lunedì 31 agosto 2015

La ricerca della felicità (33)

Ma c’è una domanda ancora più ‘a monte’ – c’è sempre una domanda più ‘a monte’ – rispetto a quella per cui se le persone non vogliono cambiare, abbia senso o meno alzare il dito indice e suggerire loro Scusatemi, secondo me state sbagliando.
Riassumiamo per i più distratti: dapprima Doppiovubi ha rilevato l’assurdità e l’ottusità di questa bella SdO (Società dell’Orrore) moderna; poi l’ha denunciato, a modo suo; poi si è accorto che le persone – quasi la totalità delle persone - che compongono la SdO è contenta così, e preferisce vivere così. Doppiovubi, con espressione forse esagerata, ha parlato di salvezza, e ha detto che costoro non vogliono essere ‘salvati’. Tu uccidi a pugni in faccia un secondino, poi un altro, poi scardini una serratura, disattivi un impianto di allarme, corri per i corridoi bui, uccidi con un taglio alla gola un altro sorvegliante – come Ethan Hunt all’inizio di Ghost Protocol, anche se lui il coltello non lo usa mai – e arrivi alla cella, il tuo obiettivo, la tua missione impossibile, la apri con le chiavi rubate nell’ufficio del direttore, il carcere in Bielorussia è di massima sicurezza e inviolabile, e il prigioniero sporco e sudato, stanco e frustrato, malconcio e mezzo drogato a seguito dei violenti interrogatori, si solleva sulla branda pulciosa e in una azzurrognola penombra – fuori ovviamente c’è luna piena, ma quell’azzurro sono le luci del set - ti guarda stupito e tu gli dici Sono venuto a salvarti, forza, andiamo, abbiamo pochi minuti prima che arrivi l’esercito,  e tu pensi che il suo stupore derivi dal fatto che ormai non ci sperava più, è impossibile penetrare in quella prigione, se non ammanettàti, figuriamoci evadere, e invece la sua sorpresa viene dal fatto (per te) imprevedibile – e di fronte a questo imprevisto non hai un piano di riserva, nonostante tu abbia sempre un piano di riserva, perché sei Ethan Hunt, anzi, sei Doppiovubi – per te imprevedibile che non vuole essere salvato, non vuole evadere, sta bene lì, anzi ci sta benissimo, nella sua cella con le pulci e i pidocchi e gli scarafaggi e i vermi vivi nella minestra rancida, e ti guarda e senza parlare ti fa capire Io non vengo via, non voglio venire via.  Di fronte a questa situazione, Ethan/Doppiovubi potrebbe dare un pugno in faccia al prigioniero, e contro la sua volontà caricarselo sulle spalle e portarlo fuori. Ma questa opzione ripugna a Ethan/W.B. perché egli (loro) è contro la violenza sugli altri, anzi, è per la libertà degli altri, se vuoi fare qualcosa, falla pure, anche se è la cosa che io ritengo peggiore. Scartata quest’opzione, E./W.B. pensa, adesso racconto e spiego che è meglio passeggiare lungo un fiume, ascoltando Bach in cuffia, al tramonto, oppur tenendo per mano la persona amata da una parte e un figlio dall’altra, piuttosto che stare in una cella insiema ai maledetti (cit.) scarafaggi. E questa sembra una buona opzione, al che Doppiovubi (dal 2007 a oggi) si è messo a scrivere oltre settecento post (oltre settecento) per spiegare che c’è un altro modo di vivere rispetto a questo, e quindi segue chiaramente quest’opzione diciamo pedagogica e professorale. E dopo settecento post Doppiovubi comincia ad avere la vaga impressione che tutto questo sia inutile, perché il prigioniero continua a preferire i maledetti scarafaggi a Bach, e fuor di metafora compulsa con gioia Twitter e posta le foto delle vacanze con espressioni ebeti e mette i Like alle cose che la maggioranza ritiene giuste e critica le cose che la maggioranza ritiene sbagliate, e fa così per essere amato e considerato e conosciuto, e in ultima analisi per sedare quella paura che da sempre lo attanaglia, e poi su Facebook dice la sua su tutto, su qualsiasi argomento e su qualsiasi materia e su qualsiasi evento, dice la sua, anche se non sa assolutamente niente sul punto, non è il suo campo e dovrebbe chiudere quella fogna (cit.), ma dice la sua, perché deve esserci, vuole esserci, vuole affermare la sua esistenza in vita, vuole gridare al mondo Io esisto (*), e l’asterisco qui significa, Amatemi, ho bisogno del vostro amore, amatemi vi prego, sono disposto a fare qualsiasi cosa e a dire qualsiasi cosa e a pensare qualsiasi cosa pur di essere amato. E quindi Doppiovubi dopo settecento e più post comincia a pensare, comincia ad avere il vago sospetto che tutti quei settecento post e più “di denuncia”, come si suol dire nella SdO con espressione appunto orrida, siano del tutto inutili, perché come detto i prigionieri stanno bene così, e non c’è verso di far capire loro che vivere insieme ai maledetti scarafaggi