sabato 28 febbraio 2015

La ricerca della felicità (26)



“L’entropia è funzione crescente della probabilità dello stato macroscopico di un sistema, e precisamente risulta proporzionale al logaritmo del numero delle configurazioni microscopiche possibili per quello stato macroscopico: la tendenza all’aumento dell’entropia di un sistema isolato corrisponde dunque al fatto che il sistema evolve verso gli stati macroscopici più probabili; essendo in generale la probabilità di uno stato inversamente proporzionale al suo grado di organizzazione e di ordine, l’entropia è anche considerata una misura del disordine e dell’indifferenziazione di un sistema, e come tale viene assunta anche al di fuori del campo strettamente fisico.”
[Dizionario Enciclopedico Treccani, voce Entropia]

Don Alfio (Carlo Verdone): “Rammentiamoci, Anselmo, che anche per la donna esiste un’alba e un tramonto, perché rammentiamoci che anche la donna si guasta, quasi fosse un fiore esposto alle rigide brezze del primo inverno. La voce, che prima aveva una certa delicatezza, si ingrossa, si fa quasi sgraziata, i capelli si cominciano a fare bianchi e non sono più quel nero, bel nero di prima; anche le vene varicose fanno la loro comparsa, si insinuano attraverso la pelle delle loro gambe e si ramificano, quasi fossero una radice…”
Fiorenza (Isabella de Bernardi), stravaccata sul divano a fianco, fa le corna all’indirizzo di Don Alfio): “Tiè!”
Don Alfio: “Veramente, solo avendo questo specchio, questa lastra radiografica davanti a noi, potremmo comprendere l’evanescenza della bellezza estetica, poi, cari ragazzi, se lo volete capire, lo capite, se non lo volete capire, allora sapete che vi dico, io mi alzo e mi vado a lavare le mani, come quando Pilato si lavò le mani di fronte a … " (schiocca le dita ripetutamente per cercare nella memoria il nome giusto, che non gli sovviene)
Mario, padre di Ruggero (Mario Brega): “… a nostro Signore! Santa Madonna, manco le basi del mestiere te ricordi! Ma che cazzo, Alfio!”
[Carlo Verdone, Un sacco bello, 1980]

Eh, sì, dobbiamo andare avanti.
Ma, al tempo stesso, andiamo sempre indietro.
Eppur molti vivono – o danno mostra di vivere – come se questo non fosse, come se il principio di entropia non aggredisse (ferocemente) anche il corpo umano (direi, più che anche, soprattutto il corpo umano, perché, disgregato il dispositivo senziente, ciò che è fuori dal detto dispositivo non esiste più, in quanto non viene più percepito: ciò che non viene percepito, di fatto non esiste: per voi - per molti di voi, per quasi tutti voi -, il disgraziato e incolpevole Duca d'Enghien non esiste, non è mai esistito, anche se è esistito, eccome, e adesso non cercatelo sul web, per favore, lasciatelo nel nulla del non-essere, per quanto vi riguarda).
Eppur molti, appunto, vivono come se niente fosse, come se non dovessero morire mai, come se – addirittura – potessero migliorare il loro corpo.
Possiamo al più “migliorare” (termine invero relativo, e quindi discutibile) ciò che è fuori di noi, ma non potremo mai migliorare noi stessi (“noi stessi” intesi, lo ripeto, come corpo fisico, ovviamente, non stiamo parlando di anima, bensì di vil materia). Passati i diciotto anni circa, non c'è maratona che tenga, puoi mangiar vegano, bere molta acqua, essere libero dallo stress, fare yoga, ma, per quanto ti impegni, stai andando indietro.

(segue)

W.B.

mercoledì 25 febbraio 2015

La ricerca della felicità (25)



Quindi sì, dobbiamo muoverci, avanzare, andare avanti.
Non possiamo farne a meno, se ci fermiamo, prima o poi moriremo.
Il Sig. B. Mussolini, innanzi alle folle, gridò a Genova, il 14 maggio 1938, la famosa frase, Chi si ferma è perduto. Il contesto è certo particolare (*), chi l’ha detta era un personaggio - diciamo - discutibile, ma indubbiamente vi è, nell’affermazione, un senso plenior, seppur forse involontario.
Nel 1960 la frase è stata poi ripresa da un certo Totò; nel film omonimo il ragionier Guardalavecchia dice: “« Non mi fermo né al primo, né al secondo, né al terzo ostacolo, perché... come dice quell'antico detto della provincia di Chiavari? "Chi si ferma è perduto!" ». Il riferimento a Chiavari, rispetto al discorso di Genova, rivela un’ironia che solo Totò ebbe, e mai più nessuno - a parte ovviamente Doppiovubi - dopo di lui.
Chi si ferma è perduto.

