martedì 19 luglio 2011

Inherent Vice.

Dopo lunghissima riflessione, durata da gennaio a oggi, Doppiovubi ha alfine speso venti preziosi suoi euro, trasferendoli così, quanto meno in parte, al patrimonio della Einaudi, per acquistare Vizio di forma di Thomas Pynchon. Quando però Doppiovubi ha fatto mente locale sul grave fatto secondo cui Einaudi aveva pubblicato L'incanto del Lotto 49, mentre i veri capolavori, come L'arcobaleno della Gravità e V., se li era presto accaparrati la Rizzoli, ha tremato un poco, perché conosce abbastanza bene L'incanto e in parte condivide il dovizioso quanto taglientissimo post recensivo, o re-censorio, di PIM su quel diciamo romanzo. C'è poi da aggiungere che in America Inherent Vice è uscito il 4 agosto 2009, e la traduzione del mitico Bocchiola è arrivata nel gennaio 2011, cioè "solo" diciotto mesi dopo. Against the day, al contrario, era uscito negli USA il 21 novembre 2006, ma prima che la Rizzoli lo pubblicasse passarono più di due anni e mezzo. Doppiovubi si è detto, Forse stavolta Einaudi ha fiutato l'affare e si è fiondata per prima sul Thomas, arruolando ancora il buon Bocchiola (o forse, più semplicemente, la traduzione è stata molto più laboriosa, perché Contro il giorno consta di ben più di mille pagine). Ma ormai è inutile recriminare, i venti euro sono finiti a Torino, in via Biancamano n. 2. Quindi proviamo a leggerlo, e speriamo bene.



Doppiovubi è arrivato in scioltezza a pagina 114 di 470 (ossia al 24,2%, percentuale significativa per cominciare a tentare un giudizio non superficiale), e il terrore di trovarsi innanzi a un nuovo Incanto è cresciuto vieppiù; gli ingredienti c'erano tutti. Poi Doppiovubi si è detto, Non ho capito niente. Ha ricominciato da capo. La seconda volta ha letto parola per parola, soffermandosi su ogni frase, cercando di comprendere tutto, inseguendo significati occulti e gustando la struttura perfetta di ogni frase, di ogni paragrafo, di ogni capitolo, gli elenchi dosati e le parentesi nelle parentesi all'interno di altre parentesi, in quello che banalmente si potrebbe definire un gioco di scatole cinesi ma che in realtà è la trascrizione del funzionamento delle associazioni dei neuroni di chiunque di noi. Ed ecco che Doppiovubi ha goduto, e ha capito che Pynchon non va letto per scoprire la fine della fabula (o del plot, in questo caso). La trama è del tutto irrilevante, è l'occasione, il pretesto per entrare in un mondo diverso, che è il suo ma anche il nostro. I libri di Pynchon potrebbero durare mille o centomila pagine. Non importa. Quello che è importa è il viaggio, non la destinazione, come nella vita, in realtà, perché il senso e il bello della vita sono il vivere inteso come percorso in divenire, non certamente il conseguire risultati, non è possibile nella vita conseguire alcun reale risultato, l'unica vera destinazione - comune - essendo la fossa, che non è poi un bel risultato. Tornando alla destinazione letteraria - avulsa dal completamento del tomo, in quanto l'atto di folgorazione e/o illuminazione è raggiungibile in qualsiasi momento - potrebbe essere l'auto-conoscenza di sé, attraverso l'auto-conoscenza dell'altro. Grazie Thomas. Grazie.



Poi Doppiovubi, salendo sul puzzolentissimo tram n. 14, ha visto una signorina che estraeva tutta felice dalla borsetta Il tempo che vorrei di Fabio Volo. E se conoscete solo un po' Doppiovubi, forse siete in grado di indovinare che cosa ha pensato.



W.B.

Ad avancarica.

L'esercito inglese avanza compatto verso di noi. I soldati nemici tengono i fucili all'altezza della cintura con le baionette già innestate, e marciano tenendosi a braccetto. Il tamburino e il pifferaio dettano i tempi del loro incedere ritmico. Sembrano impavidi. Noi francesi, al di qua della piana, siamo schierati in ginocchio, come per chiedere perdono anzitempo dei morti che faremo. I nostri moschetti sono già carichi e puntati, ma dobbiamo aspettare il segnale del comandante. Le mani ci tremano. Se spariamo troppo presto, non avremo il tempo di ricaricare, e gli inglesi si abbatteranno su di noi di corsa, e ci faranno a pezzi con le baionette. Dobbiamo aspettare il segnale del comandante. Se riusciremo a cogliere il momento giusto per sparare, potremo fare più morti, e lo scontro corpo a corpo sarà più facile per noi. Dobbiamo aspettare il segnale del nostro comandante. Ho paura.



