domenica 27 aprile 2008

Il nido

Le donne, tutte le donne del mondo, senza eccezione alcuna, ossia nessuna esclusa, sono casalinghe, anzi, meglio, sono 'delle casalinghe'. Anche quelle che lavorano, quelle che 'non hanno tempo', quelle che 'si fanno aiutare' a tenere la casa 'a posto' - dalla loro mamma, o dalla loro anzianissima nonna, o dalla moldava peraltro pagata troppo profumatamente, o dal marito schiavo liberto, il quale preferisce impegnarsi in prima persona, con ciò impingendo nell'incipiente esaurimento dei nervi, piuttosto che dover lavorare per guadagnare denaro destinato a pagare una moldava che metta intollerabilmente le mani tra le sue cose personali -, queste donne, in fondo alla loro anima - nel profondo, direbbe Freud - sono e rimarranno sempre delle casalinghe. Casalinghe perché sentono l'assoluta e irrefrenabile necessità di contemplare la propria casa sempre in ordine e pulita, senza la polvere, la quale polvere, come tutti sanno, è opera del demonio, che l'ha inventata allo scopo preciso di fare litigare il più possibile gli uomini e le donne tra loro (apriamo una parentesi, visto che polvere siamo e polvere ritorneremo, non si può escludere in assoluto che quando passiamo con lo Swiffer non stiamo in realtà smuovendo particelle di un nostro avo). A confutazione di quanto sopra, mi si può eccepire che sembra esistano in natura alcuni esseri di forma femminile che, all'apparenza, sono disordinati e non si preoccupano affatto della casa. Le cosiddette 'femministe', per esempio, detestano l'attività casalinga, e fanno un vanto dell'aver la casa in disordine e quanto più possibile sporca. Ne vanno apparentemente orgogliose. In realtà stanno recitando, anche con loro stesse, perché soffrono ancor più delle altre, ancor più delle casalinghe vere, in quanto soffocano la loro reale natura. Per lo meno la casalinga stricto sensu può sfogarsi a lucidare sino all'abbacinamento la maniglia della porta d'ingresso, a spolverare in luoghi sconosciuti e inconoscibili, dove non solo nessuno guarderà mai, ma nemmeno potrebbe guardare, in quanto inaccessibili ai più. Invece, la donna cosiddetta moderna, quella che non ha proprio tempo per curare anche la casa, soffre terribilmente, perché dentro di sè ella anela visceralmente alla pulizia del pentolame, al vasetto dritto e mai storto - secondo geometrie occulte e massoniche trasmessele per via telepatica dalla sua mamma quando ancora beatamente fluttuava nella placenta -, ai fiorellini colorati sul davanzale che attirano milioni di moscerini, vermi e parassiti, ma bisogna pur pagare un prezzo per la bellezza della natura. La tanto vituperata immagine stereotipo della casalinga americana anni cinquanta, che sorride col grembiale a quadretti indaffarata ai fornelli sopra i quali si addensano vapori e aromi, è proprio la donna, nella sua essenza ontologica (stiamo parlando, per chi non se ne fosse accorto, della cosiddetta 'questione ontologica'). Tutto questo ha una spiegazione semplicissima. Visto che la casa, per la donna, rappresenta il nido, il nido dove dovrà deporre le uova e dove in teoria dovrebbero nascere i suoi uccellini cinguettanti, il nido è ciò che conta. Il signor Ikea, l'Anticristo, queste cose le ha capite da un pezzo. Infatti su uno degli ultimi cataloghi campeggia la scritta "La tua casa, il posto più importante al mondo", che rappresenta un tremendissimo messaggio, direi quasi delinquenziale, in quanto va a solleticare, consapevolmente per chi ha creato il messaggio, inconsapevolmente per chi di tale messaggio è l'ignaro e inerme bersaglio, o target, quei profondissimi recessi della psiche femminile che non potranno consentire, in alcun modo, alla donna di resistere al feroce richiamo del sabato pomeriggio (nei casi più gravi, della domenica mattina). Il mio messaggio agli uomini di tutto il mondo, omosessuali et similia ovviamente esclusi, è: abbiate pazienza e perdonatele.
Non è colpa loro.
W.B.

