martedì 30 aprile 2013

Quasi tutti i TV erano chiaramente sintonizzati su Telereporter

Tutti coloro i quali hanno vissuto a Milano negli anni '80 sanno perfettamente che il venerdì sera, dopo mezzanotte, Telereporter - contro la legge - trasmetteva film pornografici veri e propri. Non filmetti con E. Fenech che si fa la doccia e si insapona e R. Montagnani che la spia dal buco della serratura, non filmetti con C. Russo che vestita da professoressa si china verso la cattedra e A. Vitali che strabuzza gli occhi e simula uno svenimento, bensì veri e propri pornazzi - come si dice - con qualsiasi tipologia di introduzione di parti maschili in qualsivoglia luogo accessibile di natura femminile (all'epoca non era ancora così diffusa la pornografia omosessuale o bisessuale, per quanto ne sappia Doppiovubi, ma non è il suo campo).
Il giovine Doppiovubi, che all'epoca aveva sedici/diciassette anni, e quindi la carica ormonale a livelli esplosivi, come ogni maschio che si rispetti alle 00:30 si sintonizzava religiosamente su Telereporter.
Sia detto che Doppiovubi non è un pornomane, avrà visto in tutta la sua vita al massimo due o tre pornazzi completi, e per di più di tipo tradizionale, oltre a qualche decina di spezzoni inviatigli via email dal suo migliore amico, che evidentemente, senza riuscirvi, lo vuole traviare.
Sta di fatto che il sedicenne Doppiovubi, il venerdì notte, si metteva davanti la TV, in sala, abbassando il volume al minimo - non azzerandolo del tutto, perché tutti sanno che il gemito, vero o finto che sia, ha una valenza del 40-45% nello scatenare reazioni di eccitazione sessuale -, con un orecchio alla camera dei suoi genitori, per ascoltare il rassicurante russare di suo padre e per intercettare eventuali scricchiolii della rete del letto di sua madre. Il nostro, infatti, temeva che i genitori si alzassero per andare a vedere che cosa fosse quello strano chiarore in corridoio. Infatti la TV emetteva un certo chiarore, e così Doppiovubi strategicamente si metteva col corpo a pochi centimetri dal display, in piedi, per coprire con tutto se stesso l'emissione di luce. Tuttavia un po' di luce filtrava ugualmente, e in caso di risveglio di uno dei genitori, il corridoio sarebbe stato parzialmente illuminato. Il piano B consisteva nel tenere un dito pronto a cambiare canale, per giustificare la sua presenza notturna davanti alla TV (naturalmente, con una certa cadenza, Doppiovubi verificava che ci fosse un altro programma verosimile, su cui sintonizzarsi in caso di emergenza, perché sarebbe stato estremamente imbarazzante farsi trovare in piedi davanti a uno schermo bianco con un fischio continuo o con la cosiddetta neve di fine programmazione).
Questi puerili accorgimenti purtroppo toglievano a Doppiovubi gran parte del piacere derivante dall'occasione visiva unica, però a caval donato non si guarda in bocca.
Una volta Doppiovubi fece un esperimento. Andò alla finestra - durante il clou delle acrobazie sessuali degli interpreti - e guardò la facciata del suo condominio (sette piani per tre appartamenti visibili, per un totale di almeno quindici televisori). Ebbene, quasi tutti i TV erano chiaramente sintonizzati su Telereporter, perché i chiarori intermittenti si verificavano in perfetta sincronia.
Doppiovubi rimase scioccato da tale constatazione, e ricorda perfettamente che pensò, L'uomo ha grande necessità di pornografia. Uomo inteso come maschio, s'intende (o forse no).
Il che, almeno, valse a lenire i suoi sensi di colpa.
*
Alla fine del luglio 1985, e precisamente venerdì 26 luglio 1985, Doppiovubi si trovava a Sirmione, ospite nella casa-vacanza del suo amico F.M.; occasione unica e irripetibile, perché i due ragazzi si trovavano in casa da soli. Si piazzarono in cucina e gustarono il pornazzo su Telereporter, che irradiava l'immoralità sino al bresciano. 
Proprio durante l'intervallo, questo si scoprirà solo dopo, uno squadrone di poliziotti inviato dalla Procura della Repubblica di Milano fece irruzione negli studi televisivi di Telereporter, e ordinò l'immediato oscuramento delle trasmissioni.
Telereporter, da quella maledetta sera, non trasmetterà mai più niente che non sia rigorosamente considerato morale.
Doppiovubi e F.M. rimasero invano, e per una buona mezz'ora, davanti a uno schermo nero, sempre più delusi, fino a quando, verso le due, spensero amaramente l'apparecchio e andarono a dormire, sognando scene indescrivibili.
Su quei sogni la Procura non riuscì mai a mettere le mani.