Quando Doppiovubi ripensa a Barry Lyndon di Stanley Kubrick, nella sua mente appaiono immediatamente due immagini a flash. La prima, è il volto di Redmond che osserva con sguardo stupito, stranito, addolorato e deluso, e con due meravigliose narici allargate, sua cugina Nora ballare gaia con il capitano Quinn, e in quella specifica scena abbiamo già bello pronto, come un sofisticato sugo Barilla, il riassunto completo di qualsiasi rapporto uomo-donna mai svoltosi sulla faccia della terra dai progenitori a oggi. La seconda immagine è quella dell'esercito inglese che marcia compatto sulla pianura, al suono del tamburo e del piffero, contro i francesi. Gli inglesi cadono come mosche, è questione di pura fortuna sopravvivere o meno alle scariche di palle sparate dai moschetti francesi. Redmond osserva con lo stesso stupore i suoi vicini di plotone accasciarsi, ma, come tutti gli altri, avanza imperterrito. Quando nella mente di Doppiovubi compare questo secondo flash, Doppiovubi in qualche recesso del suo cervello ode in sincrono all'immagine anche la traccia audio della melodia del tamburino e del pifferaio, e inevitabilmente per il resto della giornata nei ritagli di tempo Doppiovubi prende a fischiettare il motivetto degli inglesi che marciano e muoiono sulla piana.



Doppiovubi legge da WP, copia e incolla: "Ecco come avveniva lo sparo: il moschettiere estraeva dalla cartucciera la cartuccia di carta, contenente una dose di polvere e la palla di piombo calibro .70, ne strappava la sommità con i denti e infilava tutto nella canna dell'arma; dopo di che sfilava il calcatoio dall'alloggiamento sotto la canna e lo pigiava a fondo nella canna; metteva la polvere fina, solitamente contenuta in una fiaschetta rigida, nello scodellino, ne chiudeva la martellina (o chiusino, fungeva anche da coperchio dello scodellino) e armava il cane: tirando il grilletto il cane sfregava contro la martellina generando scintille: queste infiammavano la polvere fina dello scodellino che diffondeva il fuoco nella culatta causando l'esplosione della polvere grossa. I moschettieri più addestrati potevano sparare 3 o 4 colpi al minuto; solitamente si sparavano 2 colpi per poi procedere all'attacco con la baionetta: l'introduzione della baionetta su questi fucili rese inutile la picca poiché anche il moschettiere poteva combattere corpo a corpo (utilizzando l'arma da fuoco anche come asta o picca).". In altro luogo Doppiovubi ha letto che per compiere come si deve lo strappo iniziale con i denti, occorrevano i denti, appunto, e all'epoca di bocche sgangherate ce n'erano molte e per questo specifico motivo i soldati sdentati venivano esonerati, ma dato che di furbi ce ne sono sempre stati, chi si strappava i denti apposta per essere esonerato dalla battaglia - il che accadeva per davvero - veniva messo in prigione e colà marciva.



Doppiovubi ha già scritto non molto tempo fa che ci sono azioni giuste e azioni sbagliate, e in qualche modo, per operare un parallelismo con la geometria e la fisica, potremmo anche dire che le tre dimensioni geometriche corrispondono al contenuto delle azioni, in altre parole, potremmo descrivere geometricamente nello spazio tridimensionale il contenuto delle azioni, se riuscissimo a inventarci una corrispondenza matematica tra tutti i contenuti possibili e tutte le loro posizioni possibili nello spazio. Una volta descritte nello spazio le azioni, forse sarebbe possibile addirittura consultare lo spazio e andare lì a ricavare quali siano le azioni giuste e le azioni sbagliate, avremmo almeno delle coordinate geometriche e forse tutto sarebbe più facile. Doppiovubi non è sicuro per niente che i suoi lettori abbiano compreso l'abbinamento tra il contenuto delle azioni e la loro posizione spaziale, anzi è quasi convinto che i suoi lettori abbiano pensato che Doppiovubi ha qualche problema; per converso è convinto che qualcuno abbia compreso, ne basta anche uno solo e Doppiovubi è contento. Orbene, una volta posto il piano spaziale delle decisioni, dove possiamo ritrovare le azioni giuste e le azioni sbagliate, x, y e z ci danno qualche riferimento, ci aiutano a non sbagliare - un'altra volta Doppiovubi parlerà dell'idea che ha avuto, quella di un Uomo che non Sbaglia Mai, in sostanza la storia di un uomo che non commetteva errori mai, e infatti il racconto si chiamerà L'uomo che non commetteva errori - ci aiutano a non sbagliare, dobbiamo fare i conti con la quarta dimensione, diciamo quella temporale, per dirla con Minkowski. Le azioni sul nostro quadrante tridimensionale possono anche essere individuate come giuste spazialmente. Ma non è detto che lo siano temporalmente.