(segue)
W.B.

(*) Disse infatti il cosiddetto Duce, con incredibile enfasi: “Camerati Genovesi! Durante questi dodici anni l'Italia ha velocemente camminato, e Genova del pari. Ma quello che abbiamo fatto non può essere considerato che come una tappa. Nella lotta delle Nazioni e dei continenti non ci si può fermare: chi si ferma è perduto!”

lunedì 23 febbraio 2015

La ricerca della felicità (24)



Le piante sono ferme, immobili, sono radicate a terra.
Gli esseri umani si muovono.
Possono muoversi, e devono muoversi (Doppiovubi stava per mettere un ‘quindi’ dopo la ‘e’, ma si è trattenuto in tempo; quel ‘quindi’ avrebbe avuto implicazioni etiche e morali tali da potenzialmente sgretolare l’intera teorica doppiovubista, faticosamente costruita in anni di vuote riflessioni).
Possono muoversi, e devono muoversi.
Se l’uomo non si muove, col tempo muore. A differenza delle piante - le quali, al più, hanno una forma di movimento rudimentale, che corrisponde alla loro crescita, ma sostanzialmente rimangono ferme da quando sono semi a quando finiscono nel piatto -, se l’uomo non si muove, muore.
La storia delle nostre vite è storia di movimento in avanti.
Lo stesso “tempo" - che non vi è sempre stato, ma, come l’universo, a un certo punto ha iniziato a esserci - si muove, va verso una direzione, che poi è la cosiddetta ‘freccia del tempo’.
Nella ricostruzione cosiddetta MCD (scienziato di livello), le nostre vite sono come un salame, il tempo - mi perdonerà l’amico MCD se rielaboro a modo mio quelle che sono idee e metafore sue, ma anche di Minkowski - è come se fosse un riflettore (ecco, il riflettore nella metafora MCD non c’è, è invenzione mia), che illumina una fetta di salame alla volta, noi siamo la fetta attuale (o se volete nella fetta attuale, ma è molto meglio dire che siamo una fetta di salame), non sappiamo di essere una fetta di salame, crediamo di essere il salame, ma c’è un vero intero salame prima di noi (e quello lo sappiamo, basta leggere un libro di storia, ammesso che la cosiddetta ‘storia’ sia davvero accaduta, e il fatto che ci sia un intero salame prima di noi dovrebbe suggerirci che noi non siamo il salame, ma ne siamo soltanto una fetta, così come la nostra sveglia sul comodino dovrebbe suggerirci che la realtà del presente è un’illusione, puro divenire, non c’è bisogno di leggersi tutto Platone per capire la differenza tra essere e divenire, basta una sveglietta cinese da tle eulo), ma c’è un intero salame anche dopo di noi (e quello non lo conosciamo, tranne nei rari momenti di illuminazione e veggenza, che per esempio possono accadere nello stato onirico), e il salame è già tutto lì da sempre, solo che la fetta di salame, che pecca di ùbris e di superbia, crede di essere la creatrice del salame, mentre il salame è già tutto lì da sempre, resta da capire Chi tagli la fetta, e per inciso la storia del tempo e del salame non so se si sia capita molto bene ma magari un’altra volta la spiegherò meglio. Con il consenso (e, si spera, il contributo) di MCD, possibilmente.

(segue)
W.B.

sabato 21 febbraio 2015

La ricerca della felicità (23)

Se avete fatto i bravi bambini, e avete svolto i compiti a casa, come il Professor Doppiovubi vi aveva chiesto di fare, teoricamente dovreste esservi chiesti perché abbiamo gambe mobili e - fino a un certo punto, non siamo Barbie e Ken - snodabili, nonché piedi per un appoggio.
Che si creda o meno nella teoria dell'evoluzione (*), dovremmo osservare di più la natura e porci domande semplici, che non richiedono lauree in medicina o biologia.
Per esempio, osservate la respirazione degli esseri umani, non la vostra, quella degli altri. Mentre loro sono concentrati su Facebook, guardate le loro casse toraciche. Circa dieci o quindici volte al minuto entra ed esce l'aria. Si gonfiano, fanno entrare aria (anzi, qualcosa, che ci hanno raccontato essere aria, ma in realtà non l'abbiamo mai vista) e poi si sgonfiano, e l'aria esce. Chiedetevi perché. Doppiovubi non vi sta dicendo di cercare sul web la funzione della respirazione, ossigeno, cellule, eccetera eccetera, a fare quelle ricerche e a comprenderne i risultati sono buoni (quasi) tutti. Chiedetevi il motivo reale per cui respiriamo. Cercate di astrarre la questione, portarla a livelli più elevati.
Fate un passo in più, in fondo siete allievi di Doppiovubi!
Chiedetevi per quale motivo siamo su un pianeta in cui dobbiamo, per tutta la vita e con regolarità, far entrare in noi qualcosa, e poi espellere qualcos'altro.
(segue)
W.B.

