Post

Alla cassa, prego (quarta parte)

Poniamo dunque che uno stia guardando giocare (giocare è una parola grossa) il Milan (Milan è una parola grossa) di Allegri (etc. etc.), e proprio dopo un cross   sbilenco di Constant ecco che Publitalia trasmette e irradia fin dentro i tuoi gangli la pubblicità di una Range Rover bianca fiammante che corre in solitaria sui ponti di NY, o sulle montagne rocciose, o nei torrenti spruzzando via da tutte le parti acqua viva e trote morte schiacciate, e la voce suadente e calda di Pasquale Anselmo (doppiatore noto soprattutto per prestare la voce a Nicholas Cage) ti invita ad averla, e naturalmente tu non la volevi, ma adesso la vuoi. Ma i casi sono due, o sei ricco, e allora non eri lì a guardare Constant a sbagliare il cross, ma eri da tutt’altra parte, e di certo non a guardare la televisione, e la R.R. ce l’hai magari di già, o non lo sei, ricco, e la R.R. non te la comprerai mai perché non ce la puoi fare, e il tuo desiderio appena nato finisce in una discarica – sita in un a...

Alla cassa, prego (terza parte)

Infatti, una delle principali caratteristiche della SdO in cui allegramente viviamo, è indubbiamente quella della complessità. Niente ormai si ottiene con semplicità. Anche l’operazione in apparenza più banale si rivela essere lorda di complicazioni. Problemi su problemi, che germogliano come edere velenose impazzite, e si moltiplicano esponenzialmente. Per questo motivo, quando un desiderio qualunque ci avvinghia, quando un inception   si installa nella nostra mente, ci ritroviamo impastoiati in un’intricata congerie di micro-adempimenti, e ben presto le sabbie mobili ci avviluppano mortalmente. E’ noto che per andare da x   a y   occorrono una serie di passi intermedi, o step, che sono necessari per la realizzazione del nostro desiderio, ma che non sono   il nostro desiderio, e anzi non hanno niente a che fare con esso. Sulla carta, pervenire a y   dovrebbe farci stare bene   (salvo il masochismo). Ma dato che la bacchetta magica non esiste, e no...

Alla cassa, prego (seconda parte)

I desideri, dunque. In qualche modo il desiderio ci toglie la libertà (il che, tra l’altro, depone a favore di un determinismo assoluto), perché guida e indirizza i nostri pensieri e le nostre azioni. Ma appunto, in quanto tale non è eliminabile, e se è eliminabile, non è sano eliminarlo o anche solo provarci. Per la verità, qualsiasi sforzo di non provare un desiderio verso un oggetto, viene immediatamente sostituito da un altro desiderio, per esempio proprio il desiderio di non desiderare   l’oggetto che desideravamo (che è la buccia di b. su cui scivolano alcuni sedicenti buddhisti). Con i desideri dobbiamo convivere, purtroppo, o per fortuna. E veniamo lentamente al punto centrale di questa tanto importante quanto barbosissima serie di post. Il desiderio – mentre siamo nella situazione x – ci fa muovere, prima col pensiero, poi eventualmente con le azioni, verso la situazione y , situazione in cui saremo quello che prima non eravamo (dove essere è inteso come l’agglome...

Alla cassa, prego

Qualsiasi essere umano sviluppa continuamente desideri. Dai più piccoli e irrilevanti ( quasi quasi mi mangio un gelato al pistacchio ), a quelli di una vita ( diventerò astronauta e farò una passeggiata nello spazio ). Molti vivono inseguendo una serie infinita di micro-desideri, altri – come Doppiovubi – sopprimono tendenzialmente il raggiungimento di piccole gioie quotidiane per dedicarsi a obiettivi a lungo termine (mettendo in atto, così, una scommessa sulla durata della vita, che, come sappiamo, è incerta, quanto meno dal punto di vista dell’essere umano). Le nostre vite potrebbero essere dunque descritte come una sequenza ininterrotta di desideri che si succedono l’uno all’altro, senza soluzione di continuità (certo che “senza soluzione di continuità” è un’espressione davvero strana). Secondo il buddhismo, si può ottenere la felicità sopprimendo i desideri. Secondo Doppiovubi, non si possono sopprimere i desideri, perché sono connaturati all’essere umano. Un essere uman...

Zero cinquanta

Immagine
Qualche giorno fa Doppiovubi si trovava in piazzale Cadorna e faceva talmente caldo che Doppiovubi stava per avere una sincope, al che ha pensato, Crepi l’avarizia, mi compro una bottiglietta di acqua minerale naturale. Consapevole però della crudele legge economica della domanda e dell’offerta, il Nostro ha ritenuto opportuno cercare un distributore automatico, che per certo avrebbe mollato un mezzo litro a un prezzo – seppur ladresco – comunque accettabile (presumibilmente un euro, sempre meglio dell’euro e cinquanta, se non due, o due e cinquanta, cinquemilalire , dei vari affollati Gran Bar della Stazione). Si è guardato in giro e di distributori non ne ha visti. Così ha chiesto a un ferroviere, il quale gli ha rivelato che dietro l’angolo c’era una piccola drogheria, cosa che sanno in pochi, che vendeva l’acqua a cinquanta centesimi. Incredibile, ha pensato Doppiovubi, e c’è andato. All’interno c’era un uomo tranquillo e posato, che ha confermato la circostanza, e gli ha indi...