lunedì 28 settembre 2015

La ricerca della felicità (36)

L'essere umano è imperfetto.
Quindi, anche le sue azioni sono imperfette.
Quindi, infine, anche i risultati delle sue azioni sono imperfetti.
Non c'è nessuno, non c'è nulla, di cui si possa dire - girato e rigirato, guardato da tutti i lati possibili, sotto tutte le luci a disposizione - 'non ha difetti'.
Esistono sempre delle zone d'ombra.
Da sempre l'uomo cerca di migliorare le proprie creazioni, ma non può raggiungere la perfezione.
Da sempre l'uomo cerca di migliorare se stesso, ma non può raggiungere la perfezione.
*** *** ***
E allora.
Ci sono due modi per osservare la realtà, e gli esseri umani.
Il primo modo è quello di focalizzare l'attenzione su 'quello che non va', su 'ciò che è sbagliato'. Qualche volta potrà essere un dato oggettivo - indosso un completo di squisita fattura, ma ho una macchia di sugo sulla manica - e qualche altra volta potrà essere una percezione soggettiva - indosso un completo di squisita fattura, ma ho una scarsa autostima (*) e mi sento ugualmente a disagio - , ma di fatto ci si concentra soltanto sull'aspetto latamente negativo. E' la famosa 'caccia all'errore' della Settimana Enigmistica. Chi cerca trova: proprio in virtù della premessa che abbiamo fatto (l'uomo e le sue creazioni sono imperfette), se cerchi un difetto, lo troverai sicuramente.
Doppiovubi in settecento post, negli ultimi otto anni, ha fatto esattamente questo. Ha puntato il riflettore sugli errori - presenti in se stesso (raramente), negli altri, nella Società - e ha lavorato sull'errore. Ossessionato dalla perfezione - Doppiovubi è un perfezionista patologico - ha sempre ritenuto di poter emendare la condizione umana cancellandone gli errori. Praticamente è andato in giro, per otto anni, con una spugnetta detergente in mano. Il paradosso è che nel far questo ha sbagliato - l'errore vero è cercare l'errore - e nessuno ha spugnato lui. Ora si sta spugnando da solo, in un onanistico atto estremo di auto-perfezionamento (col rischio di auto-cancellarsi). Naturalmente, visto che la Società è un disastro, di post ne puoi scrivere settecento milioni, e troverai ancora materiale per spugnare, e se ne scrivi settecento miliardi, troverai ancora sostanza spugnabile, fino a quando morirai e non sarai più - materialmente, in quanto dalla fossa non riesci a connetterti a Internet, non c'è campo nel camposanto - in grado di rilevare ulteriori errori.
Doppiovubi, lo Sbianchettatore Folle, l'Eraser della Rete, il Viavà (**) di Internet.
E la macchia non se ne va.
(segue)
W.B.

(*) Perché, poniamo, da bambino mia mamma mi diceva che non sapevo vestirmi.
(**) Solo chi ha più di quaranta anni può cogliere la citazione. La pubblicità di Viavà, lo smacchiatore storico, vedeva un uomo pingue, certamente un contabile, al ristorante che chiamava il cameriere, gli rammostrava la cravatta orribilmente macchiata e gli diceva con volto disgustato: "Cameriere, mi sono macchiato...", al che il cameriere (***) gli portava su un vassoio d'argento (!) il Viavà e una spazzola, e il contabile riportava la cravatta allo stato primigenio. La voce fuori campo concludeva con un certo piglio e vigore: "Viavà, e la macchia se ne va". Il che, peraltro, è vero. Viavà funzionava.
(***) Se Doppiovubi non erra, nello spot non si vedeva mai la faccia del cameriere, ma soltanto il busto in livrea, in quanto servo ininfluente, a completa disposizione del cliente macchiato, praticamente un cameriere-fantoccio, de-umanizzato e asservito alle esigenze del pagante. Anche il fatto che il Viavà e la spazzola siano offerti su un vassoio indica che il cameriere non può toccare (=lordare) con le sue sozze mani di lavoratore il prezioso smacchiatore e la linda spazzola.

venerdì 25 settembre 2015

La ricerca della felicità (35)

