martedì 31 dicembre 2013

La paura del buio



Il mostro è dunque – come dice la Dariona - uno che fa il buio, cioè qualcosa che genera paura.
Se una chimera ti si avvicina facendo le fusa, non la consideri di certo un mostro.
Gli è che ciò che devia dalla normalità, il diversissimo, spaventa. Spaventa perché il cervello non è abituato a catalogarlo come abituale. E ciò che è diverso potrebbe essere potenziale fonte di pericolo. Non hai esperienze, non conosci quello che potrebbe accadere.
E’ l’ignoto che genera paura. E’ quello che non conosci, che temi (*).
E’ per questo che la Dariona chiama mostro “ciò che fa il buio”. Dentro il buio non sai cosa si cela. Per questo il buio fa paura (**).
Quando hai razionalizzato l’anomalo – che sia Shrek, Goldrake, Renato Brunetta o la chimera – non ne hai più paura, l’anomalo diventa normale.

(segue)

W.B.

(*) Sul punto vanno fatte due osservazioni importanti. La prima. Quello che per definizione non conosciamo è quello che, nemmeno volendo, possiamo conoscere. A ben riflettere, l’uomo non può conoscere solo un’entità: quella situata nel futuro. Il futuro è inconoscibile, per quanto l’uomo cerchi di imbrigliarlo (cfr. la statistica e il calcolo delle probabilità). Proprio perché è inconoscibile, e quindi sconosciuto al massimo grado, il futuro fa paura. Di qui l’ansia e la preoccupazione per il domani. Se sapessimo esattamente che cosa ci aspetta domani – per averlo visto, come in un film – non saremmo preoccupati o in ansia. Al più saremmo tristi e addolorati, se si tratta di un evento negativo, o contenti e gai, se si tratta di un evento positivo. La seconda osservazione. Un modo importante per vincere la paura di un entità è conoscerla, studiarla, esaminarla, farne esperienza. Se hai paura dei ragni, il modo migliore per debellare questa paura consiste nello studiare la vita dei ragni, nei minimi particolari. Non si arriverà ad amarli, forse, ma probabilmente la paura cesserà. Se hai paura di parlare in pubblico, l’antidoto è farne esperienza, buttarsi a capofitto nel problema e parlare in pubblico appena ti è possibile.
(**) Uno dei miei incubi ricorrenti, da bambino, che mi ha accompagnato per anni, è il seguente. Mi trovo solo in casa. C’è il buio. Mi avvicino all’interruttore della luce, di una stanza in particolare. Lo premo e non succede niente. Ne provo un altro. Nulla. In tutta la casa manca la corrente. Da una stanza – la stanza che temo, completamente oscura – sento che qualcosa mi afferra, e mi trascina nel buio. Io lotto disperatamente, ma la cosa mi avvinghia ed è irresistibile. Sono terrorizzato, perché nel buio non so cosa c’è. Col tempo poi – negli anni – l’incubo si è in certo qual modo evoluto. Mi trovo in un qualunque ambiente, e cerco di accendere la luce. Quando mi accorgo che la luce non si accende, realizzo che a) il format della cosa che mi avvinghia e mi trascina nel buio sta per accadere; b) si tratta di un sogno; c) cerco di svegliarmi dal sogno e in genere ci riesco prima che la cosa cominci a trascinarmi.

lunedì 30 dicembre 2013

Cartellino giallo



Per capire dunque che cosa sia esattamente un mostro, cominciamo dall’etimologia (*).
In latino il verbo “monère” significa “avvisare”, “ammonire”.
E’ la divinità, in origine, che fa comparire qualcosa – il “mostro”, appunto – per ammonirti.
Per farti fare, o per non farti fare, qualcosa.
La divinità può essere benigna, o anche maligna.
Per colpire le tue emozioni, la divinità fa apparire un prodigio, qualcosa di anomalo, qualcosa che devia dal corso normale degli eventi.
Ma questo non ci basta.
Secondo il mio augusto parere, la chimera non è “mostro” perché è fatta di parti diverse – anche Goldrake è fatto di parti diverse, ma nessuno lo ha mai qualificato come “mostro”, anzi – ma per il suo comportamento, che genera terrore o, comunque, sensazioni negative.
Il mostro è dunque – come dice la Dariona - uno che fa il buio, cioè qualcosa che genera paura (**).

(segue)

W.B.

