lunedì 28 febbraio 2011

1270 Avenue of the Americas

“Tanto, per te conta solo il tuo egoismo. Il tuo solo scopo è di convincere gli altri che vuoi loro tanto bene, e che hanno il dovere di volerti bene anche loro, ma che devono farlo alle tue condizioni. E' un gioco che deve essere giocato secondo le tue regole.”
[Jedediah Leland, a Charles Foster Kane]

"Io ho allattato, e conosco
com'è tenero amare il bimbo che mi succhia.
Ma mentre mi guardava sorridente
avrei strappato il capezzolo dalle gengive nude
e avrei fatto schizzare quel cervello
se l'avessi giurato, come tu
hai giurato."
[Lady Macbeth, a Macbeth]

"Zeus, ma perché hai mandato agli uomini, perché hai trapiantato sotto la luce del sole, questa subdola peste, le donne?"
[Euripide, Ippolito]


Mentre Dio e suo figlio stavano discutendo, Doppiovubi immaginava un finale alternativo per 'Biancaneve' (nella versione Disney).

Quasi tutti sanno che Snow White entra nella vita dei Nani e rompe un equilibrio consolidato (Doppiovubi decise di non essere volgare; era lì lì per scrivere “rompe pesantemente i coglioni”; optò poi per attenuare il concetto, nonostante fosse concetto verissimo e adeguato; il suo blog era sempre stato elegante ed educato, seppur non moralista, e mai avrebbe contenuto espressioni triviali come quella).
Ordunque, S.W. rompe un equilibrio. Le tazze sporche sono accatastate, è vero. Le ragnatele sono ovunque, è vero. La polvere impera, è vero.
Eppure i Nanetti sono anziani: questo significherà pur qualcosa. Vivono da sempre senza S.W., e vivono abbastanza bene. Vanno a lavorare, e cantano. Piccònano, e cantano. Tornano a casa, e cantano. Sembrano felici, e, di fatto, lo sono.
Poi arriva lei.
Per prima cosa rimette tutto, diciamo, 'a posto'. Non lo fa direttamente, impartisce ordini agli animali della foresta. Lei intanto canta. E' vero: la si vede ogni tanto con una scopa in mano, ma sostanzialmente lavorano gli animali.
Lei dà ordini.
I Nanetti, del tutto ignari, tornano a casa felici e canterini. Come sempre, con i picconi in spalla. Riguadagnano il loro microcosmo, dove tutto funziona. Dove vige il principio della libertà. La libertà.
S.W. li aspetta al varco. L'impatto è traumatico.
Comincia l'inganno. Sei su sette cadono nella femminina trappola.
Tutto sembrerebbe essere migliorato. Le tazze sono pulite. La polvere è sparita. Le ragnatele non ci sono più (persino l'equilibrio dei ragni - animali, com'è noto, assai abitudinari - è stato gravemente turbato). Soltanto Brontolo non cade nel tranello. Ben presto la verità emerge. Vuoi la buona minestra? Devi lavarti le mani. Di più: già che ci sei, lavati tutto.
E l'acquaio, fuori di casa, è gelido. Eppure i Nani obbediscono.
Verrebbe da dire a S.W., ma lavati tu, sei reduce da una fuga nella foresta: il cacciatore, su mandato della Regina, ti voleva accoltellare (e, aggiungiamo noi, forse la Regina non aveva tutti i torti). Sei caduta in una palude. Senz'altro hai anche le ascelle maleodoranti (n.d.r.: il giorno successivo S.W. è vestita nello stesso modo, ed è escluso che negli armadietti dei sette ci sia biancheria di misura adatta a lei).
Ma sono i Nanetti, dopo aver lavorato tutto il giorno in miniera, a doversi lavare con l'acqua ghiacciata.
S.W., ben puzzolente, non è soggetta a regole, se non alle sue proprie. I Nani diventano come figli che devono soltanto obbedire.
E' evidentissimo che i Nani - essendo uomini anziani e perciò più che maturi - sono attratti sessualmente da S.W., la quale biecamente ne approfitta.
Lo stesso Cucciolo - il quale, lungi dall'essere un bambinetto, è una specie di freak, un mostro ritardato - più volte tenta di essere baciato sulla bocca, e lei gli prende le orecchie, gli sposta il crapone e lo bacia invece sulla pelata.
E' chiarissimo che S.W. fa leva sulla sua forza di attrazione erotica.
E ora ha un luogo – la casa che era di proprietà dei Nani – dove può esercitare appieno tutto il suo potere.
Lei intanto canta, e desidera il suo Principe Azzurro: the Ultimate Slave, quello che arriverà e si getterà ai suoi piedi per sempre, senza scampo.
Il film infatti si conclude con S.W. e P.A. sul cavallo bianco – in realtà P.A. ha già perduto l'uso del suo stallone, è sceso dall'equino per una forma di galanteria, ed è S.W. che cavalca fiera, mentre lui si muove mestamente a piedi: the beginning of the end. Si dirigono verso il castello dorato di lui, che si staglia all'orizzonte.
E vissero felici e contenti.

Dunque Doppiovubi immaginava finali alternativi.
Dapprima pensò ai Nani che buttano S.W. fuori di casa. Lo fanno immediatamente: appena arrivati, comprendono l'inganno grazie all'illuminato Grumpy. Chiudono la pratica in quattro e quattr'otto. S.W. torna nel bosco dove in breve tempo muore d'inedia (la vista del cadavere viene risparmiata ai bambini).
Oppure: P.A., dopo una convivenza di qualche settimana ma fortunatamente prima del progettato matrimonio, si accorge che S.W. è una specie di demente, dedita solo a preparare torte, sempre con l'ausilio degli animali della foresta (n.d.r.: gli uccellini decorano la torta zampettandoci sopra, figuriamoci che bontà), e a eliminare la polvere. Capisce ben presto che non si può vivere accanto a una donna che passa il suo tempo a cantare e a raccogliere fiorellini nel bosco. P.A. ha un regno da mandare avanti. Perciò la umilia e la ripudia, lei torna nel bosco e muore di fame (vedi sopra), non senza aver provato - invano - a irretire di nuovo i Nani.
Oppure: mentre la coppia si dirige verso il castello dorato, S.W. cade da cavallo, picchia con fragore la testa su un masso ("tud") e muore lì così (questo è il finale prediletto da Doppiovubi, perché la sua bellezza sta nella semplicità).

Chissà perché, Doppiovubi si chiese poi per quale motivo, nel corso dell'intera sua vita, aveva fatto del bene a chi gli stava vicino (quando lo aveva fatto). Un dubbio fulmineo lo assalì, un'idea - ipotetica ma già idea - tagliente, atroce e assurda. Pensò che quando era stato bambino, e bambino molto molto piccolo, aveva compreso un certo principio di causa e di effetto, una regolarità secondo la quale se avesse fatto il bravo, la sua mamma gli avrebbe voluto bene, lo avrebbe amato. Da allora, senza nemmeno accorgersene, fino all'età adulta aveva compiuto 'buone azioni' con lo scopo di compiacere l'Altro.
Di più: aveva amato solo per essere amato.

Scacciò l'assurda idea con orrore.
Non può essere così, sarei una brutta persona, si disse Doppiovubi.
L'assurda idea si ritirò in punta di piedi, cercò un posticino nel cervello di Doppiovubi, un posticino tranquillo, difficile da trovare, ci si accovacciò e si addormentò beatamente, certa, prima o poi, di essere risvegliata.

(W.B.)