mercoledì 4 febbraio 2009

La teoria più accreditata.

Prima o poi, tutti i bambini riescono a ottenere dai loro genitori una tartaruga d’acqua. La mettono sul tavolo e la usano come un giocattolo.
Com’è divertente vederla zampettare verso il baratro e salvarla all’ultimo istante, con volontà di potenza.
Come ogni giocattolo, dopo un po’ di tempo non interessa più. Diventa noioso.
La natura fa il suo corso, e la tartaruga cresce sempre di più.
E’ allora che la bestiola diventa un problema.

Ho letto sulla enciclopedia universale, L’origine della luna è tuttora oggetto di ipotesi, ma la teoria che gode attualmente di maggior credito prevede che la luna sia stata generata in seguito a un gigantesco impatto con un oggetto delle dimensioni di Marte.
Un gigantesco impatto.
Un oggetto delle dimensioni di Marte.

Anche mia nipote, la figlia di mia sorella, non ha fatto eccezione. La tartaruga – ormai adulta – è stata ceduta a mia mamma. Mia mamma ha accettato l’incarico. Da sette anni si occupa dell’anfibio, con cura amorevole. Le cambia l’acqua della vaschetta due volte al giorno. La nutre con gamberetti microscopici, grandi foglie d’insalata verde – che la bestiola usa anche quale riparo e nascondiglio – e formaggio di Asiago.
Gli assi dell’ellissi del guscio della tartaruga ora misurano venti centimetri per dieci, circa.

Faccio molta fatica a immaginare un impatto con un oggetto delle dimensioni di Marte. Cerco invano di figurarmelo. Eppure è accaduto davvero.

Ogni tartaruga d’acqua adotta un bizzarro rituale amoroso, finalizzato all’accoppiamento. Consiste in questo: ella si avvicina alla tartaruga-bersaglio, la guarda fissamente e allunga e distende le zampe anteriori in avanti, avvicinandole. Volgendo i dorsi delle zampe all’interno, fa uscire gli unghioni retrattili in modo che sfreghino tra loro. La frizione produce così un suono vibratile, sul pelo dell’acqua, che dura tre o quattro secondi. Questo suono rappresenta il corteggiamento che dovrebbe convincere l’altra tartaruga a compiere l’atto sessuale.
Dopo una breve pausa, la tartaruga ricomincia a far vibrare gli unghioni.
Può andare avanti così, per ore e ore, con puntiglio e pazienza.

Tutta la Terra trema. Si sposta dalla sua orbita. Niente sopravvive.

La tartaruga curata da mia mamma è sola, nella sua vaschetta. E’ sempre stata sola. Le quattro pareti della vaschetta sono di plastica. La tartaruga si riflette su una delle pareti. Sono sette anni che la tartaruga corteggia se stessa. Tutti i giorni, per ore e ore, fa vibrare gli unghioni davanti alla sua immagine. Da sette anni.
La osservo nel suo folle tentativo, e sorrido e provo compassione.
Le voglio bene. Amo la sua pazienza. Amo la sua costanza e insistenza.
Non sa.

Un gigantesco impatto con un oggetto delle dimensioni di Marte.
Non so.

W.B.