W.B.





lunedì 29 aprile 2013

Shrinking

Verso la fine degli anni ’90, Doppiovubi sul PC giocò alla grande a Duke Nukem, nella versione Nuclear Winter, uno dei primi spara-tutto in prima persona.
Ecco un’immagine significativa. La grafica era quello che era, ma il gioco era molto divertente.



Tra le armi più interessanti di Duke, e tra le preferite di Doppiovubi – a parte l’RPG - c’era lo “shrinker”.
“To shrink”, in inglese, nella sua forma transitiva, significa “restringere”, “rimpicciolire”. In buona sostanza, grazie allo shrinker, veniva sparato un raggio luminoso, e gli alieni-mutanti potevano così essere ridotti alle dimensioni di insetti innocui - ma solo per un certo lasso di tempo -, e poi calpestati o massacrati, nelle maniere più varie.
*
Nell’Universo osservabile – solo in quello osservabile – ci dovrebbero essere qualcosa come cento miliardi di galassie. Ogni galassia contiene milioni di stelle, in alcuni casi miliardi di stelle. Ogni stella è come se fosse il nostro Sole.
E’ qualcosa che non si riesce nemmeno a immaginare.
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Ha pensato Doppiovubi che spesso i cosiddetti problemi che ci affliggono dovrebbero essere affrontati con uno shrinker sotto braccio.
Eppure molti di noi, e Doppiovubi ne ha esperienza diretta, sono dei veri e propri esperti nell’operazione inversa, quella di ingigantire i problemi.
E se proprio non avete a disposizione, a tracolla, uno shrinker, basta che alziate lo sguardo, in una sera stellata, per ristabilire le giuste proporzioni, e capire quanto voi contate davvero nell’Universo.

W.B.