(*) Chiariamo un fatto : quando Doppiovubi scrive 'teoria' dell'evoluzione, non si riferisce alla diatriba su che cosa sia l'evoluzione, cioè una 'teoria' o meno; peraltro, su wikipedia c'è una voce interessante – ovviamente solo in inglese e non in italiano – intitolata Evolution as fact and theory, dal titolo dell'articolo di Gould del 1981. Doppiovubi non entra nella diatriba, ma si limita a osservare, da fuori appunto, che – come spesso accade – gli esseri umani sostengono un'opinione non perché vogliono affermare la bontà di quell'opinione, ma perché la dimostrazione della prima opinione, quella di cui si discute, implica o implicherebbe la fondatezza (o la infondatezza) della seconda opinione, quella di cui non si sta parlando, e alla quale si è realmente interessati, ma che per motivi vari non si discute o si confuta direttamente. Per fare un esempio proprio riferibile alla teoria dell'evoluzione, il classico biologo (non ogni biologo, ma quasi), che è sostanzialmente ateo, è interessato a dimostrare che il Dio descritto nella Bibbia non esiste e la Bibbia stessa è una favola, né più né meno che quella di Hansel e Gretel, e però non ci vuole arrivare per via diretta, ma per via indiretta. Quando Doppiovubi discute con i biologi di evoluzione, scopre che si accaniscono sulla fondatezza della mutazione genetica, e ti dicono con fervore che i piccioni di Darwin cambiavano drasticamente in poche generazioni, non perché siano innamorati dei piccioni e delle loro mutazioni, ma perché vorrebbero tanto dirti che Genesi è una maxi-balla, ma per ragioni culturali, sociali e di buona convivenza non lo fanno, e allora cercano di dimostrare fatti (apparentemente) incompatibili con Genesi, per arrivare allo stesso risultato. C'è da chiedersi perché il biologo medio sia così interessato a dimostrare che Genesi sia una falsità – e se Genesi crolla, crolla il resto della Bibbia; secondo Doppiovubi la ragione è che il biologo ha costruito un'impalcatura scientifica di nozioni che sta in piedi nella misura in cui non esista Dio e il soprannaturale. Se esiste Dio, e, solo per fare un esempio, i miracoli, tutto quello che faticosamente in anni di studio hanno introitato nelle loro menti avide di nozioni scientifiche esatte, all'improvviso si sgretola, e questo non è bello, perché avrebbero l'impressione di perdere la loro stessa identità. Ma, tranquilli, noi non siamo quello che sappiamo (o crediamo di sapere). You are not your brain.

mercoledì 18 febbraio 2015

La ricerca della felicità (22)

