domenica 25 ottobre 2009

Articolo 629.

Dopo aver constatato che effettivamente i suoi lettori, o meglio, alcuni dei suoi lettori travisavano, anche gravemente, quello che scriveva, scosse la testa amareggiato, e decise che per questo motivo non avrebbe mai più scritto niente. Spense il computer portatile e l'abat-jour.
Quasi subito si addormentò, nervoso, come d'abitudine sul fianco sinistro.

Sognò un Globo di luce, sospeso nell'aria.
E rimanere al cospetto del Globo gli procurava benessere.
Osservando con più attenzione, scoprì che il Globo era vivo.
Lo toccò con cautela e percepì che tra il Globo e lui non c'era differenza, perché il Globo era lui stesso.
Se non che il Globo sapeva tutto, mentre lui non sapeva niente.
Per questo gli pose una domanda.

Dimmi, ti prego, per quale motivo mi sento così infelice, alle volte.
Per molti motivi.
Spiegamene almeno uno.
Quando hai deciso di incarnarti, pensavi che saresti stato libero.
Non è così?
La paura, la tua paura di fare quello che vorresti fare, soffoca ogni libertà. Temi di deludere soprattutto le persone che ami. Hai la sensazione di vivere costantemente sotto un ricatto morale.
Questo mi rende infelice?
Questo crea un conflitto dentro di te, tra il tuo anelito di libertà e la paura di sperimentare chi sei davvero. Come ogni opposizione, assorbe gran parte delle tue energie.
Cosa dovrei fare, allora?
Comincia a non giudicare.

Quando si svegliò, sereno, decise che avrebbe scritto ancora, e costruì un post su ciò che aveva sognato, intitolato - come il Globo, senza usare parole, gli aveva suggerito - Articolo 629.

W.B.

martedì 20 ottobre 2009

b3

"Entri nel soggiorno e butti la giacca sul divano a due posti. Vai a stanare le pantofole e leggi i titoli dei libri negli scaffali, deciso a trasformare in realtà questo mito della tranquilla-serata-in-casa. Qualche titolo a caso basta a indurre in te uno stato di vertigine: Mentre morivo, Sotto il vulcano, Essere e tempo, Anna Karenina, I fratelli Karamazov. Devi aver avuto una gioventù ambiziosa. Naturalmente, parecchie di queste rilegature non si sono mai rotte. Hai fatto del tuo meglio per conservarle, per tenerle in caldo.
Un bel niente sembra essere quello che hai voglia di fare fino a quando prendi in considerazione l'idea di metterti a scrivere. Si dice che la sofferenza sia la materia prima dell'arte. Potresti scrivere un libro."
(Jay McInerney, Le mille luci di New York, 1984.
Traduzione per Bompiani di Marisa Caramella).

giovedì 15 ottobre 2009

In via del tutto eccezionale.

Da tempo si limitava a qualche breve citazione.
Aveva la sgradevole impressione però che i lettori, diciamo lettori, non cogliessero appieno, anzi qualche volta per niente, il significato di quelle citazioni, ammesso che avessero un significato. Così decise di tornare a scrivere qualcosa di suo, in via del tutto eccezionale, nella piena consapevolezza che tanto i per così dire lettori non avrebbero colto neanche in qualcosa di suo un qualche significato, o comunque ci avrebbero visto un significato diverso da quello reale, o forse ci avrebbero visto soltanto qualcosa da criticare - era un periodo in cui si sentiva davvero tanto incompreso ma si sentiva anche presuntuoso, però almeno ne aveva o pensava di averne la consapevolezza e avere la consapevolezza di avere un difetto dicono che vada a elidere il difetto medesimo, salva la mala fede, come quelli che dicono Tanto mi posso pentire anche sul letto di morte e non vado all'inferno, e alla fine però ci vanno lo stesso perché avevano la riserva mentale oppure non ci vanno se l'inferno non esiste, e per inciso secondo lui esisteva - e allora tanto vale, si disse, e scrisse qualcosa di suo.