venerdì 26 aprile 2013

Il circolo e le spore

In via Niccolini-Procaccini a Milano stanno abbattendo l’edificio Enel che è abbandonato da decenni. Qualche archistar decostruttivista ci farà presto un mostro.
Doppiovubi, dalla strada, vede i locali sventrati, e diventa triste, perché lì c’era il dopo-lavoro Enel, e nonostante né Doppiovubi né i suoi amici avessero parentele in Enel, vi si imbucavano quasi tutti i giorni perché si giocava gratis a ping pong. Parliamo dei meravigliosi anni ottanta.
Anni e anni di gioco, e ora demoliscono l’edificio, e con esso, e sotto di esso, i ricordi di Doppiovubi ragazzo.
*
Insieme a Doppiovubi e a Nadir, il miglior amico di Doppiovubi dell’epoca, i tavoli erano popolati dai personaggi più strani della zona.
Tra questi un certo Ivano, un lungagnone che già a quindici anni era alto un metro e novanta (per l’epoca era tanto, adesso quasi tutti i quindicenni superano il metro e ottanta).
Ivano aveva le gambe estremamente arcuate, e giocava a pallone, all’oratorio, con i bambini di otto-dieci anni, quando lui ne aveva quindici. Era dunque più alto di loro a volte anche di un metro (oltre all’età, appunto, aveva anche un’altezza anomala), li scartava tutti, segnava, esultava da solo e quando aveva finito di esultare scopriva con amarezza che stavano portando via il pallone e andavano a giocare altrove.
Ivano era sempre solo. Chiaramente disadattato. In zona si vociferava una cosa terribile – chissà chi l’avrà messa in circolo – che una volta sua mamma stava riponendo la verdura in frigorifero e Ivano l’aveva sodomizzata approfittando della sua particolare posizione. Quando i ragazzi, canzonandolo, lo ricordavano a Ivano, andava su tutte le furie.
Povero Ivano, quanto deve avere sofferto.
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Ivano non riusciva a mantenere il controllo delle sue emozioni. Nadir, che lo aveva capito, ed era perfido, quando giocava a ping pong con Ivano lo provocava, e faceva così: quando doveva battere, Nadir, imitando i tennisti, faceva rimbalzare ripetutamente la pallina per terra, per raccogliere la concentrazione prima della battuta, e quando ormai era il momento di battere, all’ultimo istante ritornava a palleggiare per terra, al che Ivano gridava furiosamente Batti!, e perdeva la pazienza sempre di più, e Nadir sogghignava e Ivano gridava Batti! Con la “i” sempre più prolungata e querula, e Nadir cincischiava e tergiversava perché voleva arrivare al momento dell’acme, momento che prima o poi arrivava sempre, quando Ivano cioè, all’ennesimo rimbalzo per terra, usciva completamente di testa, mirava la faccia di Nadir – o a volte quella di Doppiovubi, innocente (per modo di dire, perché colposamente rideva della situazione) – e con furore scagliava la racchetta come fosse una scure, con tutte le sue forze, cercando di far male. Nadir si abbassava e la racchetta lo oltrepassava e finiva la sua corsa molti metri più in là. Ivano, con la sua andatura sbilenca data dalle gambe troppo arcuate, rosso in volto, ci mandava tutti a cagare e si allontanava spesso lasciando la racchetta per terra, tante volte distrutta per il gran volo. Dopo un’ora circa, passati i fumi dell'ira, tornava a recuperarne i pezzi.
La racchetta di Ivano aveva sempre il manico tenuto insieme con lo scotch.
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Ai tavoli da ping pong si scommetteva sulle singole partite, e la posta in palio era una spuma grande al bar del circolo Enel. Una spuma grande.
Al bar, poi, si compravano i boeri, e ogni tanto ne vincevi un altro.
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Oltre le vetrate del ping pong c’erano i tavoli da biliardo, con omini baffuti – avevano tutti i baffi, sottili – che sotto le lampade verdi, avvolti da nuvole di fumo di sigaretta, nelle nebbie si aggiravano con sguardi da delinquenti consumati a studiare le angolazioni. In realtà erano solo dei poveri sfigati che si atteggiavano, ma all'epoca erano temibili, per noi.
Ex dipendenti Enel cinquantenni, in pensione ormai da tempo. Ci sembravano vecchissimi.
Non osavamo mai avventurarci ai tavoli da biliardo, ne avevamo paura.
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Ora demoliscono tutto.
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Doppiovubi ha pensato che il presente è un'illusione, e che il passato non esiste più, perché quando moriremo perirà la nostra memoria di esso, e nulla sarà mai accaduto.
Solo il futuro ha importanza.
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Sul balcone di Doppiovubi ci sono delle fioriere che non vengono curate da almeno due anni. C’era solo terra. Adesso c’è questo:



Doppiovubi non ci mette mai acqua, né cura mai le piantine. Sono tutte cresciute spontaneamente, prima non c’era niente. Passeracei hanno portato i semi? Non si sa. Insetti hanno diffuso spore? Può darsi.
Forse il vento, e la pioggia ha fatto il resto.