venerdì 25 aprile 2008

Il gesto

Circa due anni fa elaborai alcune interessanti riflessioni - interessanti magari solo per me - sul concetto di 'scopo', 'finalità', 'obiettivo'. 
Proverò adesso a raccontarvele, sempre che ci riesca.
Nella vita ciascuno di noi va avanti ponendosi continuamente scopi, che sono ordinati cronologicamente, secondo una concatenazione di tipo 'seriale' (si può compiere una sola azione per volta).  
Prendiamo uno scopo qualsiasi a breve termine, per esempio 'recarsi all'Ikea a comprare delle candeline profumate' (obiettivo che chiameremo "x"). 
Per raggiungere tale obiettivo, si deve previamente attuare una concatenazione di altri atti, che rappresentano, per così dire, 'sotto-obiettivi' rispetto all'obiettivo primario, e ne cito solo alcuni: si deve accendere l'automobile, percorrere la strada fino all'Ikea, parcheggiare, chiudere la serratura, eccetera. 
Questi 'sotto-obiettivi', tutti orientati ad "x", a loro volta contengono degli altri 'sotto-obiettivi' ancora più ridotti. Per esempio, per accendere l'automobile si devono prima prendere le chiavi. Per prendere le chiavi si deve spostare il proprio corpo in direzione del luogo dove si trovano le chiavi, e sempre più in particolare, si deve muovere un braccio verso le chiavi, si devono muovere le dita per afferrare le chiavi, e infine si deve far partire un impulso, dal cervello, per comandare le dita che afferreranno le chiavi. 
Si può così pervenire sino al singolo impulso cerebrale, oltre il quale la frammentazione degli obiettivi non può continuare. 
Quando tizio sta generando un impulso cerebrale per muovere le sue dita per afferrare le chiavi che gli consentiranno di andare all'Ikea ad acquistare la candelina profumata, si potrebbe sostenere che l'obiettivo di tizio sia quello di 'afferrare le chiavi', ma in un'ottica più generale, in realtà il suo obiettivo non è quello di 'afferrare le chiavi' (azione che non è interpretata dal soggetto agente come un valore in sè), bensì quello di 'possedere la candelina'. 
Per il momento possiamo tralasciare la visione ancora più generale. Infatti, sino ad ora abbiamo frammentato le azioni e abbiamo esaminato i singoli obiettivi, ma potremmo anche allontanarci dall'azione, e immaginare che l'obiettivo primario non sia nemmeno quello di acquistare la candelina, bensì quello, per esempio, di 'fare felice la moglie', tramite l'acquisto della candelina. Evidentemente è bene fermarsi, nell'analisi, agli obiettivi consapevoli, che vengono interpretati come tali.
Ora, il problema dell'uomo, a mio modestissimo avviso, è che mentre egli punta al raggiungimento dello specifico scopo che si è prefissato non sta ponendo la necessaria attenzione agli obiettivi intermedi, interpretati come meri passaggi per raggiungere "x". La sua coscienza esclude la concentrazione sugli obiettivi intermedi, compiuti automaticamente. 
Eppure la vita è costituita, quantitativamente, soprattutto da questi obiettivi intermedi. Molto di ciò che si fa non viene percepito, in quanto meramente strumentale al raggiungimento dell'obiettivo prefissato. 
E così la vita perde di significato. 
Anche un gesto banale può diventare invece una vera e propria 'esperienza'. La vita si fa piena e ricca. Ogni azione viene considerata come avulsa dal resto e come significativa in sè. 
Lo scopo è quasi del tutto eliminato. 
Il desiderio - che è ciò che rende l'uomo infelice - tende così a scomparire.

W.B.  

Plantigrado

Un amico ipotizza, avendo esaminato e studiato la frequenza dei miei ultimi post, che sarei uscito dal letargo stagionale. Credo abbia ragione.
W.B.

Panem et circenses

Beppe Grillo ha sostenuto con forza, e con la consueta strategica volgarità, l'idea secondo cui l'informazione non sia libera. Secondo Beppe Grillo, bisognerebbe eliminare i finanziamenti pubblici alle testate giornalistiche, abolire l'Ordine dei giornalisti, più una terza proposta, che al momento non ricordo. In realtà, a mio parere, l'informazione è libera. Sono i lettori, o i tele-spettatori, che non nutrono interesse per una certa informazione. Alla gente non interessa granché del tasso di interesse che il governo pretenderà da Alitalia per il cosiddetto 'prestito-ponte', o l'opinione, sul punto, del commissario europeo alla concorrenza. Al 'popolo' interessa sapere tutto del professore che si sarebbe masturbato in classe durante l'intervallo, della prostituta fatta a fettine e messa nel sacco nero, dell'Anna Falchi che racconta della precocità eiaculatoria dei calciatori con i quali sostiene di aver intrattenuto rapporti di tipo carnale. Di tal risma sono le notizie che la gente legge, e ascolta, assai volentieri. Mi si obietterà: questo viene propinato, questo viene in realtà subìto dalla gente. Ma non è vero. Se si vuole, le notizie 'serie' - ammesso e non concesso che sia più serio documentare l'interesse del signor Caltagirone per Alitalia piuttosto che la campagna dei migliori glutei che testimonino la superiorità della mutanda 'Roberta, lo slip dei vent'anni' - le notizie 'serie' sono a disposizione, compaiono, bene o male, su tutti i giornali. All'interno degli articoli, rovistando per bene e con un po' di attenzione, si trova tutto, non c'è censura.
A mio avviso, Beppe Grillo non ha ben compreso che gli editori offrono ai lettori e ai tele-spettatori quello che i lettori e i tele-spettatori desiderano.
Beppe Grillo vuol credere che la gente sia davvero interessata a conoscere fino in fondo le segrete 'magagne' della Telecom. Magari fosse così. La gente è unicamente interessata a telefonare, per raccontarsi il niente.
W.B.

