giovedì 30 ottobre 2008

Dialogo generazionale sul diritto allo studio.

SM = Studente manifestante
P = Padre dello studente manifestante

SM: Pa’, ho esaurito il credito.
P: E quindi?
SM: Dammi cinquanta euro.
P: Non possiamo.
SM: Come non puoi, e perché?
P: Perché questo mese è andata così.
SM: Così, come?
P: Abbiamo finito i soldi.
SM: E perché avete finito i soldi?
P: Perché gli affari sono fermi. Guadagno poco.
SM: E la colpa di chi è?
P: E’ anche tua, imbecille. Mi blocchi i binari del tram per protestare per il diritto allo studio, i miei clienti rimangono a casa, non guadagnano e non mi pagano. Ma com’è che non studi mai?
SM: Allora è colpa della Gelmini se tu non mi dài i soldi per la ricarica.
P: No, ho detto che è colpa tua, non della Gelmini. Ti ho chiesto com’è che non studi mai.
SM: Se la Gelmini non ci fosse, io non manifesterei, tu guadagneresti di più e io avrei la ricarica. Ergo è colpa della Gelmini, un motivo in più per manifestare contro di lei!
P: Se la metti su questo piano, allora è colpa di Berlusconi che ha proposto la Gelmini come ministro, anzi, è colpa della mamma di Berlusconi che l’ha generato.
SM: Allora dobbiamo subito manifestare contro la mamma di Berlusconi!
P: Non capisci niente, era un argomento retorico. E poi la mamma di Berlusconi è morta.
SM: Le sta bene, così impara a generare Berlusconi.
P: Ma vai a studiare, va’.

W.B.

lunedì 27 ottobre 2008

Super Spider Man.

Il tanto beneamato Presidente della Repubblica, il napoletano G. Napolitano, al quale riconosciamo la costante attenzione per i problemi dell'Italia moderna, ha di recente doverosamente richiamato alla nostra memoria l'importanza della battaglia di El Alamein.


Ecco, il nome "El Alamein" ha richiamato alla mia memoria quello che di seguito vi vado a raccontare.


Ormai da qualche anno a Milano, in via Dante, si può vedere, durante i fine-settimana, un signore "nero" (sembra indiano, ma non si capisce con precisione, di sicuro ha la pelle scura, le labbra carnose e un profilo da cartone animato), non proprio giovanissimo, che promuove ai passanti la vendita di un particolare oggetto.

Questo oggetto è un pupazzo colorato. Il pupazzetto, lungo circa dieci centimetri, è in plastica, rappresenta un omino i cui arti sono per l'appunto di colori tutti diversi tra loro.

Il materiale di questo omino è tale per cui se l'omino viene scagliato contro un vetro, l'omino si attacca al vetro, come una ventosa. Dopo poco, la presa sul vetro si allenta, e il pupazzetto perde aderenza sulle mani (se è atterrato sul vetro con le mani in alto), o sui piedi (se è atterrato sul vetro con i piedi in alto). Al che il pupazzo si stacca parzialmente dal vetro, ma visto che è del tutto snodato, compiendo una rotazione si riattacca immediatamente con gli arti che si sono appena staccati, invertendo la propria posizione, e così via, scende lungo il vetro, arrivando sino a terra (in realtà casca molto prima, però almeno tre o quattro discese mani-piedi le fa). L'impressione è quella di un arrampicatore, o meglio, di un discensore.

Per tale motivo il venditore del pupazzo ha deciso di chiamarlo "spider man".

Qualche anno fa, il venditore del pupazzo monopolizzava una vetrina - sempre la stessa - sulla destra (venendo dal Duomo) di via Dante. Egli usava tale vetrina per dimostrare le qualità del pupazzo e quindi scagliava lo stesso (sei-sette pupazzi alla volta) contro la vetrina medesima, all'altezza di oltre tre metri. Dovete sapere che il pupazzo, staccandosi e riattaccandosi, lascia impronte e macchie varie sul vetro. La vetrina dunque veniva gravemente insozzata, ma dato che il venditore del pupazzo è un furbo, aveva scelto la vetrina di un negozio aperto solo dal lunedì al venerdì. Questi poveretti, il lunedì mattina, trovavano la vetrina sporchissima, ma lui tanto non c'era più.

Ora hanno cambiato la gestione, al sabato il negozio è aperto, quindi lui si è spostato sul lato sinistro (sempre venendo dal Duomo) di via Dante, dove ha trovato una bella vetrina ampia, valida sia al sabato sia alla domenica, che viene appunto gravemente insozzata dagli spider man in discesa.

Trattandosi di "spider man", il venditore ha pure realizzato un cartello pubblicitario in cartone grezzo, con la descrizione dei prezzi della merce, sul cui cartello campeggia la seguente testuale e incerta scritta, con un pennarello nero: "spaider men 1 x 2 euro 3 x 5 euro", ossia una economia di scala.