W.B.
  

mercoledì 24 aprile 2013

Steward, bianconeri e, naturalmente, ragni

Doppiovubi ha sognato un sogno abbastanza post-moderno. Eccovelo.
*
Nella prima scena, Doppiovubi e altre sei persone miste (ragazzi e ragazze sconosciuti) vengono invitati al mare in vacanza per alcuni giorni da un antipatico steward (romano). La destinazione è Roma (gli invitati ritengono che si tratti della costa, tipo il Circeo, ma nessuno lo precisa).
Tutti e otto, otto con lo steward, salgono in macchina, bagagli compresi, e vanno verso l’aeroporto di Linate. In macchina sono molto stretti, quindi a due chilometri dall’aeroporto Doppiovubi viene fatto scendere con la forza, e il nostro eroe deve farsi l’ultimo tratto di corsa (la macchina procede piano, per fortuna).
Arrivati al parcheggio dell’aeroporto a sorpresa l’antipatico steward scende e parte da solo, prenderà l’aereo – per lavoro - destinazione Soresina (che è in provincia di Cremona). Doppiovubi nel sogno ha pensato, E’ impossibile far partire un Boeing da Milano e farlo atterrare a Soresina, ma sta di fatto che l’antipatico steward saluta tutti e se ne va. Al che Doppiovubi protesta con gli altri compagni di viaggio i quali però gli spiegano che in quel frangente hanno solo accompagnato lo steward al lavoro, tra due giorni tutti insieme si andrà a Soresina in macchina a prenderlo, e con l’aereo si andrà in vacanza a Roma (prendendo il volo Soresina-Roma). Questi sono pazzi, pensa Doppiovubi, anche perché si sono portati dietro i bagagli per ragioni inspiegabili.
Due giorni dopo si va tutti a Soresina, e stavolta Doppiovubi vuole essere previdente, prende lo steward per il bavero e gli dice, Senti ma tu a Roma hai una casa per ospitarci, No, risponde, Almeno hai prenotato un albergo, No, risponde, Hai almeno un’idea di dove ci stai portando, No, risponde, e allora Doppiovubi cerca di prenderlo a pugni in faccia e gli altri li dividono, mentre Doppiovubi grida, Ma che razza di invito è, come fate a non capire che questo è solo uno stronzo, e intanto lo steward, che nel sogno è sempre vestito da steward e tutti lo adorano come un dio, si rimette a posto la cravattina e guarda Doppiovubi con un ghigno satanico.
Nella seconda scena, molto breve, Juventus-Milan si ri-gioca nel salotto della casa della madre di Doppiovubi, e i rossoneri vincono cinque a zero e poi si fermano per non umiliare gli avversari, ma alla fine si scopre che i vari giocatori del Milan vestono la casacca bianconera - sono bianconeri - e il sogno si trasforma in incubo.
Nella terza scena, quella finale, il clou del sogno – più o meno verso le quattro di mattina nel cosiddetto mondo reale – Doppiovubi è ancora insieme al gruppo di sconosciuti invitati dallo steward, fuori da un bar, tutti seduti su un muretto a chiacchierare (a Roma alla fine non si è mai andati), si avvicina un accattone che chiede un aiuto per mangiare; nessuno gli dà retta, al che l’accattone, una specie di slavo, ma non si capisce bene, si stende per terra prono a piangere, e mette