non vada bene. E Doppiovubi anziché “non vada bene” stava per scrivere sia sbagliato, ma si è trattenuto all’ultimo, perché qualcuno – più di qualcuno, quasi tutti – avrebbe detto Sbagliato… cos’è giusto e cos’è sbagliato… secondo te è giusto, secondo un altro sbagliato… è tutto relativo… , insomma il peggior relativismo possibile, il relativismo spinto alle peggiori conseguenze porta a dire e a fare qualsiasi cosa, secondo me è giusto mangiare gli scarafaggi vivi, secondo te la frittatina con gli spinaci, chi sei tu per dirmi che sbaglio a mangiare gli scarafaggi vivi? Ma Doppiovubi non vuole imbarcarsi su questo tema, in settecento e oltre post ha seguito una strada diversa, ti ha detto, Ascolta Bach, e non ascoltare Jovanotti  (1) sulla spiaggia che con la camicia hawaiana e il chitarrone a tracolla e la zeppola in bocca canta una canzoncina con la gente chiaramente molto benestante che sorride e che balla felice intorno a lui, e però il video lo gira Muccino e allora diventa un evento, una roba straordinaria, hai visto l’ultimo video di Jovanotti, l’ha fatto Muccino, è fantastico, bellissimo, anche la canzone è molto molto bella, Sì, piace anche a me, la posto su FB.
Niente, nessun Bach.
Puoi gridarlo finché vuoi (cit.), ma non c’è niente da fare.
E la domanda ‘a monte’ rispetto a questa, quella di cui sopra, adesso la possiamo spiegare. Fingiamo per un attimo che sia ciò che non è, cioè che a forza di dire Ascolta Bach e guarda un quadro di Tintoretto, diciamo il Ritratto di vecchio dalla barba bianca (cit.), uno prenda in considerazione di smettere di passare il tempo dietro a Tiziano (non il pittore ma) Ferro e di ‘leggere’ Dylan Dog (Guarda che i fumetti sono una forma d’arte, tanto quanto Tintoretto, se parli così è solo perché sei ignorante in tema di fumetto, non sai cosa c’è dietro, anni e anni di studi per creare un fumetto di altissima qualità, nessuno contesta Tintoretto, per carità, è solo una forma d’arte diversa rispetto ai fumetti, ma sempre di arte si tratta, Tintoretto non è migliore di Dylan Dog, è solo diverso, così come Vasco Rossi non è peggiore di Beethoven, è solo diverso), non dico smetta, ma prenda in considerazione di cominciare ad ascoltare (veramente, non mentre mette su la pasta e risponde al cellulare) Bach, magari cercando di capirlo, per quanto sia possibile a un comune mortale capire Bach, e di cancellarsi definitivamente da Facebook, per quanto sia possibile a un comune mortale avere il conato di volontà sufficiente a cancellarsi definitivamente da Facebook (cioè, impossibile, di fatto).
La domanda ‘a monte’ è: ma è possibile, sarà mai possibile, che uno effettivamente cambi rotta, e che devii verso valori e comportamenti diversi?
Per cambiare, per effettuare un qualsiasi cambiamento, devi prima conoscere le coordinate.
Se devi andare dal punto x al punto y, cioè modificare la tua posizione, devi conoscere il punto x e il punto y. Il punto x rappresenta quello che sei adesso, e il punto y quello che dovresti (vorresti, potresti) diventare, ma per riuscire a diventare y (dove y in ipotesi rappresenta un’evoluzione rispetto a x), devi conoscere te stesso, cioè x.
Ma noi sappiamo, dalla storia dell’umanità intera, che l’esortazione più vera e più ripetuta, in mille forme diverse ma sempre uguali, Conosci te stesso, Gnozi se auton, l’esortazione più importante, l’unica che dovrebbe interessarci, rappresenta un’esortazione verso l’impossibile.
Quella è la vera e reale Mission Impossible. Conoscere te stesso è una missione impossibile.
Ma il fatto che sia impossibile non significa che non ci si debba provare. Per tutta la vita. Falliremo? Certamente.
Ma ci proviamo lo stesso.
Ora, una persona per cambiare – ammesso che il cambiamento sia possibile, ma questo è tema spinosissimo che tratteremo oltre, in un imminente post – deve conoscere se stessa.
Ma se il singolo che deve (vuole) cambiare, per farlo deve effettuare un viaggio incredibile e periglioso e dall’esito impossibile, e lo deve fare dentro di sé, e in questo viaggio è solo, non c’è un Raffaele Morelli che lo aiuta, quante probabilità ci sono che fuori da questo singolo individuo, chiamato a una missione impossibile, un altro essere umano, diverso da lui per definizione, dica o faccia cose che abbiano il benché minimo effetto su questo soggetto, per ottenere di cambiarlo?
Zero probabilità.
Stiamo parlando di vuotare l’oceano con un cucchiaino.
Non basterebbero sette miliardi di post.
Non basterebbero settanta miliardi di post.
E allora Ethan/Doppiovubi, che cosa deve fare con il suo prigioniero?
Può fare, tristemente, soltanto una cosa, come vedremo tra poco.

