sabato 10 giugno 2017

Figlio di servi, e servo.

"Fissa è la vostra sorte!
Razza leggiadra e rea,
...
ti grido: È l'ora della morte!

Il brano va ascoltato attentamente, e non soltanto 'letto', perché su 'è l’ora della morte', la musica assume toni di alta drammaticità.



Dopo aver congedato il vecchio padre (servo) (a circa 04'00'', sia detto per i lettori più pigri e frettolosi, cioè praticamente tutti), il figlio (servo) Gerard lancia l'anatema contro la 'razza rea' (a 03'24'', prima, imputa al padre di aver 'figliato dei servi', e quello è un altro tema ancora, su cui bisognerebbe scrivere un'intera monografia). Umberto G., comunque, era qui veramente ispirato, perché la musica (se si riesce a isolarla, cerebralmente, dal cantato) è eccezionale.

Le conseguenti domande, più o meno retoriche, che bisognerebbe porsi sono:

1. Luigi Illica, figlio di Notaio, 'notissimo' autore del ‘libretto’, si trovava nella migliore posizione per parlare a nome di un “servo, figlio di servi” e addirittura preannunciare la ‘morte’ ai ‘padroni’? 
Era in buona o mala fede?

2. Più in generale, chi vive, poniamo, in via Brera a Milano, e che si sente legittimato a parlare a nome dei ‘più deboli’ che vivono in via Giambellino (si invita il lettore a recarsi personalmente a Milano, in via Giambellino, esperienza formativa unica: fuggirete a gambe levate, perché, se non ci vivete, non avete la più pallida idea di come si viva al Giambellino), e, di più, si sente legittimato a ‘governare’ anche ‘nell’interesse’ di coloro i quali vivono in via Giambellino, è in buona o in mala fede? (*)

3. Chi racconta ‘dei più deboli’, è mai o è mai stato davvero uno di loro, oppure appartiene alla casta dominante (non solo economica), e quindi parla di situazioni che non conosce e che non può in alcun modo conoscere? 

4. Chi può parlare veramente della vita ‘dei più deboli’, visto che questi ultimi non hanno alcun accesso alla vera comunicazione (non quella, fittizia e ingannatrice, c.d. social, incluso il blog di Doppiovubi), nessun accesso alla (e nessuna capacità per la) produzione delle idee? Chi scrive i libri di economia, di sociologia, di storia? Sono forse 'i più deboli', a scriverli? Chi scrive i libri su cui 'ci si forma', a scuola e nelle università? 

5. Chi detiene il monopolio assoluto e incontrastabile delle idee e delle ideologie?

6. I più deboli, ovvero chi lotta per 'sopravvivere', hanno forse il tempo, le energie e le risorse per cambiare il Sistema, o devono impegnare tempo, energie e risorse, le uniche che residuano, per sopravvivere nel Sistema?

7. E infine, la domanda più importante, dato che, in sintesi, gli unici che avrebbero la possibilità di cambiare il Sistema, sono proprio coloro i quali nel Sistema ci vivono molto bene, voi, facendo callidissimo uso della vostra infallibile logica, ritenete che il Sistema verrà cambiato?

Infine, una importante considerazione, nominalistica e statistica. I ‘più deboli’, i 'servi figli di servi', non sono solo i c.d. migranti, o gli operai o i nomadi e bla bla bla. Piccolo particolare, sono - siamo - il 90% della popolazione complessiva, non di meno. 

Viva la democrazia.

W.B.


[(Dal giardino si avanza trascinandosi penosamente un vecchio giardiniere curvo sotto il peso di un mobile. È il padre di Gérard. Questi gitta lo spolveraccio che tiene in mano e corre a porgere aiuto al padre, che tutto tremulo si allontana per contorti sentieri del giardino. Commosso Gérard guarda allontanarsi il padre.)
Son sessant'anni, o vecchio, che tu servi!
A' tuoi protervi, arroganti signori
hai prodigato fedeltà, sudori,
la forza dei tuoi nervi,
l'anima tua, la mente,
e, quasi non bastasse la tua vita
a renderne infinita eternamente
l'orrenda sofferenza,
hai dato l'esistenza dei figli tuoi.
Hai figliato dei servi!
(asciuga le lagrime poi torna a guardare fieramente intorno a sè la gran serra)
T'odio, casa dorata!
L'immagin sei d'un mondo incipriato e vano!

Vaghi dami in seta ed in merletti,
affrettate, accellerate
le gavotte gioconde e i minuetti!
Fissa è la vostra sorte!
Razza leggiadra e rea,
figlio di servi, e servo,
qui, giudice in livrea,
ti grido: È l'ora della morte!]

(*) Giuliano Pisapia, novello Gerard (meglio, novello Luigi?), figlio comunista dell'Avv. Prof. Gian Domenico Pisapia, redattore del Codice di procedura penale, ha appena lanciato il suo progetto politico, che contempla le c.d. 'officine delle idee'. Giuliano Pisapia, certamente, non risiede in Largo Giambellino (non ho esatta contezza della sua residenza, ma posso ragionevolmente ipotizzare che l'Avv. Pisapia non viva da quelle parti), tra aiuole ricolme di rifiuti, fontane puteolenti e crocchi delinquenziali, dove la gente ha paura di andare a far la spesa alle dieci di mattina di un qualsiasi giorno feriale. Ma l'Avv. Pisapia si batte davvero eroicamente per cambiare le condizioni di vita dei più deboli che colà vivono. Sosteniamolo? Tra le idee di Doppiovubi, c'è quella dello scambio di abitazioni au pair : facciamo che per un anno (o due) chi vive al Giambellino va a vivere in Corso Garibaldi, e viceversa. Sperimentiamo!