la faccia dentro una pozzanghera sporca, in forma di auto-umiliazione. Doppiovubi, che non può vedere tale scena inumana, lo prende per un braccio e gli dice, coraggio, alzati, vieni con me dentro il bar, mangiamo qualcosa, l’accattone lo guarda con gli occhi luminosi e gli dice, Grazie amico mio. Mentre entrano nel bar Doppiovubi vede un filo di ragnatela lunghissimo che pende dal soffitto, in fondo al quale c’è un orrido ragno che sta sputazzando per tenersi sospeso a mezz’aria, un ragno strano, colorato, e Doppiovubi si sposta tantissimo per evitarlo, ma in qualche modo il ragno, dondolandosi e oscillando, riesce a toccare Doppiovubi e forse forse a entrargli nel colletto, con orrore del nostro, per tutto il resto del sogno Doppiovubi cercherà di grattarsi la schiena, convinto che ormai il ragno sia dentro di lui.
Arrivano al bancone e l’accattone esagera, perché prende una birra grande, un panino farcito, e altre cose del genere, mentre Doppiovubi che si preoccupa del conto, per se stesso cerca di star basso e dice Per me un orzo piccolo, grazie.
Poi si siede a un tavolo con l’accattone che non finisce più di ringraziarlo e gli vuole a tutti i costi mettere un braccio intorno al collo, ma Doppiovubi ha già il problema del ragno nella schiena, e l’accattone è visibilmente sozzo. L’accattone dunque vuole ringraziare tangibilmente Doppiovubi e fruga in un suo borsone – che prima non aveva – ed estrae, dagli stracci e dalla biancheria sporca, dapprima un orologio di finto oro da donna, una patacca, ma Doppiovubi gli dice, No grazie non ti preoccupare, e poi un anello da uomo, di metallo, di ferro, molto grosso, una cosa da vero zarro, da M.P., per intenderci, che raffigura una testa di cavallo e sotto la testa di cavallo la lettera “L” con un punto. Per tutto il resto del sogno Doppiovubi si è chiesto che cosa volesse dire “L.”. Doppiovubi accetta l’anello e lo indossa.  
Dal nulla compare PIM che gli dice con ironia e trattenendo una risata, Molto bello, complimenti.
A questo punto al tavolo ci sono Doppiovubi, PIM e l’accattone, il quale si mette a raccontare, piangendo, della sua vita sfortunata, e in particolare di suo figlio perduto in Romania, al che da un tavolo vicino arriva un commento sarcastico, si tratta del giornalista Giampiero Mughini che ha ascoltato tutto e ha detto a voce altissima, Sarà stato uno sporco drogato, riferendosi al figlio dell’accattone, al che l'accattone scoppia in lacrime e Doppiovubi e PIM prendono il povero accattone sotto-braccio, incuranti della sua sozzeria di fronte al dramma umano, e gli dicono, Su, amico, non piangere, andiamo via di qui, lascialo perdere.
Mentre se ne stanno andando, la barista attira l’attenzione di tutti e dice a voce alta e con ansia,
Scusate, signori, un attimo di attenzione. Ci è stata segnalata nel locale la presenza di un pericoloso ragno di colore giallo. Chi lo dovesse vedere, è pregato di avvisarci subito e di allontanarsi immediatamente. E’ una specie rarissima e il suo morso è mortale.