(segue)

W.B.

(1) Sul tema Jovanotti non si sia frettolosi e non si traggano conseguenze superficiali; nei prossimi post dimostreremo che Jovanotti, rispetto a Bach è certamente un moscerino, ma è pur sempre molto meglio rispetto a gran parte dell’umanità, ivi compreso Doppiovubi, e questo è un punto centrale. Gli sviluppi di quest’ultimo ragionamento saranno inattesi per tutti, promesso.

sabato 29 agosto 2015

La ricerca della felicità (32)

Già, la domanda è proprio quella allora, la domanda preliminare, tutto deve sempre cominciare con una domanda, si può salvare uno che non vuole essere salvato? E, come chiederebbe un bambino piccolo, con un perché dentro un altro perché, si può salvare chi non crede di dover essere salvato? La percezione di chi estrae il telefonino come la cosa più importante del mondo è quella di chi sta facendo la cosa giusta. Costui si sente felice, con il suo Samsung che emette i fischioni dei messaggi in continuazione, un Samsung sempre più lungo e largo, una specie di padella di telefono sta diventando, una volta ho visto un nero (?) che telefonava con un tablet appoggiato all'orecchio e il tablet era più grande della sua testa nera. Quindi, tornando a noi, se uno si sente felice, è felice o crede di essere felice? La domanda non è peregrina, perché questo è il post numero trentadue sulla ricerca della felicità, di quella cosa lì stiamo parlando. Se uno si sente felice a mangiare un piatto di sterco di cavallo, è tutto contento, me ne porta ancora per favore, ottimo, tu ti avvicini e gli dici, Guarda che non va bene mangiare lo sterco di cavallo, sarebbe meglio che tu mangiassi una diciamo frittatina con gli spinaci, saresti più contento, anzi, saresti contento davvero, adesso credi di essere soddisfatto con il tuo sterco di cavallo, ma in realtà non lo sei, Ma io sono contento così, tutti i giorni tre volte al giorno mangio lo sterco di cavallo e mi piace, ci metto un po' di sale ed è buonissimo, Ma ti fa male, No, ti sbagli, i miei esami del sangue sono perfetti, Ma non va bene mangiare lo sterco di cavallo, Chi lo dice, Lo dico io, Ma lo sterco di cavallo lo sto mangiando io, mica lo stai mangiando tu, mica ti impongo di mangiare il mio piattone di sterco di cavallo, tu mangia pure quello che vuoi, mangia la tua frittatina e lasciami in pace, allora il mio sterco arriva o devo venire a prendermelo io in cucina?