Ed ecco che Doppiovubi perviene al punto focale di questo post: c'è un momento giusto per compiere un'azione, e un momento sbagliato per compiere la stessa azione. E l'azione giusta compiuta nel momento sbagliato ontologicamente cambia la sua natura e diventa per questo solo fatto sbagliata. E' il kairos di cui Doppiovubi già parlò, è il momento opportuno.



Dobbiamo aspettare il segnale del nostro Comandante.



W.B.

venerdì 15 luglio 2011

11 settembre.

Da tutta la sua vita Doppiovubi ha un sogno ricorrente. Sogna di trovarsi in una città, normalmente la sua città, e di assistere a una scena terrificante. Ode lontano il rombo dei motori di un aereo che si avvicina, guarda in alto, vede effettivamente un velivolo - normalmente di grandi dimensioni, diciamo un 747 - e improvvisamente sa che quell'aereo sta per cadere. Cadrà in mezzo alle case, nel centro abitato. Lo sa con certezza. E in effetti, dopo pochi secondi, Doppiovubi vede che l'aereo sta perdendo quota sempre di più, sino a quando non scompare dalla vista, proprio in mezzo agli edifici. Un'esplosione, e una nube di fuoco che si innalza verso il cielo. Doppiovubi si sente, a quel punto, immancabilmente in colpa per aver saputo anzitempo della caduta: quasi che l'avesse causata lui. Qualche notte fa Doppiovubi ha fatto cadere addirittura due aerei, nel centro di Milano, uno proprio in piazza Duomo, l'altro in via Mazzini. Il contesto era crepuscolare: l'esplosione, così, è stata ancora più spettacolare. E' comprensibile, dunque, che Doppiovubi abbia vissuto la tragedia americana in modo molto particolare - molto sentito - rispetto a chiunque altro. Se qualche psicologo di buona volontà desidera fornire la sua interpretazione, si faccia pure avanti.




W.B.




Ombre, tigri, o niente.

Qualche tempo fa, Doppiovubi ha cominciato a parlare in giro della sua idea di comprarsi una moto. Doppiovubi non è mai salito su una moto: non sa neanche come si cambino le marce, né quante siano esattamente. L'unica esperienza di Doppiovubi con le due ruote è stata - oltre ovviamente alla bicicletta - lo scooter, con, al massimo, duecento centimetri cubici di cilindrata.


Ed ecco che sono scattati i consigli. F.Z. ha cominciato a parlargli della Honda Shadow, o della Honda Rebel, quali moto adatte a lui (conoscendo la lentezza di Doppiovubi); il Condore, invece, si è lanciato a spingere l'acquisto di una moto come la Triumph Tiger, argomentando con l'altezza di Doppiovubi, più adatta, a suo dire, a una moto poderosa, che non a una moto simil-Harley Davidson, che, sempre a suo dire, sarebbe una moto da "fighetti e da nanetti" (sic). Dal canto suo, l'amico M.P., che si è appena comprato una gloriosa Honda VFR - che tra parentesi Doppiovubi giudica bellissima - ha lasciato a Doppiovubi piena libertà di coscienza sull'acquisto. PIM non è entrato in competizione.


Doppiovubi è così caduto in una fase di confusione. Ha cominciato a guardare le moto che passavano per la strada, cercando un segno, una vibrazione interiore. Vibrazione che inaspettatamente è arrivata con una Ducati Testastretta 749s giallo-canarino, che, per un neofita come lui, probabilmente equivale a stipulare un accordo con un'impresa di pompe funebri: a questo punto, tanto varrebbe orientarsi sulla Dodge Tomahawk, 480 km/h dichiarati, cinquecento cavalli e più di mezzo milione di dollari di prezzo (il prezzo non è un problema, semmai ci sarebbe da discutere sul fatto che si tratti ancora di una moto, avendo quattro ruote, in realtà).


