigine nei confronti di bambini, tendenti a essere abbastanza piccoli, ma regolarmente battezzati.
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Gli anabattisti cominciarono a predicare nella zona la necessità di un nuovo battesimo, da adulti consapevoli. Il Consiglio di Zurigo li fece imprigionare. Vennero condannati a rimanere in carcere a pane e acqua finché non avessero ritrattato la loro posizione sul battesimo. Anche qui, una forma di ricatto. Quando non hai capito con gli argomenti razionali, te la faccio capire con le maniere forti.
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Dunque T.C. è andato in scontro frontale con il buon parroco. Probabilmente avrebbe voglia di saltargli al collo e mordergli ambedue le carotidi. Però si sa, i ricatti funzionano così, il ricattato vuole qualcosa e alla fine cede. Il buon parroco ha capito che i due pervertiti, per questioni sociali e non solo, vogliono il battesimo, e tiene il coltello dalla parte del manico. Il coltello, fuor di metafora, sarebbe la piccola Caterina.
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In breve la questione degenerò nel sangue.
Il 12 aprile del 1529, l'Imperatore Carlo V promulgava l'Editto di Spira, valido in tutto l'impero, che stabiliva: «Chiunque ribattezza o si fa ribattezzare dopo aver raggiunto l'età della ragione, uomo o donna che sia, deve essere condannato a morte, sia con la spada, sia con il fuoco, sia con ogni altro mezzo, senza alcun processo preliminare».
Il massacro di Münster, nel 1535, è noto.
Nel 1545 il Concilio di Trento stabilì che il battesimo si fa entro otto giorni dalla nascita (non nove, ma otto, altrimenti non è valido, e questo è logico e lo capisce chiunque). Punto e basta.
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Doppiovubi non sa come finirà la vicenda della piccola Caterina. Una cosa è certa.
Caterina non ha colpe, e, se si pone una questione di salvezza, è già salvata.
Qualcun altro, forse, no.


W.B.

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