Dicevamo, due post fa. 
Riprendiamo il filo.
Non c'è alcuna speranza. Indicare al prossimo i suoi 'errori' è del tutto inutile.
Le persone non cambiano.
Le persone possono cambiare - perché tutto muta - ma per vari motivi non lo fanno.
Il principale motivo per cui le persone non cambiano è l'abitudine.
L'abitudine consolidata è difficile da sradicare.
Arrivati a un certo punto, è talmente consolidata che diviene granitica. Cercare di sgretolare un'abitudine granitica equivale a scalpellare una roccia con un cucchiaino da caffé. E' possibile, ma occorrono migliaia di anni. Di fatto, è impossibile.
Cambiare, poi, richiede uno sforzo.
L'essere umano tende a evitare gli sforzi.
Cambiare, poi, significa mettere in discussione le proprie convinzioni e, in ultima analisi, il proprio Io. Io ho ragione, l'Altro ha torto. Il mio Io mi guida, se perdo fiducia in me stesso vivrò da sbandato. No, io ho ragione, solo io ho ragione. Continuo a fare come ho sempre fatto. Voglio stare tranquillo!
Sacrilegio.
Cambiare, qualche volta, significa rinnegare le proprie origini e la propria storia. I miei genitori mi hanno insegnato così, certamente io non li posso 'tradire'. Anche se mi accorgo di avere sbagliato. Nego l'evidenza. Ci vuole rispetto verso chi mi ha messo al mondo!
Quindi, cambiare è possibile, in astratto, ma di fatto è quasi impossibile.
Detto questo, è (stato) del tutto inutile scrivere oltre settecento post per denunciare "quello che non va".
E' del tutto inutile scrivere un post come quello precedente (cfr. La ricerca della felicità, n. 34): se uno è schiavo di Facebook, dirà che Doppiovubi ha scritto scemenze, e continuerà a compulsare allegramente le foto e i commenti per ore e ore al giorno (mi piace!). Se uno non è schiavo di Facebook, continuerà a non esserlo, e al più dirà, Bravo Doppiovubi, hai ragione!, ma di fatto non è cambiato niente.
Non è cambiato assolutamente niente.
L'efficacia di un'azione si misura sulla modifica dello stato su cui interviene.
Se dopo l'azione lo stato è il medesimo, l'azione è inutile.
I post di Doppiovubi - salvo gonfiare l'ego di Doppiovubi - non servono a niente. 
Anzi, no, a qualcosa sono serviti.
Oltre settecento post sono serviti a Doppiovubi per fargli comprendere che i suoi settecento post non sono serviti a niente.
E questo è un punto essenziale, perché, da ora in avanti, Doppiovubi riparte, con uno spirito nuovo.

(segue)

W.B.
  

giovedì 24 settembre 2015

La ricerca della felicità (34)

E quando Doppiovubi sale sulla metropolitana, e vede che tutti, ma proprio tutti, o stanno telefonando o sono ridicolmente focalizzati e annoiati sui cellulari (*), non può fare a meno di pensare che si salverà quell'uno per cento, o zero virgola uno per cento, che non sarà dipendente dal cellulare, che non vivrà connesso, che non dedicherà tutta la sua attenzione (ammesso, e non concesso, che nel 2015 si possa ancora parlare di 'attenzione') alle Reti Sociali, che di sociale non hanno proprio niente. 
Per essere reti, oh, sì, sono reti. 
Anche i tonni finiscono nella rete. 
Anche le mosche finiscono nella rete.
E questo zero virgola uno per cento, quando tutti gli altri saranno (sono) come zombie che non sanno più far niente, che sono privi di qualsiasi anelito umano e (quindi) volontaristico, che ormai, da brave macchine, sono votati/e e sottomessi/e al dio del numero, alla Quantità, alla Velocità, alla misurabilità in genere - maledetta rivoluzione scientifica e industriale, che sia maledetta - e non sanno più che cosa significhi il Bello, (e socraticamente quindi) nemmeno il Buono, e infine e in sintesi la Qualità, non misurabile, questo zero virgola uno per cento vivrà, (soprav)vivrà, non precipiterà nel baratro della depressione e nello sconforto della insanabile e diffusa malattia mentale, mentre il novantanove virgola nove per cento soccomberà, sì, soccomberà, un mondo di uomini-macchina sempre connessi tra loro (24/7), un mostruoso leviatano con sette miliardi di tentacoli, incapaci di Esistere veramente, disperati, vigliacchi e tremebondi. Tutti collegati a un unico Nulla-Incubo, che li controlla, annichilisce e toglie loro qualsiasi individualità.
Allora il 99,9 vagherà per le terre, alla folle ricerca di aiuto umano, e lo troverà soltanto negli ultimi rimasti sani, gli Uomini rimasti tali. I Singoli, quelli Non-connessi. 
Quelli che ancora hanno una Identità. Lo zero virgola uno. 
Ammesso che questi Uomini siano ancora in grado, dato il loro numero esiguo, di avere la meglio sulle Macchine (quelle vere).
Ogni anno le macchine raddoppiano la loro potenza. Entro quaranta anni, nel 2055, la potenza delle macchine sarà di un milione di volte maggiore rispetto a quella di oggi. Si chiama progressione geometrica.
Fate un po' voi.
(segue)
W.B.

