Pim e Doppiovubi si sono ritrovati d’accordo su un fatto importante. I vecchi – tutti i vecchi, senza alcuna eccezione -, non sono minimamente consapevoli delle loro limitate capacità. Credono fermamente di avere la stessa memoria, la stessa lucidità, gli stessi riflessi di quando avevano sedici anni. Anzi, spesso pensano di averne in sovrappiù. Forse perché a queste caratteristiche aggiungono la cosiddetta saggezza dell’età. La saggezza dell’età non influisce in meglio sul rincoglionimento. Lo peggiora, proprio nella misura in cui uno crede di non essere rincoglionito in quanto saggio. In genere, il vecchio, quando gli si fa notare che è rincoglionito, reagisce molto male e replica stizzito, Non sono mica rincoglionito. Purtroppo lo è, e alla grande. Si può concordare sull’ulteriore fatto secondo cui il rincoglionimento sia un processo graduale. Uno non si sveglia una mattina a settantadue anni e improvvisamente, alla Gregor Samsa, si trova rincoglionito, mentre fino alla s...
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In particolare, interessante notare cosa accade a chi desidera scontrarsi con la spiritualità e la fisicità del "fondamento petrino".
Paolo
Paolo
volevo aggiungere due righe sul commento di Paolo. Non so se essere d'accordo sul fatto che le persone si misurino dai loro atti. Lo so, è una posizione pericolosa, si rischia la deriva deresponsabilista (che però io propugno con forza). La seconda parte del messaggio è apocalittica: chi scherza con la Pietra, finisce ucciso dalla pietra.
Infine, una piccola e innocua provocazione: secondo me la doppia firma di Paolo non è dovuta a un errore.
egli é Paolo (anagrafico) ma è anche apostolo della Parola di Paolo (di T).
doppelganger.
Il punto è che, in assenza di giudizio sugli atti, l'attenzione viene riposta nelle forme degli stessi e lo sforzo del giudizio si concentra nella prevedibiltà dei loro effetti, specie se negativi.
Ridurre tuttavia il tema dell'azione umana a semantica (a monte) e "rischio" (a valle), non elide, bensì sposta solo altrove il giudizio sull'atto, purtroppo solitamente dove la riflessione non porta grande fecondità, generando solo timori, sberleffi evasivi o tristi e insoddisfacenti constatazioni.
Credo invece che abbiamo la grande possibilità di scoprirci come parte integrante di un fenomeno perfettibile e avvincente, lo sviluppo umano, basato sulla responsabilità delle azioni. Non da vedere come giudizio superbo di un censore terzo e arroccato sulle proprie convinzioni, ma come fondamento di vita pratica basato sulla scoperta di ciò che siamo nell'agire, o meglio di ciò che si è nell'agire insieme. Vita activa, per sintetizzare con novecentesche parole nobili.
Sono invece certo che anche dentro la storia del più convinto assertore della deresponsabilizzazione ci siano molte azioni responsabili, vissute con questa sensibilità. Chiaramente, Pim è ben lontano dall'avere questo primato assertivo, già solo ponendo il problema in forma dubitativa.
Per di più dà esempio contrario di tale convinzione attribuendo, con ironico giudizio su una mia azione (la firma doppia), un complesso ed elaborato motivo, e ciò per eludere, con delicata stima, l'evidenza di un errore. Nessuna dualità paolina, Pim: ho semplicemente sbagliato. Ma ringrazio per la generosità.
Paolo