lunedì 12 agosto 2013

Sarei un uomo morto



E così Doppiovubi vi lascia, per tre settimane. Rimarrete senza di lui, senza i suoi callidi post. Come farete? Non si sa. Ce la farete? Forse.
Per l’occasione, lo abbiamo convinto a scrivere i suoi saluti in prima persona. Eccoveli.

Cari amici, 
ebbene sì, sono proprio io. Stavolta vi scrivo direttamente, cosa che non faccio ormai da alcuni anni. Il mio alter ego – che si firma W.B. – se ne va squallidamente in vacanza per qualche giorno, e quindi nessuno vi racconterà i miei pensieri, i miei sogni e le mie avventure. Lasciamolo andare 'in vacanza', quel maledetto pidocchio, tanto, prima o dopo, la 'vacanza' finirà e sarà costretto a tornare alle sue prigioni, e pagherà un prezzo salato. Ma io in vacanza non ci vado. Io rimarrò a vegliare su di voi e sulle vostre vite, come Batman vigila sui cittadini di Gotham. Resistete, cari amici, perché si avvicina un anno assai  difficile. Non sarete soli, perché rimarrò sempre al vostro fianco.
Con affetto, Vostro
Doppiovubi

In effetti, lo ammetto, sono io il colpevole di questa interruzione, non lui. Per farmi perdonare, vi rivelo ora che Doppiovubi sta preparando qualcosa per voi, in gran segreto, come lui ama fare. Mi ha minacciato, mi ha intimato di non dirvi nulla. Anzi, se solo sapesse che c’è questa piccola rivelazione, sarei un uomo morto.

W.B.

venerdì 9 agosto 2013

Doppiovubi is anal


E’ stato proprio mentre Doppiovubi si stava riguardando una puntata della seconda stagione di Lost, che ha capito che lui l’inglese non lo parlerà mai per davvero. Ora, c’era Shannon sulla spiaggia – Ana Lucia non l’aveva ancora uccisa – che stava piegando una canottiera con cura, quando si avvicina Hurley e le chiede perché lo sta facendo (mettersi a piegare una canottiera quando sei superstite di un disastro aereo non è proprio normale). 
Shannon risponde I’m anal, al che Doppiovubi trasecola, torna indietro, mette il sottotitolo, porca vacca, ha detto proprio così, anal. Doppiovubi va su WordReference e scopre che anal significa due cose, cioè

anal adj    (of the anus)    anale
anal adj    (person: compulsive, meticulous)    meticoloso, puntiglioso, pignolo, pedante,

e appunto lì Doppiovubi si è detto due cose, la prima è che non parlerà mai l’inglese per davvero, e la seconda – non molto gradevole - è che lui, Doppiovubi, suo malgrado e irrimediabilmente, è e sarà sempre molto anal.

W.B.

giovedì 8 agosto 2013

I facilitatori (quarta parte - fine)



Il facilitatore napoletano si avvicina alla preda, e - con la stessa tonalità di voce del Presidente di Sezione della Suprema Corte di Cassazione, l’ottimo giudice Esposito -, la aggancia e le propone di aiutarla a fare il biglietto; a parte qualche straniero rimbecillito dal contesto nuovo, l’italiano ha un momento di esitazione, durante il quale capisce che il f. non è uomo di Trenitalia – l’abbigliamento non è consono – e realizza che dovrà retrocedergli qualcosa, ma accetta il deal  e rinuncia a qualche moneta in cambio della facilitazione. C’è business, nell’operazione, e infatti qualche mese fa i f. erano cinque o sei in tutto, ma poi si sono moltiplicati, e adesso si conta quasi un f. per ogni macchina. Sostanzialmente si sono spartiti le macchine. Alle volte litigano per agganciare un turista. Altre volte fanno taciti accordi, questo è tuo, ma il prossimo lo prendo io. Tempo fa avevano lo sguardo triste dei mendicanti che racimolano poco. Oggi hanno lo sguardo imprenditoriale entusiasta, sono iperattivi, l’occhio è vigile, sono efficienti e non perdono tempo. Il borsello è gonfio di moneta.
Trenitalia tollera, all’inizio ci ha provato a cacciarli via, ma, si sa, l’unione fa la forza. Ora il racket  dei f. impera, e i bigliettai li guardano come parte integrante del sistema.
Ed ecco il punto: i f. hanno capito che l’Uomo Moderno non vuole far fatica, tende al risultato in quanto tale, e si sono inseriti in uno spazio economico di domanda e offerta.
Prendere l’ascensore e non fare le scale. Prendere la funivia e non seguire il sentiero.
Come Doppiovubi ha già ricordato qualche post  fa, da un punto di vista oggettivo, il momento successivo non è migliore del momento attuale. Non c’è nessun motivo per cui avere il biglietto in mano, già pronto, sia meglio che seguire una procedura, anche faticosa, per ottenerlo. Muoversi al costante inseguimento del risultato, puntare sempre alla destinazione, significa perdersi il viaggio. A livello esistenziale, se la vita è un viaggio - la nascita è la partenza, la morte è l’arrivo -, forse il percorso vale più della destinazione, a meno che non vogliate suicidarvi.
La pur malefica Ikea questo l’ha capito, e ti vende il mobiletto da montare. Gli svedesi, agli antipodi – anche geografici - dei facilitatori, hanno compreso che l’uomo prova una certa soddisfazione a costruire. Il bambino, quale creatura che segue l’istinto naturale, costruisce con piacere e si diverte con i Lego. L’adulto moderno, al contrario, vuole tutto chiavi in mano, orrida espressione che è nata nel settore automobilistico e adesso è stata trasferita praticamente a ogni campo commerciale. Questo vorrà dire pure qualcosa.
La prossima volta, il biglietto fatelo da soli, e lasciate agli altri la facilitazione.