(*) E sul tram numero sedici, ore sedici, c'è questa bambina dell'età apparente di sette anni con la nonna che è andata a prenderla da qualche parte, presumiamo a ginnastica, e la bambina racconta alla nonna quello che le è accaduto, e la bambina mentre parla è colma di entusiasmo, e racconta, e fissa intanto la nonna negli occhi, proprio negli occhi, ed è chiaramente contenta di parlare alla sua nonna, sta davvero comunicando con la sua nonna, e sorride, la bambina è felice, è un miracolo, una cosa eccezionale e a un certo momento un maledetto telefono dentro la borsa della nonna suona, un trillo satanico rompe l'incantesimo e la bambina ha un momento di esitazione, sembra interrompersi ma forse no, non sa più che fare, ma ormai il braccio della nonna è partito, un gesto inevitabile ed eterodiretto, rapidissima la nonna non dice più niente, freneticamente cerca lo strumento nella borsa, la sua nipotina non esiste più, è completamente cancellata, e la nonna non le dice nemmeno Scusami, l'unica preoccupazione è quella di dire Pronto, prima che l'altro - chiunque sia, chi sia non ha alcuna importanza - metta giù, qualcuno mi chiama, qualcuno sta chiamando proprio me, Devo rispondere e in fretta, C'è mia nipote che mi stava parlando, ma la nipotina potrà bene aspettare, c'è il telefono che squilla e io devo rispondere, e la nonna risponde e dice Pronto, con voce tremante, sperando che non sia l'ultimo squillo, e intanto la sua nipotina si è spenta, come afflosciata, ha rinunciato, ha lasciato il racconto a metà, ha perso completamente la sua nonna, anzi la nonna, anzi una nonna, anzi una donna anziana, che adesso si trova da un'altra parte, lontano, sta parlando, con chi non si sa, di una stupida ricetta, se sia meglio mettere l'uovo prima o dopo, e la nipotina, senza rancore ma con amarezza, gira le spalle alla nonna e pensa, pensa, pensa, e la ferita viene registrata nella psiche, una piccolissima ferita, un taglietto minuscolo, non esce nemmeno il sangue, ma da qualche parte nella psiche della bambina il taglietto c'è, e rimarrà, e nessuno lo cancellerà mai, e la bambina guarda fuori, e si vede che non sta guardando da nessuna parte, e Doppiovubi prega e spera che la maledetta telefonata della nonna finisca presto, Metti giù, scema, la tua nipotina ti stava parlando, eri la persona più importante del mondo, imbecille, metti giù quel telefono schifoso, e Doppiovubi avrebbe voglia di strappare il telefono di mano alla nonna e scaraventarlo per terra e ridurlo in mille pezzi e schiacciarlo per bene sotto la suola delle scarpe gridando Ma non capisci, ma come fai a non capire che cosa conta veramente, ascolta la tua nipotina; ma questo non accade, ci sono delle Regole, Doppiovubi non romperà il telefono della vecchia, la vecchia parla dell'uovo, e ride, ride, la nipotina tagliuzzata nell'anima continua a guardare fuori dal finestrino, sola, sola, e per ogni secondo che passa, la sua ultima frase, il suo racconto, così importante, sta evaporando, non c'è più, è perso per sempre, maledizione, e infine, dopo cinque minuti di Nulla, la vecchia, soddisfatta, sazia, mette giù schiacciando con inutile forza il bottone rosso, e guarda la nipotina con un sorriso, largo e privo di significato, ma non le dice più niente, non le chiede nemmeno Dove eravamo rimasti, non dice niente di niente, tabula rasa, e la bambina non parla più, è tutto finito, e il fatto più grave e terribile è che la bambina non protesta, ha assorbito l'episodio come normale. 
Ha catalogato l'episodio, come normale. 
Normale.