lunedì 30 marzo 2015

T-101 Mod. WB (9)



- La guerra è finita, caro James. La Francia ha perso. –
Era un momento importante. La Guerra dei Sette Anni, che aveva visto contrapporsi - tra gli altri - da un lato Francia, Austria e Spagna, e dall’altro Gran Bretagna e Prussia, si era infatti appena conclusa con la schiacciante vittoria degli Inglesi.
La Gran Bretagna, a partire dal 1763, avrebbe avuto il pieno controllo del commercio internazionale.
Doppiovubi, disteso sulla branda, pensava che quella fosse la svolta storica fondamentale, che avrebbe segnato l’inizio dell’egemonia del sistema economico, e quindi di pensiero, di matrice anglosassone, in cui, ancora nel XXI secolo, l’intero pianeta si trovava intriso, e dal quale era inestricabilmente avviluppato.
Ecco il vero Leviatano, quello economico, che viene dal Mare, e fa bollire l'abisso come una caldaia, del mare fa come un gran vaso da profumi. E questo versetto dal Libro di Giobbe, con il suo riferimento al vapore, riportò la mente di Doppiovubi al vero motivo per cui si trovava lì. Aveva una missione da portare a termine.
- Non riesco a credere che i Francesi si arrendano, David. -
- Pare che la pace sia stata firmata a Parigi solo pochi giorni fa. Re Giorgio e il Conte di Bute, ne sono sicuro, avranno ottenuto senz’altro ottime condizioni a nostro favore. –
Il mondo fu nuovamente smembrato e suddiviso, e gli Inglesi si erano alzati dal banchetto con la pancia piena. La Gran Bretagna, che era entrata nel conflitto soltanto per assicurarsi il commercio d’Oltremare, aveva dominato sugli oceani.
Gli Inglesi, con la Pace di Parigi, guadagnarono il Canada, il Capo Bretone e le Isole del San Lorenzo, la valle dell’Ohio, la riva sinistra del Mississippi, la Florida, alcune delle Antille - Dominica, Grenada, le Grenadine, Saint-Vincent e Tobago, luoghi di fiorenti commerci e di massicce deportazioni umane -, in Africa il Senegal e il Gambia, ma soprattutto consolidarono il loro dominio sulla quasi totalità dell’India, dove ai Francesi venne concesso di conservare i loro sparuti possedimenti, ma con il divieto assoluto di tenervi truppe e fortificazioni.
- E’ per questo, caro James, che i miei prossimi anni a Parigi saranno importanti, e delicati. Mi aspetta un compito molto impegnativo. I Francesi, lo sai, sono vendicativi, vedrai che ce la faranno pagare. –
Hume non poteva sapere che, in capo a pochi anni, i veri problemi, per il Regno, sarebbero venuti, più che dai Francesi, dalle Colonie americane.
- Quando ritieni che potrai tornare a Edimburgo? –
- Penso tra qualche mese, non di più. A La Flèche, ormai molti anni fa, trovai la tranquillità e l’ispirazione per scrivere il Trattato che – noto con piacere – tieni qui sul tuo tavolo di lettura, eppure non vedevo l’ora di tornare nella nostra Scozia. Sono stato irremovibile con il nuovo ambasciatore: qualche mese, e non di più. –
David Hume sarebbe rimasto a Parigi per tre anni.
(segue)

W.B.

giovedì 26 marzo 2015

T-101 Mod. WB (8)