mercoledì 23 aprile 2008

La laurea di Antonio Di Pietro

Il tema è assai intrigante.

Il Cavaliere ha sostenuto che la laurea del dottore Antonio Di Pietro non sia 'vera'.

Ora, il dottore Di Pietro, per tutta risposta, sul suo sito, ha rammostrato con orgoglio la fotografia del suo diploma. Qualche maligno, in assoluta mala fede, potrebbe eccepire e sostenere che il documento, in quanto tale, non dimostra che la laurea sia regolare. Pure malignità, appunto, generate dal fatto - evidente a tutti - che si vuole colpire il politico Di Pietro, il quale, evidentemente, dà fastidio a molti. Sappiamo che le università italiane sono tra le più serie del mondo, e mai hanno rilasciato (o rilascerebbero) diplomi falsi. Non mi risulta che qualcuno abbia mai comprato lauree o esami. Non ne ho notizia. Accetto smentite, a patto che siano rigorosamente documentate (e questo, francamente, mi sembra del tutto impossibile).

Io sono qui a difendere il dottor Di Pietro, anche se egli saprebbe difendersi molto bene da solo (nonostante sia da sempre perito nell'arte dell'accusa).

Orbene, non mi sembra un argomento valido quello secondo cui l'eloquio del dottor Di Pietro non sarebbe propriamente inappuntabile. Il linguaggio serve a farsi comprendere, è un codice, importanti sono i concetti, e il dottor Di Pietro sa farsi capire molto bene. Certo, a Istituzioni di diritto romano può darsi abbia avuto qualche leggero problema, magari non avrà rimediato la lode, ma, non ci sono dubbi, ne sono convinto, che interrogato anche oggi, saprebbe sciorinare tutte le actiones. Trattasi di uomo pratico, di uomo del fare, come egli stesso si definisce, quindi sono convinto che all'esame per magistratura - che mette in difficoltà giuristi anche molto preparati - egli si sia attrezzato in maniera mirata, badando 'al sodo', senza perdersi nei dettagli, in inutili orpelli. Occorre ammettere che il metodo del dottor Di Pietro è risultato estremamente efficace. Pur non avendo una perfetta e assoluta padronanza della lingua italiana (ma chi può dire di averla, in fondo?), e probabilmente sintetizzando all'estremo l'apprendimento dei concetti giuridici essenziali, egli ha dapprima conseguito la laurea in giurisprudenza, poi brillantemente superato il concorso per la magistratura.

Io inviterei il dottor Di Pietro a dimostrare ai suoi detrattori la sua scienza giuridica, accettando un esame pubblico televisivo su tutte le materie dell'esame orale per magistratura. Credo che molti si vergognerebbero per averlo indecentemente e infondatamente attaccato, perché farebbe un figurone.

Dunque, anziché diffamarlo, forse bisognerebbe ergerlo a modello per i giovani studenti: il suo metodo è vincente, deve poterlo insegnare. Non deve andare perso questo immenso patrimonio.

Tutto questo, mi dispiace per i suoi detrattori, andava detto. Quando ci vuole ci vuole.

Come dicevo, evidentemente il dottor Di Pietro dà fastidio a molti, a troppi, per le sue battaglie sulla pulizia in politica.

Battaglie sacrosante, per la giustizia.

Prima o dopo, si saprà chi aveva ragione e chi mentiva, caro dottore Di Pietro.

Dico: prima o dopo, verrà fuori. E qualche cerchiobottista rimarrà inebbètito.

W.B.