Vi sarete accorti di avere delle gambe.
Tranne qualche rara eccezione, avete delle gambe. Si trovano nella parte più in basso, inferiore, del corpo umano. Tramite i cosiddetti 'piedi', che sono delle estroflessioni delle gambe, e che si dipartono in perpendicolo quando sono terminate le gambe, e che sono abbastanza larghi (in alcuni casi anche piatti, acab), siamo dotati di un punto di appoggio al terreno. Se non ci fossero i piedi, se le gambe terminassero a punta, sarebbe difficile rimanere in equilibrio. Ma le gambe hanno una caratteristica decisiva ed essenziale.
Si possono muovere.
Come coi PlayMobil (i quali, sia detto per inciso, sono di concezione e fabbricazione tedesca, e non poteva essere altrimenti, guardando un PlayMobil e chiedendosi quale popolo potrà mai aver concepito una cosa così, la risposta può essere solo, i Tedeschi, ricordatemi prima o poi di scrivere una serie di post sul rapporto tra Tedeschi e PlayMobil, in stretta correlazione, ovviamente, alla seconda guerra mondiale e all'Olocausto), o come Barbie (creata invece -dagli americani, ovviamente-, in California, nel 1959) o dal mitico Ken (che nacque nel 1961, sia detto per ulteriore inciso, la Sig.ra Ruth Handler, presidente della Mattel, è la ideatrice di Barbie e Ken, e li ha chiamati così perché i suoi figli, quelli veri, si chiamavano Barbara e Ken, sarebbe come se Berlusconi creasse delle marionette e le chiamasse Piersilvio e Marina, dal punto di vista psico-patologico ricordatemi di scrivere una serie di post sul profondo motivo per cui una madre crea dei pupazzi di gomma e li chiama come i suoi figli, un motivo ci dovrà pur essere, c'è sempre un motivo, come cantava Celentano, il Re degli Ignoranti, ma in questo, del rapporto inestinguibile tra causa ed effetto, ci aveva visto giusto, anche se il testo della canzone del 2004, che dà anche il titolo all'album, non l'ha scritto lui ma l'ha scritto un certo Carlo Mazzoni – non Carlo Mazzone, il mitico allenatore che a tutt'oggi detiene il record di panchine in serie A, 795, e non dimentichiamo che Pep Guardiola, che fu suo giocatore nel Brescia, dichiarò che il suo Maestro, da cui ha imparato tutto, è stato proprio Carletto Mazzone – Carlo Mazzoni, quindi, musicista casertano, che poi diciamo la verità, a parte il titolo, C'è sempre un motivo non è che sia poi un brano eccellentissimo e immortale, ma, direte voi, Doppiovubi è partito per la tangente, dove sta andando a finire, stava svolgendo una interessante lezione di anatomia e attraverso Barbie è arrivato a Celentano, no, non è partito per la tangente, che poi è espressione scorretta, perché la tangente per definizione aderisce, semmai bisognerebbe dire per la parallela, che non si incontra mai con l'altra retta, non è partito per la parallela - anche se, se l'universo è curvo una parallela prima o dopo non è detto che non si incontri con la sua parallela, cioè è parallela in quel punto lì, ma non sappiamo dopo, l'universo non è un foglio di carta a4-, ma ha voluto dimostrarvi con un esempio pratico il rischio di internet e delle associazioni di idee, non si riesce a stare sul pezzo, da link a link finisci chissà dove, non ti concentri più e intanto l'argomento principale, cioè la ricerca della felicità, non viene mai trattato nella sostanza, ma abbiate pazienza adesso, o quasi, ci arriviamo e sarete finalmente felici, chiusa parentesi), noi possiamo spostarle, le gambe, all'interno della loro sede, avanti e indietro, a destra e a sinistra, piegarle, insomma non sono fisse.
In teoria potevamo esistere con dei cubi, o dei parallelepipedi, sotto il bacino.
Invece abbiamo gambe mobili e piedi per stare in equilibrio.
Come compito a casa, da svolgere nei prossimi due giorni, Chiedetevi perché.
(segue)

W.B.

lunedì 16 febbraio 2015

La ricerca della felicità (21)


A volte i problemi complessi hanno soluzioni semplici.
Doppiovubi, a mezzo secondo dalla fine, si era reso conto che non sarebbe stato necessario cessare l’intero blog. Bastava interrompere la Storia dell’Alieno, lasciarlo lì così, con la pistola-laser in mano, e riprendere la serie interrotta l’ormai lontano 5 gennaio 2015, sulla Ricerca della Felicità.
Ovviamente non saprete mai che, quando mancavano solo più due decimi di secondo, un commando di assaltatori fece irruzione nel locale tabaccheria, e non saprete mai come reagì l’Alieno.
Vi basti apprendere che i M*****ONI hanno tempi di reazione di un decimo di secondo.
Né, ovviamente, saprete mai che, al CAEAP 2, secondo Corso Avanzato di Emergenze su Altri Pianeti, proprio mentre si parlava del protocollo OWK - e dell’eventuale famigerato DSP - il Nostro Alieno si era addormentato e russava sonoramente sulla poltroncina di velluto blu, e si era perso proprio la parte in cui l’anziano Professore spiegava che ormai da svariati millenni il DSP non si usava più, anche perché il raggio verde distruttore di pianeti costava troppo, in termini di bolletta della luce, e il rapporto deficit-PIL nemmeno quell’anno era rientrato nei parametri fissati dall’Unione Intergalattica.
Ma quel che è fatto è fatto, torniamo alla ricerca della felicità.
Lasciamo perdere, almeno per ora, la letteratura asservita al denaro, e Agatha Christie, e Dave Eggers, anche se lo stesso William Shakespeare, qua e là citato, era uno che re-investiva in proprietà immobiliari i proventi della sua fiorente attività di drammaturgo e commediografo, o drammagrafo e commediurgo, e anche se lo stesso Doppiovubi, con i proventi derivanti da questo blog, solo nell’ultimo anno si è comprato sei amplissimi appartamenti a Porta Nuova, e Vi ringrazia per le copiose donazioni e per quelle a venire, lasciamo dunque perdere il connubio denaro-pubblicazioni, e torniamo alla ricerca della felicità, ammesso e non concesso che il tema della letteratura, e lo stesso tema del denaro, non abbiano niente a che vedere con la felicità, il che appunto è tutto da dimostrare.
Ma andiamo con ordine.
(segue)
W.B.