W.B.

martedì 23 aprile 2013

C'è qualcosa che non va

Ma non ricordo se chi c'era,
aveva queste facce qui,
non mi dire che è proprio così,
non mi dire che son quelli lì…
[Vasco Rossi, … Stupendo, 1993]

Nel novembre 2011 il Presidente, il napoletano G. Napolitano, sostanzialmente impone il governo dei tecnici, e indica il Professore M. Monti quale capo di tale governo, non prima, però, di averlo nominato senatore a vita, il che serviva a previamente conferirgli una specie di aureola di santità.
*
Dopo un primo periodo di unanimi cori di osanna, lentamente, ma con costanza, l’opinione pubblica si accorge che il gruppo Monti non sa esattamente quello che sta facendo.
Una dopo l’altra, le professorali maschere cadono, e i ministri inanellano vere e proprie figuracce, un po’ come la Inter del simpatico A. Stramaccioni.
L’opinione pubblica comincia dunque ad avversare apertamente il gruppo Monti, e i partiti politici – che tanto naturalmente, quanto vilmente, inseguono il consenso e i sondaggi – con progressività cominciano a criticare i Professori, sempre di più.
Verso la fine del 2012 è finalmente communis opinio – e non fa più scandalo - quella secondo cui i Professori debbano “andare a casa” quanto prima (fatta eccezione per Pier F.C., che però ha elegantemente “scaricato” il Professore a elezioni ormai perse), perché hanno “combinato” – testualmente – soltanto “disastri”. Nessuno però svolge quel piccolo ragionamento in più, nessuno muove quel passettino logico oltre, che peraltro sarebbe dovuto.
Ossia: si sono dimenticati, ma che sbadati, di chi ce l’ha messo lì, il Professore Mario Monti.
*
Si va dunque a votare.
Le cose, a fine febbraio, vanno come tutti sapete (*).
Bersani riceve un dubbissimo incarico da parte del Presidente Napolitano, e tenta di formare un governo. Per molti rimane un mistero assoluto il motivo per cui Bersani si sia umiliato ad andare a mendicare, in streaming, l’appoggio dei cosiddetti “grillini”(**).
Il tentativo, c.v.d., fallisce miseramente. Un governo non si riesce a fare.
Quindi, in sintesi: con questo Presidente, e con questo Parlamento, un governo non si riesce a fare. Appuntatevi questo dato, è importante.
*
Dopo la triste e inutile esperienza dei dieci Soloni, dopo i vari incredibili suicidi politici del PD, ecco che spunta la Grande Idea. ¿Ma perché non andiamo tutti insieme, allegramente, a convincere Napolitano affinché con gesto di generosità non si renda disponibile, a quasi 88 anni, per un ulteriore mandato (peraltro, doppio mandato di dubbia costituzionalità sostanziale, e questo lo si sapeva da tempo)? (***)
Seguono ore di intensa e spinta deificazione di Giorgio Napolitano. Improvvisamente l’uomo che aveva regalato all’Italia il disastroso Gruppo Monti - che forse avrebbe dovuto riconoscere pubblicamente di aver commesso un lievissimo errore di valutazione - dopo la suddetta deificazione, ri-diventa l’indiscusso (e indiscutibile) Salvatore della Patria.
E molti cosiddetti politici ammoniscono col dito indice alzato, L’Italia non può stare senza governo, Bisogna fare presto, Occorre un Punto di Riferimento (PdR), come se un secondo mandato a Napolitano garantisse un governo che soltanto un mese prima non si era per niente - ma nemmeno in lontananza - riusciti a garantire.
Stesso Presidente, stesso Parlamento (ve lo eravate appuntati?), ma adesso è tutta un’altra cosa. Uno più uno non fa due.
Un vero enigma.
*
Napolitano dice sì, se non proprio fino ai suoi 95 anni (il supremum exitum è sempre incerto), finché potrà.
Grandi festeggiamenti, esultanza. L’Italia, finalmente, è salva.
La situazione è esattamente quella di prima – con un’unica trascurabile differenza, un partito importante, nobile e prestigioso, che (dovrebbe) rappresenta(re) milioni di italiani, nel frattempo è stato ridotto tristemente in frantumi – ma adesso sembra tutto a posto, il peggio è passato.
Il malato ha 40 di febbre, proprio come prima, ma adesso sta benone.
C’è evidentemente qualcosa che non torna.
Uno spettro aleggia.
E’ la paura di votare ancora.
*
Dialogo tra la madre di Doppiovubi e Doppiovubi:
mdD: Io ho seguito tutto, ho visto tutto quello che c'era da vedere, ma ti volevo chiedere una cosa che non ho capito.
W.B.: Dimmi, mamma.
mdD: Ma adesso Napolitano ce lo dobbiamo tenere finché non muore? 

W.B.


(*) Doppiovubi vi invita ad andare a rileggere il suo profetico post del 2.1.2013 ("L'Italia giusta"), che proprio ieri è stato aggiornato con un post scriptum e con l'immagine di PLB.
(**) Doppiovubi e PIM si sono interrogati a lungo sui reali motivi per cui Bersani si sia umiliato, continuando a “corteggiare” i Grillini, nonostante questi ultimi avessero chiarito in tutte le salse – anche con parole forti da parte del loro capo carismatico – che non c’era verso. Domenica 21 aprile, alle 13:20, in conferenza-stampa, B. Grillo ha fatto un’osservazione che potrebbe svelare l’arcano. In realtà Bersani – machiavellicamente – si sarebbe fatto umiliare pur di trovarsi in grado, poi, di poter affermare, davanti ai suoi e alla nazione, che lui, per parte sua, ci ha anche provato, ma se il governo non si è formato la colpa è da attribuire esclusivamente al M5S. 
(***) L’unica cosa buona che ha la Spagna, a parte il Prado e la squadra del Barcellona, è il punto di domanda rovesciato all’inizio della frase. Quando la domanda è lunga, è assai utile.