(segue)


W.B.

giovedì 27 agosto 2015

La ricerca della felicità (31)

Doppiovubi aveva profetizzato - le profezie di Doppiovubi non si avverano mai, non ne azzecca una neanche per sbaglio - che prima o poi, comunque abbastanza presto, il genere umano si sarebbe in qualche modo risvegliato all'assurdità dell'abuso - ma anche dello stesso uso - dei social networks e d'improvviso, o gradualmente, ma più facilmente d'improvviso, il singolo, e poi un altro singolo, e poi un altro ancora, avrebbe avuto un rigurgito di auto-consapevolezza e si sarebbe detto, ma che cazzo sto facendo, e dapprima avrebbe depositato, con gesto incerto, lo smartphone in tasca, o nella borsa, e poi si sarebbe risolutamente cancellato dal network, essendo finalmente giunto a comprenderne la dipendenza patologica, e in qualche modo sarebbe riuscito a liberarsene, e poi il moto di liberazione sarebbe diventato collettivo, magari per moda e per imitazione, ma in certi casi il fine giustifica i mezzi, e lentamente tutti quanti, o quasi tutti, avrebbero abbandonato i social.
Invece per l'appunto non solo la profezia non si è avverata, ma le cose stanno andando esattamente nella direzione opposta, cioè i social sono frequentatissimi, forse più di prima, e chi li frequenta conferma al povero Doppiovubi che appunto sono frequentatissimi e il fenomeno non accenna minimamente a diminuire, anzi, e infatti Doppiovubi lo constata in qualche modo dal di fuori perché quando sale sull'autobus vede tutti questi automi, tutti questi robot, che dopo essere corsi ad accaparrarsi un posto a sedere, appena seduti, un secondo, mezzo secondo appena dopo essersi seduti, ecco che estraggono l'arma, il cazzo di telefonino del cazzo, e perdono all'istante qualsiasi tipo di individualità e personalità, e si inseriscono nella corrente, e si connettono, e non vedono più niente, e non sentono più niente, ma sono lì con il collo piegato a centocinque gradi – ragazzi iscrivetevi a medicina e specializzatevi in ortopedia, tra qualche anno le colonne vertebrali saranno tutte deviate – a scorrere e digitare, scorrere e digitare, scorrere e digitare, scorrere e digitare.
Ma per l'appunto Doppiovubi dopo aver invano tentato di deviare il corso degli eventi, mercé l'assassinio del responsabile primo, James Watt, aveva detto e promesso di passare all'Azione, epperò per passare all'Azione bisogna prima comprendere quale ambito di Azione, e sotto questo profilo la cosa importante da capire non è che tutti o quasi sono drogati di social network, il fatto in sé non ci sposta di un millimetro, lo si sapeva già, ma quello che conta in realtà – e non si può prescinderne - è che sono tutti felici di essere così drogati.
Stanno bene così.
Dobbiamo partire da lì.

(segue)


W.B.

lunedì 24 agosto 2015

La ricerca della felicità (30)

E il sabato 4 aprile 2015 Doppiovubi aveva dunque strangolato con del filo di ferro James Watt, per salvare l'Umanità.
Aveva assestato un pugno in faccia a David Hume, il quale era crollato al suolo esanime. La sua pinguedine e la sua stazza non gli avevano consentito di reagire, in alcun modo.

Dunque James Watt era morto, irrevocabilmente morto.

Stando ai precisi calcoli di Doppiovubi, tutto ora sarebbe cambiato.
La tecnologia non si sarebbe impossessata delle nostre vite. Mai più.

Arrivò il 5 aprile, e poi il 6 aprile, e poi maggio, e poi giugno e luglio, poi venne agosto. Quasi cinque mesi attese speranzoso Doppiovubi. Non scrisse niente per non alterare gli equilibri spazio-temporali. Semplicemente, attese. Nel frattempo perse quasi tutti i suoi fidati - mica poi tanto fidati, a posteriori - lettori. Vatti a fidare. Non hanno pazienza. Non mi meritano, non ti meritano, Doppiovubi.

E finalmente il 24 agosto 2015 Doppiovubi pensò che c'era qualcosa che non era andato per il verso giusto. Qualche preciso calcolo si era rivelato sbagliato. Un calcolo non preciso, dunque.
Io J.W. l'ho ucciso - pensò Doppiovubi - , l'ho strangolato con del fil di ferro, l'ho visto morire, con i miei occhi l'ho visto per terra morto, ammazzatissimo, ma nulla è cambiato.
I telefonini ci sono ancora, pensò Doppiovubi con orrore. La televisione c'è ancora. Internet c'è ancora.
Qui c'è bisogno di una strada alternativa, di un piano B, pensò Doppiovubi.
Proprio così pensò Doppiovubi, e scrisse Doppiovubi sul suo blog il 24 agosto 2015, C'è bisogno di un piano B. Stallonianamente, alla Rambo, solo contro tutti, senza più nemmeno un lettore nella sua faretra, senz'armi dunque, disarmato, Doppiovubi passò all'Azione.

(segue)

W.B: