mercoledì 31 luglio 2013

Almunia ha scritto a Saccomanni



Aveva ragione - un po’ di ragione ce l’hanno proprio tutti, prima o poi - Lafayette Ronald Hubbard quando nelle prime pagine di Dianetics, nel lontano maggio del 1950, scriveva che la conoscenza reale di un evento è completamente inibita dal fatto che non conosciamo gli elementi generali nei quali l’evento stesso deve essere inquadrato, e che lo precedono dal punto di vista logico e cronologico.
E’ completamente privo di senso venire a sapere che Almunia ha scritto una lettera a Saccomanni per dirgli che il piano di ristrutturazione di MPS deve essere migliorato; è completamente privo di senso saperlo, se non conosciamo, prima, che cos’è esattamente e che cosa fa la Commissione Europea, quali poteri ha Joaquín Almunia, che cosa gli ha scritto prima Saccomanni e per quali finalità. Forse dovremmo anche avere il coraggio, come bambini piccoli, di chiederci se sappiamo veramente che cosa sia una banca, prima ancora di studiare il dissesto di Monte dei Paschi. In caso contrario, visto che la SdO è la società dei titoli (intesi come titoli delle notizie), più che dell’approfondimento – meglio conoscere in tre minuti cento titoli di Corriere.it che comprendere a fondo un solo evento importante, no? – e questo, a monte, perché la SdO apprezza e ci induce ad apprezzare l’esperienza nella sua dimensione quantitativa, in caso contrario è meglio non saperlo proprio per niente, che Almunia ha scritto a Saccomanni, giusto per non far vagare bit impazziti nel nostro cervello, alla disperata e vana ricerca di qualche sinapsi con concetti generali a cui attaccarsi, schegge neurologiche fuori controllo, che contribuiscono soltanto ad alimentare la nostra immensa stanchezza e, in ultima analisi, la nostra noia.

W.B.

martedì 30 luglio 2013

Ecco Eco

Il sogno è questo. Doppiovubi si trova a una specie di presentazione di un nuovo libro di Umberto Eco, ma Umberto Eco ha qualcosa come trent’anni, sembra un ragazzino, ma è già l’Umberto Eco di oggi, cioè ha già scritto tutto quello che ha già scritto; al che Doppiovubi si avvicina a U.E. e gli dice di aver amato molto alcuni dei suoi libri, ma ha la sua personale classifica, al che U.E. si dimostra interessato, Me la dica, Me la dica, e mentre Doppiovubi sta pensando e progetta di dirgli che il suo migliore è Il Pendolo, seguito dal Nome della R., e poi L’Isola, e poi il Cimitero, e poi Baudolino, e infine nettamente il peggiore La misteriosa fiamma, mentre Doppiovubi si prepara a classificare e a dire, Mi sembra che lei abbia smesso di scrivere nel 1994, ecco che arriva una sedicente fan di U.E. che precede Doppiovubi e lo interrompe e comincia a dire Mah, professor Eco, a me è piaciuto molto il suo Errico, e Doppiovubi pensa, Errico? Non esiste un libro di Eco con quel titolo, non è mai esistito, e la nuova fan comincia a sciorinare decine di titoli di U.E. mai esistiti, eppure il giovane U.E. annuisce e spesso dimostra di condividere, e la gente attorno ascolta, e nessuno dice Quei libri Eco non li ha mai scritti, e Doppiovubi alla fine pensa Forse li ha scritti davvero e sono soltanto io a non saperlo, al che Doppiovubi si sente del tutto inadeguato e sgattaiola via silenzioso tra la folla, prima che sia troppo tardi e U.E. si ricordi di interrogarlo sulla sua personale classifica.

W.B.

lunedì 29 luglio 2013

Educato e obbediente



Vorresti tornare indietro, adesso che sai, a quei momenti completamente obliati ma ancora presenti - eccome -, quando avevi due, tre e quattro anni, per riviverli come spettatore, e per individuare la genesi esatta delle ferite e delle umiliazioni che oggi ti fanno sentire inadeguato e sbagliato. Piccoli graffi quotidiani alla tua autostima, frasi percepite da loro come innocue, che hanno causato danni incalcolabili al bene più prezioso che avevi, la tua gioia di vivere, progressivamente perduta e immolata sull’altare dell’accettazione e del consenso altrui. Piegato e domato, passerai invano il resto della tua esistenza affamato di complimenti, carezze e conferme.
Tu, bambino forte, reso uomo debole, andrai vagando e cercando questo in una donna, e certamente non lo troverai. Finirai col sublimarlo in sterili atti di prepotenza e ridicole dimostrazioni di potere e forza, e in albe tragiche a guardare un soffitto e chiedersi se davvero vale la pena di andare avanti.
E tu, povera bambina, bambina dolce, resa donna aspra, senza volere e senza sapere replicherai automaticamente il modello che hai avuto, con il tuo uomo e con i tuoi figli, come una goccia nella pietra, sino a togliere a loro tutto il coraggio di esserci e di sperare nel domani.
Ed ecco il grande paradosso, amare qualcuno alla follia, e - in completa buona fede - offrirgli il dono più avvelenato di tutti, la paura di vivere.

W.B.

venerdì 26 luglio 2013

Alla cassa, prego (sesta parte - fine)



Questa serie di mini-post potrebbe continuare all’infinito, proprio perché gli esempi sono infiniti, in quanto la SdO ci propina innumerevoli situazioni di complessità inestricabilmente saldate ai desideri, i quali, tra l’altro, e per lo più, sono indotti e innaturali.
Robert E. Burton,  epigono di Gurdjieff e Ouspensky, ha scritto: “il momento successivo non è migliore del momento presente”. Ogni qual volta un desiderio ci attrae, e rimaniamo invischiati nel percorso necessario per conseguirlo, continuamente consideriamo il momento finale – quello della chimerica soddisfazione – come migliore dei singoli momenti che stiamo vivendo, proprio perché questi momenti sono per definizione strumentali  alla meta. Nel frattempo, silenzioso e perfido, il tempo passa, la clessidra corre, e perdiamo la nostra vita. Ma stiamo andando troppo lontano, e questo non è esattamente il tema. Molto più semplicemente, Doppiovubi voleva soltanto ammonirvi, con questa piccola e senza pretese serie di mini-post, a scegliere con cura i vostri desideri. Pensateci bene, quando vi ritrovate a sognare un risultato. Riflettete a fondo, prima di imbarcarvi, perché, per ottenere quello che desiderate, dovrete passare alla cassa.

W.B.

giovedì 25 luglio 2013

Alla cassa, prego (quinta parte)



Hai firmato la tua stessa nuova condanna, la Nuova Punto è tua, finalmente. Con essa ti sei portato a casa almeno un centinaio di nuove preoccupazioni che prima non avevi. Non tanto perché la Nuova Punto non funzioni bene, per carità - Doppiovubi non ha mai avuto una Fiat, magari è fantastica e indistruttibile -, quanto perché la SdO ti frega e ti fotte proprio così, ti induce ad avere una cosa, o a vivere un’esperienza, che prima, durante e dopo ti creerà una serie tendenzialmente infinita di problemi da risolvere, che assorbiranno e prosciugheranno le tue energie, il tuo tempo e, ovviamente, il tuo denaro. Il cosiddetto valore aggiunto dato dalla soddisfazione di un desiderio sarà completamente eliso dal prezzo complessivo che dovrai pagare, prezzo che apparentemente è costituito soltanto dal corrispettivo, gli 8.950 euro nell’esempio fatto, ma che in realtà è molto, molto più gravoso.
Basti pensare al cosiddetto finanziamento, se non disponi subito di tutto il denaro che ci vuole. Proverai a capirci qualcosa, in quel mare di carta da firmare, e inesorabile il dubbio ti assalirà, avrò fatto bene, ma ne valeva veramente la pena, ma questa macchina mi serve davvero, dubbio che presto verrà rimosso e buttato in un altro anfratto mentale dove giacciono accatastati i rimorsi per gli errori fatti nel corso di tutta la tua vita.
Nel 2005 Cormac McCarthy ha scritto un romanzo, No Country for Old Men, che i fratelli Coen nel 2007 hanno trasposto su pellicola, ricavandone un buon film. Parafrasando il titolo, Doppiovubi dice No Country for Analytic Men, non è un paese per gli analitici. Chi prova ad andare a fondo nelle cose, inevitabilmente soccombe, perché le cose da fare, la famigerata to do list, è talmente ampia che se vuoi capirci qualcosa e andare avanti, devi per forza galleggiare in superficie, capire più o meno, dare un’occhiata veloce. Non puoi assolutamente, per esempio, leggere e soprattutto capire perfettamente tutte le regole del finanziamento, perché ci metteresti giorni  se non settimane. Ma questo, in fondo, è un altro discorso, ma forse no, è un corollario dello stesso discorso, perché la SdO ti costringe ad andare a una certa velocità, se rimani indietro sei squalificato, e quella stessa velocità porta all’errore colposo, e l’errore porta la responsabilità, ed errore, colpa e responsabilità sono vocaboli che piacciono molto alla SdO. La cosa più terribile è che ti spacciano tutto questo come trasparenza, viviamo nell’epoca della trasparenza  e dei diritti, ma avete mai provato a leggere dalla prima all’ultima riga, e comprendere con esattezza tutto, una bolletta del gas, una cosa che dovrebbe essere tendenzialmente banale? Non ci avete mai provato. Alla fine paghi, e non puoi nemmeno protestare, perché la bolletta è trasparente.
Se non avevi capito qualcosa, potevi dirlo subito. Adesso, fai  un bel reclamo.
(5-segue)

W.B.