E' chiaro, comunque, che Doppiovubi stava pensando seriamente alla Shadow, soprattutto per l'affidabilità del consigliere, F.Z., il quale ha dichiarato di essere in grado, dalla semplice visione di un qualsiasi singolo pezzo, di risalire alla moto che lo contiene.


Orbene, quarantotto ore fa Doppiovubi stava camminando e all'improvviso si è arrestato. In un momento di lucidità, ha capito che le moto non gli piacciono, che non gli sono mai piaciute, che non è per niente allettato dall'idea di farsi un giro in moto, e che non ha mai avuto alcuna intenzione di salire su una moto. Doppiovubi è uomo lento, che cammina, con le sue proprie gambe, e intanto riflette. Doppiovubi non ama la velocità.


E allora, si chiederanno i lettori di Doppiovubi, perché tutta la manfrina dei consigli e della scelta? Doppiovubi, nel suo momento di auto-consapevolezza, ha compreso di avere avuto voglia di partecipare a un gruppo - quello di quelli che guidano le moto - per poter dire la sua, per non essere da meno, e forse per dimostrare qualcosa a qualcuno. Ma il tempo di dimostrare qualcosa agli altri è finito.


Doppiovubi non comprerà alcuna moto, mai, e - sapete cosa c'è?


E' felice così.



W.B.





martedì 12 luglio 2011

L'essenziale.

"Iniziate la costruzione di una casa: alcune settimane o alcuni mesi dopo, la casa è lì, ben visibile. Ma se decidete di creare qualcosa nel campo spirituale, nessuno vede niente, nemmeno voi. Allora, davanti a questa assenza apparente di risultati, siete assaliti dal dubbio, e a tratti siete tentati di abbandonare ogni cosa per gettarvi, come tutti, su un’attività il cui risultato sia ben visibile e tangibile. Fate come volete, ma un giorno, seppur fra i più grandi successi, sentirete interiormente che vi manca qualcosa. Perché? Perché nonostante le vostre molteplici attività, non avete toccato l’essenziale, non avete ancora seminato nulla nel mondo della luce, della saggezza, dell’amore, della potenza e dell’eternità. Un giorno, comprenderete che soltanto le vostre creazioni interiori sono veramente reali, perché sono le sole ad avere radici in voi. Quando partirete per l’altro mondo, avrete nella vostra anima, nel vostro cuore, nel vostro spirito delle pietre preziose – delle qualità e delle virtù – da portare con voi, e il vostro nome sarà scritto nel Libro della vita eterna."

[Omraam Mikhaël Aïvanhov]

lunedì 11 luglio 2011

Sabotaggio!

"Molti sono così preoccupati di perdere la persona che amano da arrivare a sabotare la loro stessa felicità. La loro preoccupazione per la possibile fine della relazione arriva a diventare concreta. Si preferisce andare incontro all'evento temuto, invece di restare nell'attesa che si verifichi."

[Srinivasan S. Pillay, Life unlocked]

124.

E con questo post celebrativo, Doppiovubi vuole festeggiare il fatto che, nel 2011, ha scritto più post che non nel 2007, 2008, 2009 e 2010 messi insieme. E bravo Doppiovubi.



D'altra parte, il numero dei lettori di Doppiovubi rimane sempre invariato. E bravo Doppiovubi.


W.B.

Un conto sono Erik Estrada e Larry Wilcox.

Ben altro conto sono i Vigili urbani, altrimenti detti 'polizia locale'.

Scendono lentamente dalla loro bella auto bianca e verde, con gli occhiali da sole e il cinturone penzolante, e si aggiustano il cavallo dei pantaloni.

W.B.

venerdì 8 luglio 2011

Inaccettabili.

I tranvieri (o tramvieri) con gli occhiali a specchio e il colletto della 'polo' sollevato.

W.B.

giovedì 7 luglio 2011

The Gate.

Oggi Doppiovubi intende parlare della preghiera.



E' d'uopo, però, una parentesi introduttiva.