Da qualche tempo il venditore del pupazzo ha deciso che si tratta non di un semplice "spider man", bensì di un "super spider man", perché evidentemente ritiene che definirlo "super" gli faccia vendere qualche pezzo in più. Peraltro l'uomo in questione vende molti pupazzi; al suo fianco ha uno zaino gonfio di spider man, ossia il suo magazzeno portatile.

Ora viene il bello.

Il venditore in questione pronuncia "spider man" così: "spairemen".

Dunque grida in continuazione: "spairemen, spairemen... spairemen, spairemen". Ogni tanto cambia la solfa, e dice "supespairemen".

Per un incredibile e inspiegabile fenomeno acustico, a una distanza di circa cinquanta metri la parola si distorce e perde la sua identità.

Voi dunque percepirete quanto segue: "arabein arabein".

Avvicinandosi, l'ascoltatore identificherà sempre più nitidamente la parola reale, ovvero "spairemen".

Fate la prova, se potete. Recatevi un sabato pomeriggio qualsiasi in via Dante, verso le 17. Vivrete un'esperienza unica, indimenticabile.

Da lontano sentirete gridare: "arabein arabein".


Ecco, devo ringraziare il Presidente, perché con il suo El Alamein mi ha fatto ricordare Arabein Arabein.


W.B.


p.s.: un ringraziamento particolare a MCD, che quattro anni fa mi iniziò al meraviglioso mondo di "Arabein Arabein".




Il più grande calciatore di tutti i tempi.

Stamane, alla radio, hanno parlato diffusamente di Diego Armando Maradona, il più grande calciatore di tutti i tempi. Un dibattito con ospiti collegati da remoto.
In particolare, hanno parlato della cosiddetta "battaglia di Maradona".
Tutti sanno che il grande Diego (copio testualmente da Wikipedia) "dopo il ritiro ha continuato ad avere problemi di salute: sin dagli anni '90 ha combattuto contro la tossicopendenza, curandosi in cliniche svizzere e cubane".
Maradona, dunque, ha combattuto una dura battaglia, la celeberrima "battaglia di Maradona", per uscire dal tunnel.
Molti degli ospiti hanno anche parlato di guerrieri ateniesi e persiani, ma francamente non ho capito perché. Forse saranno state metafore degli sforzi del leggendario pibe.

W.B.

p.s.: mi vergogno un po' per questo post, però oggi con il mio amico S. abbiamo riso tanto del gioco di parole suddetto - uscito per puro caso - che gli ho promesso un post sul punto, ed eccolo qui.

p.s. (aggiornamento del 29.10.2008): apprendo solo ora che il leggendario pibe è stato nominato commissario tecnico della Nazionale argentina. Ora si può dire davvero che Maradona abbia vinto la battaglia di Maradona.

p.s. (aggiornamento del 26.3.2013):  il 3 luglio 2010 Maradona conclude malamente il mondiale 2010 alla guida della nazionale argentina che viene sconfitta 4-0 dalla Germania nei quarti di finale. Si può forse dire che il leggendario pibe abbia perso la Battaglia di Maradona.

mercoledì 22 ottobre 2008

Una goccia nell'oceano.

Si dovrebbe riflettere sul rapporto tra il Tutto e le parti del Tutto.

La natura ci mostra che l'interesse alla sopravvivenza del singolo ente - animale, vegetale o minerale - è sacrificato a vantaggio dell'interesse generale.
Il singolo, inserito in un sistema, entra dunque in conflitto con quel sistema. Entra in conflitto perché desidera la soddisfazione del proprio interesse particolare, e lotta - vanamente - per conseguire un obiettivo non realizzabile. Alla fine, muore.
Il sistema, invece, va avanti.

L'unica soluzione, l'unica via, è la cessazione della lotta, da parte del singolo.
Penso che questo abbandono sia possibile soltanto se il singolo perviene alla piena consapevolezza della propria reale posizione rispetto al Tutto, e del proprio significato rispetto al Tutto.

La goccia dell'oceano, che sa e comprende di essere una goccia dell'oceano.
A quel punto non si può non amare tutto ciò di cui facciamo parte, e che ha la nostra stessa sostanza. Ama il prossimo tuo come te stesso. Il tuo prossimo, in questa prospettiva, sei ancora tu, il tuo prossimo è costruito con le stesse tue particelle. Se odi il tuo prossimo, stai odiando la tua stessa sostanza. E' per questo che chi odia è infelice.

E' sufficiente osservare in silenzio un cielo stellato.
Scompare il soggetto. Scompare anche l'oggetto.

Quando ci chiediamo quale sia il senso della nostra vita qui, la domanda non può trovare risposta, se è posta dal singolo, con riferimento alla sua propria vita.

Se ci poniamo la stessa domanda, ma come parti inscindibili dal Tutto, la risposta è chiara e luminosa.
E bellissima.

W.B.