(*) Ricordo qui che siamo partiti dall’idea di chimera. La chimera è definita come un “mostro”. Provare a ridurre in termini semplici l’idea di “mostro” significa trattar le parole – il codice linguistico – come se si trattasse di molecole. Riuscire a ridurre le parole in altre parole, più facili e comprensibili, equivale a scomporre una molecola complessa nei suoi elementi. In buona sostanza, la chimica applicata alla semantica. 
(**) Per tornare ai dissennatori, e quindi alla Rowling, vi sono ancora debitore del fatto incredibile. Nel 2013 è uscito il libro The Cuckoo’s Calling, che significa Il richiamo del cuculo. Si tratta di un poliziesco o, come si dice oggi, di un thriller. L’autore è un esordiente, Robert Galbraith. Secondo Repubblica, il libro ha venduto, alla sua uscita, millecinquecento copie in tre mesi, il che significa cinquecento copie al mese. E’ probabile che dopo tre mesi il trend  vada in discesa. Cioè, non c’è nessuna speranza per il povero Robert. Deve tornare a fare l’impiegato. Orbene, il fatto straordinario è che dopo quei tre mesi la Rowling è uscita allo scoperto e ha rivelato, Robert Galbraith sono io, l’ho scritto io quel libro. Dopo la rivelazione, il libro ha venduto 7,5 milioni di copie in una settimana. Il fatto è inquietante. Sul punto, vi invito a rileggere il mio post del 14 giugno 2011 (“Il Custode Daniel”), per ben comprendere il quale occorre anche rileggere i due post che lo precedono.

venerdì 27 dicembre 2013

Il Dissennatore



Quindi, tutti i vocabolari e le enciclopedie cominciano la definizione di “chimera” con la parola “mostro”.
Il bambino sa che un mostro è una cosa brutta (*).
Ma soltanto perché gli hanno detto che “mostro” è una cosa brutta e paurosa.
La parola “mostro” non è intuitiva. Non fa parte del corredo linguistico di base.
Ho provato a chiedere alla mia Dariona, che ha quattro anni e mezzo abbondanti, cinque a febbraio, che cos’è un mostro.
La definizione - dopo tre secondi circa di ponderazione - è stata testualmente: uno che fa il buio (nel senso di “genera” il buio).
L’evangelista Giovanni avrebbe molto da commentare, su questa definizione.
Le idee semantiche dei bambini non sono ancora state inquinate dai vocabolari. La loro opinione è basilare.
Di conseguenza, ho chiesto alla Dariona di disegnarmi un mostro, e lei mi ha disegnato un dissennatore (in inglese dementor), una specie di fantasma nero svolazzante, senza faccia, con fauci spaventose che ti risucchiano la felicità. Il dissennatore compare nel film Harry Potter e il prigioniero di Azkaban (2004) (**).
E’ curioso scoprire che nella definizione scritta di dissennatore, anche nella informatissima Harry Potter Wiki, non compare mai la parola mostro.
Il fatto che un bambino, come modello di mostro, abbia disegnato un essere che ha visto al cinema o in TV, significa che l’idea di mostro non è innata. Ammesso - e non concesso - che ci siano idee innate, in un bambino.

(segue)

W.B.

(*) Cfr. Monsters & Co., Disney-Pixar, 2001. Tuttavia, come vedremo oltre, i “mostri” che compaiono in questo film non spaventano nessuno, anzi. 
(**) "Dissennatore" è una traduzione stupenda per "dementor". Si noti incidentalmente che in tale film l’attore protagonista, Daniel Radcliff, che è nato nel 1989, ha già quindici anni; nell’ultimo film, Harry Potter e i doni della morte 2 (2011), ha addirittura ventidue anni. Ancora più incidentalmente, si noti che l’attore che interpreta il cugino Dudley oggi è magrissimo. In generale, questo è il luogo giusto per rammentare un fatto che ha dello straordinario (ma nemmeno più di tanto). Tutti conoscono J. K. Rowling, l’autrice dei sette libri che raccontano la saga di Harry Potter. Stiamo parlando di libri che hanno venduto svariati milioni di copie. Ora il fatto straordinario su J. K. Rowling, essendo troppo lungo per questa sede, sarà raccontato in nota al prossimo post.

martedì 24 dicembre 2013

Come si scrive un'enciclopedia



Il punto è che il redattore della voce di Wikipedia ha scritto “mostro”.
Ha scritto che la chimera è un “mostro”. Già lì, ci troviamo di fronte a una prima difficoltà.
“La chimera è un mostro…”.
Tutti i vocabolari e tutte le enciclopedie - che si copiano un po’ gli uni con le altre, quando devi scrivere un vocabolario ex novo devi pur cominciare da un altro vocabolario, è come costruire una gru, come fai a costruire una gru se non disponi già di un’altra gru più alta (*) – cominciano la definizione di “chimera” con “mostro”. Ed è noto che la prima parola di una definizione è la più importante, perché definisce la categoria. In teoria si può immaginare un vocabolario/enciclopedia, fatto solo di categorie, dove a ogni parola corrisponda non una definizione completa, ma solo una parola, ovvero la sua categoria. Per esempio, alla voce “suncus etruscus” troveremmo soltanto la parola “mammifero” (**).

(segue)

W.B.
 