Qualche giorno fa Pim, che ha sicuramente qualche contrasto interiore con riferimento al suo rapporto con l'Eterno, ha detto a Doppiovubi che Doppiovubi non è onesto quando scrive i suoi post in tema cristologico, quella che lo stesso Pim chiama la 'deriva cristologica' di Doppiovubi, e non sarebbe onesto perchè, secondo Pim appunto, Doppiovubi alle cose che scrive non ci crede, o, se ci crede, allora è grave perché si trova su una china pericolosa.

Orbene, Doppiovubi - e questa sarebbe la parentesi introduttiva essenziale - vuole qui chiarire in maniera cristallina quanto segue: purtroppo, e sottolinea purtroppo, Doppiovubi non crede in Dio come si dovrebbe, ossia in modo completo, totale, assoluto, incondizionato, cioè, in altre parole, Doppiovubi pensa che O si crede o non si crede, non ci sono zone grigie, o è zero o è uno, insomma, qui ci vorrebbe uno che sa di universi tassellati - pregasi cercare su Google 'universo tassellato' e seguire il primo link che esce -, ma in ogni caso o si crede o non si crede, appunto.

E' anche vero che la fede totale, senza dubbio alcuno mai, non è umana, se l'uomo è uomo, e dunque per definizione imperfetto, non può esistere la fede totale, così quando Doppiovubi intende 'uno', intende una fede che si avvicina moltissimo all''uno', così come Doppiovubi pensa che non ci sia uno 'zero' assoluto, fuor di metafora un uomo che non abbia dubbio alcuno sul fatto che Dio non esista, ossia secondo Doppiovubi non esiste al mondo uomo con fede cieca in Dio, come non esiste uomo al mondo ateo al cento per cento.

Questo non significa che non valga il suddetto principio O si crede o non si crede. Per Doppiovubi, avere una fede tiepida significa non avere fede. Accettare Cristo a intermittenza, specialmente quando le cose non vanno bene, significa non accettare Cristo, punto. Bisogna essere onesti.

Certo, si può percorrere un sentiero, che magari ti avvicina alla fede, ma su quel sentiero trovi un cancello, e devi decidere: o lo varchi o non lo varchi. O di qua o di là.

Ecco, Doppiovubi staziona davanti a quel cancello e lo sta osservando da un bel po'; in realtà ha paura a varcarlo, paura in sè paradossale, in quanto, nella teoria, andare dall'altra parte dovrebbe solo rendere la vita migliore. Stare al di qua, se non vuol proprio dire essere in quella che gli scrittori motivazionali chiamano zona di comfort, quanto meno significa non alterare equilibri consolidati; pensare di poter riporre fiducia totale nell'Eterno, se da un lato può portare gioia e sicurezza, dall'altro lato ti fa temere di allontanarti dal mondo, mondo nel quale soffri, è vero, ma soffri in un certo equilibrio consolidato, al quale ti sei abituato e gli uomini, come si sa, col tempo, si abituano a tutto.

Detto questo, deve essere chiaro a Pim, e a tutti i lettori di Doppiovubi, che Doppiovubi è al di qua del cancello. Doppiovubi, secondo la sua definizione di fede di cui sopra, non crede. E dunque, quando Doppiovubi parla del Vangelo, disquisisce su Gesù, cita versetti, non sta giocando al Pastore evangelico, non sta prendendo in giro nessuno, e nemmeno se stesso; bensì descrive una situazione, la descrive come la descrivono quelli che credono davvero.

Sempre nella metafora, egli descrive quello che gli altri dicono esserci al di là del cancello, quello che loro vedono; ma Doppiovubi, lui, oltre il cancello non vede (ancora) niente.


Questa parentesi era indispensabile, perché dato che Doppiovubi sta per parlare del concetto di preghiera, evidentemente l'equivoco si sarebbe posto nuovamente, e Doppiovubi è stufo di ambiguità ed equivoci: egli agogna la chiarezza e la semplicità. Sempre di più.


Da un po' di tempo a questa parte il Doppiovubi si arrovella sul significato della preghiera, o, se vogliamo, sulla funzione della preghiera.

Sulla preghiera è stato detto tutto e il contrario di tutto.

Intendiamoci. Doppiovubi è ignorante, le parole che seguono non vogliono essere saccenti o arroganti. Doppiovubi sa benissimo che quello che sta per dire pecca di superficialità estrema, e che menti poderose per millenni hanno analizzato e studiato a fondo quello che indegnamente Doppiovubi sta per scrivere. Perdonatelo in anticipo, per la sua ingenuità.