Doppiovubi non riusciva a crederci: tanto aveva cercato la sua vittima, che alla fine la sua stessa vittima aveva trovato lui.
In realtà, non era accaduto nulla di sorprendente. In taverna, un ragazzino aveva sentito che il tedesco, con una certa insistenza, stava cercando James Watt, e, per guadagnarsi un paio di penny facilmente, il giovane era corso dal Signor Watt a riferirglielo. Quest’ultimo si era recato sul posto, e aveva fatto cenno al taverniere di reggere il gioco.
- Bevi un sorso di questo, ti farà bene. – disse Watt.
- Che cos’è? – chiese Doppiovubi, ormai con una certa diffidenza.
Quando Watt aveva risposto un buon vinello di uvaspina, ormai il vinello di uvaspina era già stato bevuto, e tutto d’un sorso.
Doppiovubi fece giusto in tempo a distinguere il titolo del libro che James Watt stava avidamente leggendo, stampato in oro sulla costa.
Doppiovubi rimase sorpreso, non se lo sarebbe mai aspettato.
Poi cadde nuovamente addormentato.
*** *** ***
- Mio caro amico, vorrei che tu fossi felice per me. –
- Lo sono, lo sono, David. Ma mi mancherai. –
- Tuttavia ti rimarranno i miei libri. Prima di partire, James, ho pensato di omaggiarti di questi. –
David tirò fuori da una sacca di pelle due volumetti, non rilegati. James Watt li prese e, sinceramente raggiante, li sfogliò subito. Erano brevissimi saggi, Of the Immortality of the Soul e Of the Suicide, una ventina di pagine in tutto.
- Ti sono molto grato. Sono quelli… di cui mi hai parlato? –
- Sì, James, non sono stati pubblicati, e non lo saranno mai. Warburton, dopo l’ignobile e sarcastico libello che ha scritto contro di me, è stato persino ordinato vescovo. Non posso diffonderli, il rischio è troppo alto. Dunque, ne ho fatte stampare soltanto sette copie, a mie spese. -
- E per questo il loro valore è ancora più inestimabile! Li studierò parola per parola. Quando pensi di partire? -
- Dovrò affrettare la partenza, ed essere a Parigi già per questo mese di giugno. In autunno Lord Hertford assumerà la carica, Lady Isabella è di nuovo incinta del loro ennesimo figlio, che dovrebbe nascere a luglio. Francis vuole che io lo preceda in Francia. E, come ben sai, laggiù avrà assolutamente bisogno di me. –
- Lo so, lo so! E’ l’uomo più avaro ed egoista del regno! Un incapace! Tu dovresti essere l’ambasciatore, David, non quell’inglese leccapiedi! -
- Parla piano, James, parla piano! E’ un uomo molto potente. E poi lui – disse David indicando Doppiovubi, che dormiva sul fianco, dando loro la schiena – ci potrebbe sentire, e non sappiamo ancora chi sia veramente… -
In effetti, Doppiovubi non stava affatto dormendo.
Stava ascoltando, con attenzione, l’interessante dialogo tra James Watt e David Hume.
(segue)


W.B.

domenica 22 marzo 2015

T-101 Mod. WB (7)



… oh mist rolling in from the sea,
my desire is always to be here…

Nel cervello di Doppiovubi, in un tormentato dormiveglia, continuavano ad agitarsi quelle parole, e si accavallavano tra loro, e si confondevano.
Dopo tutto, il bis-nonno di Paul McCartney, ancora nell’Ottocento, si era spostato con la famiglia dall’Irlanda alla Scozia, nel Galloway, prima di trasferirsi definitivamente a Liverpool, ed era normale, quindi, che il cantautore inglese avesse stabilito il suo prediletto luogo di riflessione nel Mull of Kintyre, non lontano dal Galloway.
Nella mente offuscata del nostro Eroe, danzavano, al suono di cornamuse, banconote inglesi che prendevano vita e monete scozzesi che gareggiavano con loro su coreografie degne di Fantasia. E fu proprio quando stava sognando di trovarsi in curva al City Ground, dove trentamila tifosi del Forest cantavano tutti insieme il loro inno, sulla musica di Mull of Kintyre, fu proprio quando a Doppiovubi vennero i brividi, che egli si risvegliò di colpo.
Era completamente ubriaco.
Era disteso in una branda, sul fianco. La stanza, in penombra.
A tre metri da lui, seduto con le gambe accavallate, c’era l’uomo che in taverna gli aveva offerto da bere. Alla luce di una lanterna, leggeva con estrema concentrazione un grosso libro, finemente rilegato.
- Forse hai bisogno di dormire ancora un po’, amico tedesco. – gli disse, appoggiando il pesante volume sul tavolo.
- Non so ancora come ti chiami. Ho portato in casa mia uno sconosciuto, potrebbe essere pericoloso. – aggiunse poi, con un sorriso.
- Mi chiamo Doppiovubi, piacere… - rispose il Nostro in italiano, cercando faticosamente di mettersi seduto.
- Ma che lingua… sembra italiano. –
- Scusa… non sono molto in forma. Tu chi sei? –
- Il mio nome è Watt. James Watt. -
(segue)

