giovedì 20 ottobre 2011

Piergiovanna D'Arco.

Dal Corriere.it del 19.10.2011:

“MUTUI A GIOVANI, GARANZIA STATO - Le giovani coppie sposate senza un contratto di lavoro a tempo indeterminato avranno «una garanzia» dello Stato per accendere un muto sulla prima casa. È quanto si legge nella bozza del decreto sviluppo a cui sta lavorando il governo.”.

Doppiovubi pone i seguenti gravi problemi di costituzionalità:

1. Perché accendere un muto solo sulla prima casa e non sulla seconda?

2. Perché accendere un muto sulla casa e non, per esempio, un sordo o un cieco?

3. Nel caso in cui il muto venga spento, a seguito dei suoi mugolii strazianti, si può continuare a godere della suddetta garanzia/agevolazione?

Inoltre Doppiovubi pone un problema politico: ma che razza di Paese è quello in cui un soggetto svantaggiato, un disabile sostanzialmente, viene addirittura bruciato vivo, e non all’interno delle mura domestiche, ma finanche esposto all’esterno, quasi che le carni lessate costituiscano uno spettacolo?

Per questo Berlusconi si dimetta subito, e il Governo, come direbbe Emma Emme, vada a casa.

W.B.

mercoledì 19 ottobre 2011

Indig-nados.

Sì, Doppiovubi ci ha provato in tutti i modi a seguire l’istinto lessicale che pur non gli difetta, al fine di scovare nei meandri della sua amplissima e invidiata memoria linguistica un termine che potesse attagliarsi con assoluto rigore al fenomeno, come un predatore alla ricerca di una sola parola perduta, diremmo una sola aggettivazione, o anche per esser più tecnici, un’unica predicazione, utile e atta a divenir precisa e sottil didascalia di tutto ciò che questi bizzarrissimi esseri umani – sempre in movimento ma anche, ossimoricamente e dunque paradossalmente, in perenne assemblea statica con, invero costose, tende di foggia canadese - gli evocano, un concetto, anche se ineffabile, scolpito, come si suol dire, all’inseguimento della possibilità - con un singolo lemma - di azzeccare l’idea platonica, l’eidon, l’immagine, il coito fecondo tra linguaggio e senso visivo, la sintesi, l’Uno pitagorico che concilia gli opposti, la schiuma dell’onda dell’inconscio collettivo che accarezza il Vero, e si è sforzato, e come se si è sforzato, e ha fatto uso di tutte le sue risorse, scritte e non scritte, sinonimi, contrari, etimologie, lemmari arcaici e radici indoeuropee, e alla fine forse, anzi no per certo, una parola splendida, mistica, robusta, immaginifica, musicale, giusta e diremmo quasi perfetta, se solo la perfezione appartenesse a questo mondo, per fotografare e carpire il fenomeno sotto tutti i suoi profili possibili l’ha reperita per davvero, rimestando nella scienza e nell’arte metaforica e nel parco illimitato delle similitudini acrobatiche, e seppur alquanto titubante riflettendo in ordine alle immancabili critiche che fioccheranno come fossero uova sulle lustre vetrine di un laido istituto bancario, sprezzante e disprezzante ha deciso con viril coraggio di offrirla e consegnarla e donarla, questa parola forte, sottile e occulta - ma ancora per pochi istanti -, appunto proprio qui ai suoi fidi lettori, quale modesto ma utilissimo contributo a discernere anche sociologicamente il vero dal falso, l’essere dal divenire, nell’ottica della retta e inarrestabile crescita evolutiva della cultura e della conoscenza umana, e allora sì che Doppiovubi ha rotto ogni indugio e ha optato per finalmente scriverla, la parola, per l’appunto proprio qui di seguito. Pagliacci.

W.B.

venerdì 14 ottobre 2011

La seconda tecnica per una buona comunicazione.

Nel post di sabato 17 settembre 2011, Doppiovubi vi parlò delle tecniche (o regole) per una comunicazione feconda tra gli esseri umani, iniziando dalla prima e promettendovene altre quattro.
Doppiovubi non ha alcun dubbio sul fatto che nessuno dei lettori del suo blog abbia applicato costantemente la prima regola; forse qualcuno ci avrà fatto mente locale due o tre volte, ma poi la cosa, come si suol dire, sarà "morta lì". Doppiovubi non è - allo stato - né pazzoaffamato (*), ma per certo è pervicace, quindi insiste con le regole e vi propina la seconda, qui di seguito.
Orbene, quando ci relazioniamo con un altro essere umano, durante l’interazione, dobbiamo (dovremmo) tenere sempre presente, con piena consapevolezza, l’intera storia del nostro rapporto. La ragione di questo è abbastanza evidente: una relazione che dura da molto tempo ha consentito di accumulare una vasta conoscenza, una mole di dati esperienziali che ci permettono di valutare (non “giudicare”) con chi abbiamo a che fare. In altre parole, non dobbiamo fare tabula rasa della nostra inter-relazione passata. La storia del rapporto consente di interpretare correttamente - in una logica di ampio contesto temporale (esiste infatti il contesto spaziale, ma anche quello temporale) - , i singoli fenomeni comunicativi. E così, per fare un esempio, se il figlio viene sgridato dal padre, anche con una certa aggressività, il figlio potrà interpretare il rimbrotto non in quanto tale, ma inserito nel contesto di un rapporto pluriennale, fatto di (si spera) amore e attenzione. Il fenomeno dunque, cambierà. Le grida, in quel caso concreto, potrebbero anche diventare un atto d’amore, ed essere correttamente interpretate. Naturalmente si può dare il caso opposto: decenni di vessazioni e malvagità non possono essere cancellate da un singolo gesto d’affetto.
Riassumendo, quando ci relazioniamo con il prossimo, teniamo presenti:
1. Il nostro stato d’animo di quel momento;
2. L’intera storia delle nostre relazioni passate (**).
Tra un po’ di tempo vi sarà data la terza regola.
W.B.

(*) Rest in peace, Steve.
(**) Allo stesso modo, se Doppiovubi scrive un post che non vi piace, non dovreste dimenticarvi tutti gli spunti di riflessione che vi ha "regalato" in questi quattro anni.

martedì 4 ottobre 2011

Clarence.

L’altra sera Doppiovubi e M.P. (quello dei pipistrelli) si sono recati a casa di PIM per seguire Juventus-Milan. Tutti e tre sono milanisti dalla nascita.
PIM nutre e appalesa un particolare odio per Clarence Seedorf, in quanto gli riconosce qualità superiori alla media, ma scarso impegno, il che è imperdonabile (in effetti).
Doppiovubi dice, Clarence ha trentacinque anni; forse starebbe a Massimiliano Allegri metterlo fuori. Ma quali alternative ci sono?
Doppiovubi, a ogni modo, si è svegliato lunedì mattina con una chiarissima similitudine, riguardante C.S., che è la seguente.
Doppiovubi ha capito, con una lucidità folgorante, chi gli ricorda Clarence S.: gli ricorda uno che, alla sera, diciamo verso le 20.45, porta il cane nel prato sotto casa a far la pipì, e intanto passeggia con flemma tra i ciuffi d’erba, fuma una sigaretta e forse fa una telefonata.
Ecco, più o meno C. Seedorf si muove così sul campo: con la stessa rapidità e lo stesso impegno di uno che porta fuori il cane (*).

W.B.

(*) Con la differenza che il padrone del cane, con o senza l’ausilio del guinzaglio, il cane non lo perde, mentre C. la palla sì.