Qualcuno definisce la preghiera il 'dialogo' con Dio, ma è arduo un dialogo quando l'interlocutore, ancora una volta per definizione, non ti risponde mai (salvo quello che spesso si dice, cioè che in realtà Dio risponde benissimo e per davvero, ma la nostra mente è talmente assordata dai pensieri, che non siamo in grado di sentire (non 'ascoltare', ma proprio 'sentire') le sue risposte - Pim apprezzerà la minuscola in 'sue', ma non si ripeterà più. Nel film "Io sono leggenda", si passerà la citazione cinematografica non proprio dotta, Anna dice a Robert Neville che Dio ci parla e ci risponde, ma siamo noi a non sentirlo: c'è troppo rumore nella nostra vita. Per ascoltare Dio occorre silenzio. Ma resta l'obiezione iniziale: più che un dialogo, appare come un monologo, e per questo è frustrante. E per questo l'uomo - non vedendo risultato - smette di pregare, o non comincia nemmeno.


Secondo altri la preghiera ha una funzione di costante ringraziamento, e allora l'obiezione è abbastanza facile, è comodo ringraziare quando le cose vanno bene, ma quando hai un tumore al pancreas è meno spontaneo, anche se i musulmani, quando si salutano, si chiedono in arabo, Come va, e la risposta è sempre, Bene, ringraziamo Allah (anche in caso di tumore al pancreas), perché secondo loro già il fatto di esserci significa avere il dovere di ringraziare l'Altissimo.

Questa visione è idilliaca, ma poco 'umana': dobbiamo dirlo. Suona 'falso' un ringraziamento di fronte a problemi gravi.


Secondo altri ancora la preghiera è quello che è nel senso comune, cioè una pura richiesta, e infatti spesso si chiede che Dio faccia qualcosa, intervenga su questa Terra, metta le mani nella nostra vita.

Doppiovubi ritiene che questa sia la preghiera più diffusa, tutto sommato dovrebbe - insiemisticamente - ricomprendere anche la prima funzione della preghiera citata sopra, quella del dialogo puro, anche perchè è dura immaginare un dialogo antropomorfizzato con Dio. Si rischia così di penetrare in zone paludose che rasentano la malattia mentale (e si sa che il tema divino è area su cui molte patologie della psiche germogliano rigogliose).

E' evidente che, bene o male, quando cerchiamo un dialogo con Dio è perché abbiamo bisogno di qualcosa; se vogliamo essere onesti, dobbiamo ammetterlo.

Lui, al contrario, non ha bisogno di niente da noi, (per l'ennesima volta) per definizione. Sempre di richieste si tratta. Sempre di interventi. Spesso si chiedono anche interventi massicci.

Basta visitare le cappelle degli ospedali, ed ecco che le preghiere per atti divini, che rimedino alle leggi della fisica, fioccano copiose.


Ed è proprio questo il punto su cui Doppiovubi si arrovella, che è poi il punto cruciale di questo confusissimo (ma importantissimo) post.


Da sempre Doppiovubi è alla ricerca di 'paletti' possibilmente inamovibili, su cui costruire il suo sistema di credenze teologiche, giusto per avere un minimo di certezza, in un tema così delicato e dubbio.


Uno dei paletti che Doppiovubi, nel corso degli anni, ha conficcato con maggior forza nella sua anima è quello della libertà dell'uomo, o, se vogliamo, il famigerato libero arbitrio, al quale è legato a filo doppio il principio di responsabilità dell'uomo.


Doppiovubi crede molto in quel paletto, e non lo svellerà mai.


Se è vero, dunque, e lo diamo per assioma, che l'uomo è libero, è altrettanto vero che esistono leggi di natura. E queste leggi, oltre a essere immutabili e invariabili, sono conosciute o conoscibili dall'uomo.

Basta sfogliare un ottimo testo di fisiologia clinica e quasi chiunque può comprendere, anche chimicamente, cosa succede nel sistema circolatorio. L'infarto si riduce a un evento spiegabilissimo, nè più nè meno che la spiegazione dell'accensione di un motore elettrico.

Dio non mette mano alle leggi di natura. Dio non le tocca (questo paletto è un po' meno conficcato); ovvero, sempre per definizione teorica, Dio potrebbe metterci le mani, ma non lo fa.

E dunque, tornando alla preghiera, che senso ha chiedere a Dio di 'intervenire', di deviare il corso degli eventi, e quindi modificare i processi tipici delle leggi di natura, o, peggio ancora, di 'rimediare' a eventi in gran parte, se non totalmente, determinati - magari remotamente, e si è per questo smarrito il discernimento del nesso di causa e di effetto - dall'uomo medesimo?

E dunque, a che cosa serve la preghiera? perché pregare?



Doppiovubi ipotizza questa risposta.

Tenendo fermo il libero arbitrio dell'uomo, il cui corollario, come si è detto, è la piena responsabilità dell'uomo per ogni circostanza che è conseguenza del suo libero volere, e tenendo ferme le leggi di natura, forse, e si sottolinea forse, si può chiedere a Dio di intervenire, ma non con effetto sul mondo esterno all'individuo che prega, ma con riferimento all'anima e allo spirito dell'individuo. Si può chiedere a Dio di intervenire su ciò che è dentro di noi. Ha senso: Dio non è materiale, Dio non interviene sul piano della grezza materia, non gli appartiene. Egli, forse, può bene intervenire su un altro piano, il Suo proprio, quello immateriale (*).


Ci sono azioni giuste e azioni sbagliate, da compiere nella vita. Non vi è dubbio che bere molto alcol quando il proprio fegato è in sofferenza sia un'azione sbagliata (ovviamente, è sbagliata se un soggetto ha di mira la salute, mentre se un soggetto ha di mira il suicidio è un'azione azzeccatissima e diremmo perfetta).

L'uomo passa la sua vita intera, come diceva K. Popper, a risolvere problemi. Ogni tre/quattro secondi, e a volte meno, ci si presenta un bivio. Dobbiamo continuamente scegliere. A volte la decisione è banale (prendere un tram o andare a piedi), a volte cruciale (separarsi o salvare un'unione sentimentale). E l'uomo, innanzi a miliardi di decisioni, spesso si sente confuso. Spesso ha paura. Mille circostanze influiscono sulla retta decisione (Doppiovubi non sta parlando di morale, lo si sarà capito, si spera).

La mente è confusa, forse l'anima no. Doppiovubi pensa che la confusione sia ineliminabile, perché i pensieri sono umani, e quindi imperfetti. L'uomo avrebbe bisogno di una guida superiore, che parli direttamente all'anima. Dio e la nostra anima forse parlano la stessa lingua (**).


Ecco, forse in questi casi si può chiedere a Dio di fare un po' di luce, di chiarire la strada, di darci un segno, di suggerirci l'azione (o l'omissione) giusta per noi (o per gli altri) in quel momento.

Salviamo così il libero arbitrio, teniamo ferma l'intoccabilità delle leggi di natura. Rispettiamo l'onniscienza dell'Eterno. Affermiamo con forza la nostra pochezza umana, e chiediamo umilmente un aiuto. Un consiglio. Come si chiederebbe a un genitore. Doppiovubi, di fronte a questo concetto del pregare, sente intuitivamente dentro di sè una specie di sensazione piacevole che gli suggerisce, Sì, questo è il modo giusto di pregare. Doppiovubi sente che questo concetto di preghiera lo fa sentire bene. Forse è il modo giusto di pregare, chissà. Forse è il modo giusto per Doppiovubi, chissà, e non per tutti gli altri.




Sempre, naturalmente, che si creda in Dio.


W.B.

(*) Secondo alcuni, i pensieri sono anch'essi 'cose' materiali, in quanto derivano da reazioni chimiche e sono fenomeni elettromagnetici misurabili. In tal caso, nemmeno si potrebbe ritenere che Dio intervenga sui nostri pensieri. Può forse intervenire sul nostro Io profondo, quello che c'è prima della mente, dietro la mente. Anche la mente, infatti, è comunque fisica e materiale. Ma questo rimane davvero insondabile. Doppiovubi non si vuole avventurare ora su terreni di incontro con la scienza. Non ce la fa, non ne ha le forze.

(**) Chissà, forse è per questo che riteniamo che Dio non ci risponda. Egli parla la lingua dell'anima, intendibile solo dall'anima, e noi siamo lì, vieppiù sfiduciati, ad attenderci un riscontro in un codice linguistico diverso, quello comprensibile solo dalla nostra mente limitata.

martedì 5 luglio 2011

O.L.S.

Quasi due mesi fa è caduto in casa, ha picchiato la testa, è stato ricoverato al 'Gemelli'.

Non si è fatto niente.

Il 9 di settembre compirà 93 anni.
Novantatre.

W.B.