(*) Ricordo che ventitré anni fa su Radio Popolare, durante una afosissima nottata, ascoltai una puntata di Autan: dalla parte degli zanzari. Il tema era quello della costruzione delle gru. Telefonavano da casa e ognuno diceva la sua sul mistero della costruzione delle gru. Alla fine i conduttori accettarono la versione di un ascoltatore – che sembrava perito della materia – il quale aveva suggerito che per costruire una gru ci vuole un terrapieno. Si tratta evidentemente di una cazzata - come la storia secondo la quale raccogliendo i tappi di plastica delle bottiglie si comprano ambulanze, leggenda sulla smentita della quale mi cimenterò quando avrò voglia e tempo, cioè, penso, mai -, ma io per anni ci ho creduto (al terrapieno). 
(**) Il suncus etruscus è il mammifero più piccolo del mondo. Se volessimo essere rigorosi, questa enciclopedia immaginaria dovrebbe più correttamente definirlo come animale. Se volessimo essere ancora più rigorosi, dovrebbe essere definito soltanto come essere vivente (o organismo vivente). In realtà la definizione è un insieme di categorie – scatole cinesi di categorie. Dire che il suncus etruscus è un mammifero, significa dire – sinteticamente – che è un essere vivente, che è un animale, e che è un mammifero. A latere di questa immaginaria enciclopedia ce ne vorrebbe un’altra, contenente tutte le categorie, sotto forma di diagrammi ad albero. Per esempio, quasi tutti i dizionari cominciano la definizione di “mostro” con “essere” o “essere vivente”. Ragionando al contrario, nella categoria degli “esseri viventi” troviamo i mostri. Il che equivale a dire che mostri e mammiferi appartengono alla stessa categoria: qualcosa in comune ce l’hanno. Tutto ha in comune almeno qualcosa con tutto il resto, perché l’origine delle cose - reali o immaginarie - è unica (il che costituisce la mia personale prova dell'esistenza di Dio). La prova di Doppiovubi dell'esistenza di Dio potrebbe essere definita la "prova semantica". A proposito - anche se in pochi si ricordano che domani si festeggia il compleanno di Gesù, che è tutt'altro che un'occasione per stare insieme in famiglia e mangiare e scambiarsi regali - buon Natale a tutti.

lunedì 23 dicembre 2013

Tecniche di lettura lenta



La chimera “è un mostro mitologico con parti del corpo di animali diversi”, dice Wikipedia.
A parte il verbo “essere” – su cui Martin Heidegger ha scritto una monografia complessissima, e, prima ancora, i filosofi dell’antichità si sono spaccati il cervello, per la sua contrapposizione al divenire – su “parte”, “corpo”, “animale” e “diverso”, non dovremmo avere problemi particolari (*), si tratta di quattro parole che formano il patrimonio linguistico base di un operaio – con tutto il rispetto per un operaio.
Un bambino di quattro anni le capisce tutte e quattro, queste parole. E’ vero che, sin qui, non sappiamo ancora quali animali siano. E il cervello è costretto ad aprire una finestrella, a memorizzare – seppur per pochi secondi, perché di lì a poco compariranno i nomi degli animali diversi – che si tratta di animali diversi.
Un piccolo sforzo mentale c’è.
Andare dritti, e leggere subito il seguito, toglie la sorpresa. Fermiamoci qui. Che poi è il bello di leggere lentamente. Prima che arrivi il seguito, il cervello è in movimento, perché deve anticipare, ipotizzare, provare, costruire e decostruire poi. La lettura lenta – sono un promotore della lettura lenta – è molto più faticosa della lettura veloce. Se leggi lentamente, fai con quello che hai, e il cervello è costretto ad andare a ricercare i collegamenti neuronali che ha già a disposizione, pescando nella memoria e rafforzando tutto quello che incontra, i percorsi pregressi. E’ come rileggere i propri vecchi appunti su un argomento, alla ricerca di qualcosa. Mentre rileggi, ricordi cose che credevi di avere dimenticato.
Non sappiamo neanche quali parti siano, di questi animali diversi. Naturalmente, dimenticatevi che vi ho detto che in greco chimera vuol dire capra (**). Anche se dimenticare è impossibile. Esistono le tecniche per ricordare, ma non quelle per l'oblio.
Potrebbero essere una zampa di lupo, ali di aquila, becco d’anatra. Potrebbero essere qualunque cosa.
Il punto è che il redattore della voce di Wikipedia ha scritto “mostro”.

(segue)

W.B.

(*) Non è poi così vero. La definizione di “animale” non è semplice. Solo per dirne una, secondo alcuni biologi i batteri sono animali (il che vorrebbe dire che non esiste un vegetariano assoluto, essendo noto che sulla frutta e sulla verdura i batteri ci sono, eccome).
(**) In effetti, per essere onesti, “chimaira”, cioè chimera, è "capra" in greco antico. In greco moderno capra si dice “katsìka”. Se però avessi preso il greco moderno, tutti i giochi di parole di due post fa non avrebbero avuto significato.