W.B.


mercoledì 7 agosto 2013

I facilitatori (terza parte)



Il facilitatore in genere è di origine napoletana. Di recente sono comparsi diversi nuovi facilitatori senegalesi. Col tempo e l’evoluzione della specie, probabilmente assisteremo all’avvento di un ibrido, il naposenegalese, le cui caratteristiche sono allo stato imprevedibili.
Come è vestito un facilitatore. Il f. è riconoscibile perché è in ciabatte, o sandali molto aperti e aerati, o infra-dito. Indossa bermuda sotto il ginocchio, i c.d. pantaloni alla pescatora, che spesso sono quadrettati e di tessuto frusto (i polpacci sono sottili). Molti facilitatori indossano una canotta, con spalline molto larghe e ampie: si vede l’orribile pelo sotto l’ascella. A tracolla portano un borsello di tela, finto LV,  che serve per raccogliere e custodire il bottino della giornata.
Dove si trova il facilitatore. Il f. staziona in genere a circa due metri e mezzo (spazio che gli serve per accompagnare la preda e indurla alla facilitazione) dalla macchina che eroga i biglietti, orientato non verso la macchina, ma verso gli utenti in arrivo, al fine di meglio adescarli. Ci sono due tipi di macchine: quelle che accettano il bancomat  e la carta di c., e quelle che accettano anche i contanti.
Perché il facilitatore sceglie alcune macchine e non altre. Doppiovubi, che è un ingenuo, ci ha messo mesi per capire per quale motivo i f. si appostano solo accanto alle macchine che accettano banconote e monete, eppure era facilmente intuibile. Dato che, nell’ottanta per cento dei casi, il biglietto del treno non costa una cifra tonda, ci saranno monetine che scenderanno come resto (nel migliore dei casi, quattro euro e novantacinque centesimi). A quel punto il cliente non avrà il coraggio di usare la scusa più frequente di tutte, cioè mi dispiace non ho moneta, perché le monete hanno appena tintinnato cadendo nella vaschetta, e pertanto il resto sarà tutto o quasi appannaggio del f.; un f., pertanto, ogni volta che un utente cade in trappola, guadagna da un minimo (sicuro) di cinque cent. a un massimo (teorico) di 4,95.
Essere facilitatore sta diventando un business, e genera guerre economiche inter-razziali di posizione, come vedremo nella prossima, ultima, puntata.
(3-segue)

W.B.

martedì 6 agosto 2013

I facilitatori (seconda parte)



Dovete sapere, ma lo sapete perfettamente, che da qualche anno Trenitalia ha deciso di far costruire macchine  che svolgono l’amaro mestiere del bigliettaio, al suo posto (la macchina non sciopera, non si lamenta mai e soprattutto non si rivolge al giudice del lavoro). Forse vi siete dimenticati, ma vent’anni fa, se volevi partire col treno, avevi solo due possibilità. O andavi in agenzia il giorno prima, o facevi la coda alla stazione, spesso perdendo il treno. Adesso che ve l’ha detto Doppiovubi, forse ve lo state ricordando.
Oggi, tra le altre possibilità, hai anche quella della macchina che emette i biglietti. Il software  di queste macchine è abbastanza a prova di deficiente. Se vuoi comprare il biglietto, devi schiacciare con un dito a scelta (è indifferente quale) “compra biglietto”. Quando devi inserire i soldi, una voce con accento vagamento romano ti dice inserire le banconote nella bocchetta in basso a destra. Al che vai con lo sguardo in basso a destra, non in alto a sinistra, in basso a destra, e vedi un buco con due luci verdi che lampeggiano, il che dovrebbe suggerirti di inserire in quel buco i soldi. Se devi digitare la destinazione, e vai a Crotone, devi comporre la parola Crotone, quelle sette lettere lì, che è una cosa che si impara in prima elementare.
Sulla carta, dovrebbe essere facile, e di fatto lo è. Tuttavia, se non sei molto pratico, un minimo di impegno ce lo devi pur mettere, come in tutte le cose nuove. E dato che, come dicevamo nel post precedente, l’Uomo Moderno ha un obiettivo primario, quello di non fare nessuna fatica, e ottenere comunque i risultati che si è prefisso, ecco che c’è terreno fertile per la nascita e la crescita del cosiddetto facilitatore.
(2-segue)

W.B.