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Non ho sbagliato.

Un conto è la colpa, uno stato soggettivo, un altro conto è la reponsabilità, il che sposta il problema sul piano della ‘causa-effetto’, delle cause oggettive e degli effetti oggettivi, la colpa non esiste, la colpa è uno stato patologico, la colpa è da eliminare, la colpa va curata, la colpa va rimossa, io non c’entro, tanto sarebbe accaduto ugualmente, non posso certo assumermi io le colpe di tutto il genere umano, non ho determinato io la mia storia, non ho scelto io il mio ambiente e il mio contesto e la mia posizione sociale e il colore della mia pelle e il mio corpo e i miei geni, e ho subito mille condizionamenti da piccolo, e non posso certo cambiare il sistema, sono stato sfortunato, nessuno mi ha aiutato, nessuno mi ha capito, faccio quello che posso, più di così non potevo fare, avevo troppe pressioni, sono un essere umano non una macchina, nessuno è perfetto, sbagliare è umano, che cosa pretendete da me, l'ho fatto perché non avevo alternative, ho dovuto difendermi, ma...

Benvenuto, senso di colpa.

Con buona pace di tutti gli psicologi. Il senso di colpa è cosa buona. Ha una funzione essenziale. A patto che non venga tragicamente sublimato in una vaschetta di gelato, alla vaniglia e al cioccolato. W.B.

Io faccio schifo, tu fai schifo.

E Doppiovubi ha assistito a questo scorcio di vita, Una mamma con il suo iPhone e con il suo bambino nel passeggino che la guarda ricevere e inviare, inviare e ricevere, e il bambino aspetta il momento in cui sarà il suo turno, di ricevere e di inviare messaggi dalla mamma e alla mamma , e intanto la mamma (e non soltanto lei, questo è il problema), inconsapevolmente gli sta insegnando cosa è normale fare, e quando il bambino crescerà presterà attenzione a uno schermo anziché agli esseri diciamo umani, perché lo ha visto fare, e la mamma ha i suoi consueti tatuaggi, e la mamma ha grandi, enormi occhiali da sole, e la mamma è così annoiata, così annoiata, e la mamma guarda in direzione di un cassonetto dell'immondizia, il cassonetto dell'immondizia ha attirato la sua attenzione, è uno stimolo superiore alle notifiche e superiore al suo bambino che attende il suo turno per comunicare. Doppiovubi guarda il bambino, che guarda la mamma, che guarda il cassonetto. E a guardare all...

Verità (1)

"Non puoi insegnare ad altri ciò che tu stesso non hai ancora compreso pienamente." [Doppiovubi]

Snake

"Se mio Capo e signor tu sei, se tanto rischio Mi vedevi incontrar, perchè divieto Al mio partir con assoluto impero Non festi tu? Facil pur troppo allora Molto non ripugnasti, anzi l'assenso E 'l commiato mi desti. Ah! se costante   E fermo stavi in tuo rifiuto, ancora Io sarei, tu saresti anco innocente. - È questo dunque l'amor tuo? ripiglia   Irato allor la prima volta Adamo; E di mia tenerezza il premio è questo? Eri tu già perduta, ed io per anco Viver potea, potea goder eterno, Felice stato; eppur con teco, ingrata! Perdermi scelsi! e rinfacciarmi or sento La cagion del tuo fallo? Assai severo Non ti sembrai nel mio divieto! E ch'altro Far io potea? Del tuo periglio accorta Non ti fec'io? non tel predissi? Forse Non ripetei che insidïosi lacci Un fier nemico ci tendea? Restava Sol forza usar con te; ma qui la forza Un libero voler stringer non debbe." [John Milton, Paradiso Perduto, libro IX]

Real Madrid - Juventus (atque, De Immonditiarum Bidonibus)

"Prega piuttosto, mio giovane cavaliere, che la vita sia dura perché la morte sia dolce; val meglio questo che l'essere ossequiato e lusingato per tutta la vita e all'ultimo precipitare nella più nera disgrazia". (Robert Louis Stevenson) W.B.

Anche tu matematico

La semplicissima formula matematica per la ‘serenità’ familiare (tolstojanamente parlando) è la seguente: (T2-T1) = x Più la ‘x’ si avvicina al valore ‘zero’, più è alto il tasso di serenità familiare (in un rapporto di proporzionalità inversa). Se la ‘x’ è consistente, si salvi chi può (*). Definiamo 'x' - con etichetta linguistica abbastanza adeguata - in termini di  'dolore'. Dove: - T1 è il momento (in uno spazio/temporale di Minkowski) in cui l’elemento maschile della partnership  ingenuamente e fanciullescamente e candidamente esprime una sua opinione personale e originale, in ipotesi difforme dall’opinione della moglie/compagna/partner (femminile, specifichiamo), su un qualsiasi argomento; - T2 è il momento in cui l’elemento maschile, callidamente, si corregge (si parla di inversione di 180 gradi), e conforma esattamente la sua opinione alla difforme opinione suddetta, con ciò annullando (recte: annichilendo) la sua idea (**). Detto in te...