Pensò che il guaio vero economico e non solo economico della società diciamo moderna è un esercito di donne che in massa ha deciso di andare a lavorare, lasciando vuote, ridotte a dormitori, case comprate indebitandosi per quarant'anni e costringendo le donne stesse al circolo vizioso di dover lavorare per aiutare a pagare centinaia e centinaia di migliaia di euro quelle case deserte, o al massimo frequentate da altre donne per lo più straniere che ci lavorano facendo finta di togliervi la polvere e di pulirvi i vetri e lasciano a loro volta altre case vuote, quelle dove vivono in affitto ma che desiderano tanto anche loro di poter acquistare prima o poi con un mutuo quarantennale e così via, fino all'ultima donna che non lascia la casa vuota e che sogna mentre passa lo straccio sul pavimento e le scende una lacrima che è giusto che scenda perché le hanno insegnato che è giusto essere tristi se si pulisce la propria casa anziché andare a lavorare, sogna si diceva di andare a lavorare per comprarsi una casa più grande, che sarebbe rimasta del tutto deserta, nuova e grande e ben arredata - ma il capitolo arredamento è una storia a parte troppo complessa - ma deserta, abitata solo alla sera da morti viventi disfatti sul divano e semi-addormentati davanti alla televisione perchè si alzano troppo presto, ancora più presto, sempre più presto, perché devono lavorare di più, i soldi non bastano, c'è un mutuo da pagare, e chi lo paga il mutuo adesso, bisogna lavorare di più, uscire di casa all'alba e tornare troppo tardi, ancora più tardi, sempre più tardi, e lasciare la bella casa comprata con un mutuo di quarant'anni sempre più vuota. Poi immaginò un mondo dove le donne non andavano a lavorare, ma curavano la loro casetta, e non dovevano pagare nessuno per curarla, e si accontentavano di una casetta modesta ma dignitosa, e avevano un sacco di tempo libero e potevano dormire di più e potevano fare le cose con calma e non erano innervosite dalle cose da fare e dal tempo che non basta mai e osservò questo mondo immaginario e improvvisamente vide che c'erano un sacco di posti di lavoro liberi e non c'era più la disoccupazione e quelli che lavoravano, gli uomini, guadagnavano di più e tornavano a casa prima e le loro donne erano felici, e anche perché c'erano più soldi, e abbracciavano gli uomini e gli uomini si sentivano uomini ed erano felici anche loro e tornavano a casa (caverna), con la loro borsa (clava) piena di soldi (selvaggina) contenti di essere abbracciati da donne felici. Poi si accorse che quel mondo era immaginario solo da un punto di vista cronologico, perché quel mondo era esistito davvero, ma nel passato. Li chiamavano i meravigliosi anni sessanta, e allora si chiese perché meravigliosi, mica sarà stato solo per la musica, e pensò che forse le donne non stavano poi così male, e pensò anche che forse stanno peggio adesso e improvvisamente provò una pena infinita per le donne perché le vide schiave dei loro stessi desideri e imprigionate in una vita sbagliata ma che era stato promesso loro, e la televisione ma non solo le aveva così programmate minuziosamente in anni e anni di pazienti quotidiani messaggi, fin da quando erano bambine, e il sessantotto e le conquiste, cosa facciamo, mica vorremo tornare indietro, abbiamo ottenuto delle conquiste, l'emancipazione, e alla fine le donne sono state pienamente convinte, senza ombra di dubbio e pronte a incazzarsi se qualcuno sostiene il contrario, che era la vita giusta, e che le avrebbe rese davvero felici uscire finalmente da questa casa schifosa simbolo della loro oppressione, andare a lavorare in un luogo dove c'è qualcuno che dà loro ordini che le fanno stare male - perché un essere umano che riceve ordini soffre e prima o dopo va a finire che si ammala davvero a meno che non torni a casa e trovi un altro essere umano che lo abbraccia felice e gli dà un motivo o come si suol dire una motivazione per andare avanti e riuscire anche a sopportare di prendere ordini da un altro essere umano ipoteticamente superiore ma di fatto feccia, basta però tornare a casa e trovare un altro essere umano felice che ti abbraccia e non trovare invece una casa disabitata - per guadagnare soldi che sarebbero serviti per pagare questa casa schifosa dalla quale non si vede l'ora di uscire per andare a lavorare e guadagnare i soldi per pagare questa casa schifosa, ma tanto tanto desiderata e finalmente comprata per centinaia e centinaia di migliaia di euro grazie a un mutuo quarantennale.

Ed ebbe un po' paura, a scrivere queste cose, pensando che la sua, di donna, non solo non sarebbe stata d'accordo, ma si sarebbe pure incazzata, come da software correttamente installato, e si sarebbe incazzata ancora di più a leggere che la sua incazzatura era il frutto di un software correttamente installato, e si sarebbe incazzata ancora di più a scoprire che la sua incazzatura era stata prevista e quindi deprivata anzitempo della sua naturale carica esplosiva e per così dire disinnescata a priori, e quindi non si sarebbe incazzata affatto, giusto per dimostrare a sfregio che la previsione di lui era del tutto sbagliata, ma si sarebbe limitata a una significativa, ma dolorosissima per lui, indifferenza.

Però le scrisse ugualmente, queste cose.

Poi rilesse quello che aveva scritto e, quando si accorse che tutto quello che aveva scritto poteva essere confutato e irriso senza difficoltà anche da un bambino, fu colto da uno strano e poco comprensibile senso di noia verso di sé, quasi accompagnato dal desiderio che qualcuno confutasse per davvero il suo pensiero fino a demolirlo in tanti minuscoli e patetici frammenti, e concluse che sarebbe stato molto meglio tornare alle brevi citazioni.

W.B.