W.B.

giovedì 19 marzo 2015

T-101 Mod. WB (6)



Doppiovubi non era un grande bevitore. Citando il Macallan aveva pensato di dimostrare la sua competenza in tema di whisky scozzese. Non aveva però considerato che Alexander Reid, un agricoltore specializzato nella coltivazione dell’orzo, nonché maestro elementare, avrebbe fondato la distilleria Macallan soltanto nel 1824, ovvero sessant’anni dopo.
Gli astanti rimasero perplessi. Nessuno aveva mai sentito parlare di una bevanda con quel nome. Doppiovubi stava rischiando seriamente di mandare all’aria tutto il suo progetto.
- Amico, di che cosa si tratta? - chiese il taverniere, sempre più sospettoso.
- Un whisky delle mie parti, di Treviri, ma se non lo avete, non fa nulla…
- Un whisky… tedesco? – il taverniere ci capiva sempre meno, e cominciava a spazientirsi.
L’errore era grave, perché Doppiovubi ignorava che, a seguito dell’Unione del 1707 tra Inghilterra e Scozia, il Governo di Londra aveva imposto una forte tassazione sulla produzione e vendita del whisky scozzese. In particolare, nel 1725 era stata approvata la famigerata Malt Tax, che aveva tassato pesantemente, seppur indirettamente, il consumo di birra e whisky. Proprio a Glasgow, nel 1725, si era scatenata un’insurrezione popolare degli scozzesi contro quella tassazione che, a detta degli inglesi, serviva a finanziare la guerra in corso contro la Francia. Negli anni successivi, il consumo di birra e whisky crebbe sottobanco, e a Glasgow gli scozzesi vendevano gli alcolici di nascosto, per evitare la tassazione. La storia umana, in forme più o meno analoghe, si ripete.
L’uomo seduto a fianco di Doppiovubi, evidentemente, era ben conosciuto nel locale, e per questo il taverniere non aveva avuto alcun problema a servirgli una birra.
Ma Doppiovubi rappresentava una pericolosa incognita.
- Tu non sei tedesco, amico – disse il taverniere, spostandosi minacciosamente per uscire dal bancone – e ho idea che tu venga da Londra.
Il taverniere sospettava che Doppiovubi fosse un ispettore inglese delle tasse, inviato in incognito per individuare il commercio abusivo di alcolici.
Per fortuna di Doppiovubi, intervenne ancora il nuovo arrivato.
- Lascia perdere, John, quest’uomo è chiaramente innocuo. Dagli un whisky dei nostri, del Maol Chinn Tire. E’ un po’ forte, vedrai, ma ti piacerà – disse a Doppiovubi, appoggiandogli una mano sulla spalla.
Il nostro Eroe, che ovviamente non parlava il gaelico, intuì che il suo nuovo amico si riferisse al Mull of Kintyre. Si ricordava infatti della nota canzone di Paul McCartney.
- Se lo dici tu… - disse il taverniere, e da uno scaffale nascosto, ben coperto da una tenda, estrasse una bottiglia di un vetro insolitamente bianco, simile a porcellana.
Doppiovubi era molto irritato con se stesso. Non avrebbe dovuto recarsi nella Scozia del XVIII secolo senza una preparazione specifica, non era da lui.
Ma ormai si trovava in gioco, e doveva continuare.
Si ripromise di parlare il meno possibile, e, soprattutto, di pensare prima di parlare.

(segue)

W.B.