venerdì 29 agosto 2008

Ho immaginato un mondo nel quale la verità è separata dal giudizio

Ho immaginato un mondo nel quale la verità è separata dal giudizio.
Un mondo in cui tutti gli uomini parlano, o esprimono idee, in qualsiasi forma, soltanto se possono essere sicuri della verità di quanto stanno dicendo.

E questo mondo era molto silenzioso.

Osservo le persone.
Le ascolto insegnare cose agli altri, continuamente.
In gran parte sono giudizi.

Spesso mi accorgo di fare esattamente la stessa cosa.
E quando me ne accorgo, la tristezza mi attanaglia.

W.B.

mercoledì 27 agosto 2008

Una prova naturale del fatto che non tutti gli uomini nascono uguali

Due giorni fa, ho visto in televisione un documentario interessante.
Era ambientato nel Sudafrica.
Trattava della cattura delle gazzelle.
Non proprio gazzelle, ma animali simili alle gazzelle.
Non mi ricordo il nome esatto di questi animali.
Era una cattura "a fin di bene".
Non per fare del male alle bestiole.
L'obiettivo era quello di trasferirle altrove.
Evidentemente, l'ecosistema penalizzava le gazzelle.
Il sistema di cattura era complesso.
Alcuni negri costruivano una sorta di recinzione in gomma.
Questi negri sono specialisti nella cattura.
Un elicottero individuava una mandria da catturare.
L'elicottero era dotato di sirene e di lampeggianti.
L'elicottero spaventava la mandria.
L'elicottero spingeva la mandria verso la trappola.
Le gazzelle correvano verso la trappola.
Improvvisamente, qualcosa "va storto".
Tutta la mandria si dirige verso il vicolo cieco.
La mandria sarà di una ventina di elementi.
Una sola gazzella si arresta.
Sembra che abbia capito qualcosa.
Sembra riflettere, ragionare.
Si volta, e torna indietro.
Corre inaspettatamente verso l'elicottero.
I negri non si preoccupano.
Hanno un piano di riserva.
Evidentemente per loro non è una novità.
Una gazzella su venti non cade nella trappola.
I negri lo sanno e attuano il piano di riserva.
Si concentrano sulla gazzella fuggitiva.
La accerchiano, mediante strumenti particolari.
La gazzella lotta, non cede.
Dà di corna.
Alla fine viene catturata anche lei.

W.B.

giovedì 14 agosto 2008

Alcune brevi considerazioni sulla colpa della vittima e sulle facoltà del parassita

Conosco un ragazzo, sui trent'anni, che di recente ha subìto un procedimento penale per furto.

Lo chiameremo Tizio.

Tizio, nottetempo, si era avvalso del badge, fornitogli dal datore di lavoro, per accedere illegittimamente ai locali dell'impresa e fare razzia delle merci esposte.

Ovviamente, dopo svariate scorribande, è stato "incastrato" dalle immagini delle videocamere (si trattava di un supermercato) e dalle registrazioni del badge, di ingresso e di uscita. Letteralmente inchiodato, senza alcuna speranza.

Tizio, parlando con me e raccontandomi i fatti, si doleva soprattutto di essere stato licenziato; il procedimento penale, invece, non lo preoccupava minimamente (anche perché era precisamente consapevole di non rischiare pressoché nulla, e in effetti mi risulta che nulla gli sia accaduto).

Egli, per l'appunto, non trovava giusto che lo avessero licenziato. A parte il fatto che continuava a ripetermi che "in fondo non aveva ucciso nessuno", ero davvero incuriosito da questa sua bizzarra opinione, sulla "ingiustizia" del licenziamento. Così ho pensato di domandargli per quale motivo lo ritenesse ingiusto.

La risposta è stata incredibile. Per renderla al meglio, passerò al discorso diretto:


"Ma scusa, se tu mi dai le chiavi di casa tua per bagnarti le piante, e io rubo tutto quello che hai in casa, non è colpa mia che ho rubato, è colpa tua che non dovevi darmi le chiavi di casa tua".

Questo argumentum si ritrova in varie forme, seppur in ambiti diversi. Classico è il caso della ragazza un po' discinta, che passeggia alla stazione alla tarda sera, e viene violentata da un gruppo di nordafricani; non è proprio colpa dei migranti, in fondo è lei che se l'è cercata (dicono). E' notizia di oggi: due ragazzi hanno violentato un'amica ubriaca. Agli agenti che li arrestavano hanno detto: "Scusate, era ubriaca, voi che cosa avreste fatto?".

Credo che sia una tendenza dei nostri tempi, quella di legittimare il tentativo di approfittarsi del prossimo, prossimo che è in colpa, se non si protegge a dovere.

Sono abbastanza nauseato.

W.B.




mercoledì 13 agosto 2008

Della spiegazione degli eventi e dei comportamenti.

Quando cerchiamo di capire il motivo per cui è accaduto un evento, normalmente, in un'ottica finalistica, guardiamo al risultato dell'evento occorso. Guardiamo proprio a quell'evento.
Similmente, quando una persona compie un atto - un comportamento, in genere, che può essere anche un comportamento comunicativo - per comprendere il motivo che ha mosso l'individuo ad agire così, guardiamo all'atto compiuto, e ai suoi effetti specifici.

In realtà, tutte le volte in cui accade un evento, si può osservare lo stesso positivamente, ma lo si dovrebbe osservare anche - e soprattutto, se non altro per una questione numerica - negativamente. Un evento NON è la serie infinita di eventi che sarebbero potuti accadere al suo posto in quel momento, e che non sono accaduti. La nostra visione limitata ci spinge a chiederci perché stamane ci siamo svegliati con il mal di schiena, ma non ci porta a chiederci in quali infiniti altri modi ci saremmo potuti svegliare, o non svegliare affatto.
Così, quando una persona compie un atto, per bene interpretarlo occorre anche guardare a ciò che non ha fatto, e non limitarsi a ciò che ha compiuto. In tali omissioni, se consapevoli, e a mio parere spesso lo sono - basti pensare alla sottile distinzione tra menzogna e parole volutamente omesse - spesso riusciremo a trovare la spiegazione del comportamento altrui.

In sostanza sto parlando del vuoto. I rumori, i suoni, ci sono perché c'è il silenzio, tutto attorno. Le forme esistono perché c'è lo spazio. Il male esiste perché c'è il bene.

W.B.

Post scriptum: mi rendo conto che l'ultima affermazione, quella sul bene e sul male, potrebbe ricordare Walter del Grande Lebowski, che infilava il Vietnam in ogni discorso, anche in occasione della dispersione delle ceneri di Donny, Donny che amava il bowling, nell'oceano. Ma, credetemi, non è così.