Per essere chiari

E' un po' che redigo e pubblico post a evidente contenuto politico, però non vorrei che l'esercito dei miei fedelissimi si formasse un'opinione sbagliata sulle mie convinzioni, quindi gradirei fare un po' di chiarezza.
Ne sento forte il bisogno.
Ebbene sì, lo confesso, ho votato con grande convinzione 'Lega Nord', il cosiddetto 'partito dei pellerossa' (del quale, però, disprezzo con forza la componente xenofoba e l'indubbio spirito razzista, invero inaccettabile, come è inaccettabile l'intento di divisione dell'unità nazionale) anche se dentro di me speravo che il Partito Democratico di Veltroni avesse la meglio e ce la facesse, per questioni di democraticità, appunto. Non mi dispiace affatto che abbia vinto Silvio Berlusconi, anzi, ho grandemente esultato, anche se il mio sogno, e lo dico col cuore, sarebbe stato quello di vedere al governo la Sinistra Critica (o anche Giuliano Ferrara), perché sono contro tutti gli inegualitarismi, e contro tutti i fascismi in genere (e ancor più in genere contro tutti gli "ismi", compresi gli isterismi, e già che ci sono ne approfitto per affermare con forza che sono contro tutte le mafie). Sono contento per l'ottimo risultato di Antonio Di Pietro, se lo merita davvero, è l'uomo del fare, e l'uomo che, unico per la verità, desidera che i delinquenti vadano in galera e non in Parlamento, e sono anche molto contento per l'affermazione di Pierferdinando Casini, anch'egli se lo merita, è un grande e fine pensatore, uomo coerente e che non svende i suoi valori. Mi dispiace moltissimo per la Sinistra Arcobaleno, le cui idee condivido in pieno. Il 14 aprile è stato un momento terribile per la democrazia. Confesso: quando si è capito che la sinistra sarebbe divenuta extra-parlamentare, ho pianto in silenzio. Anche il glorioso partito liberale di De Luca avrebbe senz'altro meritato di più.
Ecco, mi sembrava giusto chiarirvi un po' le mie idee.
W.B.

martedì 22 aprile 2008

Blog tematico

Quello che più mi irrita, del mio blog, è che non ha né capo né coda, non è strutturato, come si suol dire, non è organico; sono pensieri a casaccio, dipendono dalle circostanze. Sono completamente in balìa del fato (e anche i pochissimi che mi leggono dunque, di riflesso, lo sono).
Forse sarebbe meglio un blog tematico.
Scegliere due o tre argomenti
omogenei, e sviscerarli fino in fondo. Potrei, per esempio, dedicarmi al 'fenomeno' Antonio Di Pietro, e occuparmi di lui, esaminandolo per bene, come merita. In aggiunta, dell'ignoranza in genere. E ancora, della raccolta differenziata dei rifiuti.
Gli è che la mia mente è fin troppo analitica, e quindi finirei con l'occuparmi dei dettagli, perdendo di vista il cosiddetto quadro d'insieme. Il mio problema è quello lì, i dettagli. Vivo in un mondo al microscopio. Ieri mi sono imbattuto nel blog dei sindacati del pubblico impiego, che portava in home page il grido di battaglia "Sù la testa" (sic). Al che ho mandato subito un bel post dicendo che "sù" non si scrive con l'accento. Anziché guardare la sostanza del loro 'alto' messaggio, mi sono dedicato a un insignificante segno ortografico. Il guaio è che per me non è insignificante.
Per chi fosse interessato, dopo pochi minuti hanno fatto sparire l'accento.
W.B.

lunedì 21 aprile 2008

Una domanda circolare

Ci sono dei giorni in cui ho la netta sensazione di essere circondato da nugoli di malati di mente; non parlo della società in genere, parlo di coloro i quali gravitano abitualmente intorno a me. Come prima reazione a questa straordinaria coincidenza, mi dico che sarà il mio karma, il mio tikkun, devo scontare questa difficoltà (diciamo eufemisticamente) relazionale per comprendere qualcosa, che al momento mi è del tutto ignoto; subito dopo, però, mi dico, ma non è che sei tu il malato di mente, visto che è insegnamento consolidato, forse luogo comune, ma qualcuno diceva che i luoghi comuni rispecchiano le verità, quello secondo cui il malato di mente ritiene che gli altri siano malati di mente, e lui no? eppure dispongo di indici oggettivi che non possono essere messi in discussione. E se questi indici fossero considerati oggettivi soltanto da me? E se qualcuno mi rispondesse, guarda che il malato di mente sei tu, e quel qualcuno che mi ha dato questa risposta fosse un malato di mente? In sintesi, la grande domanda è: e se lo psicologo, che compulsa con grande sicumera il suo fidato DSM-IV, fosse realmente più malato del suo paziente?
W.B.

venerdì 18 aprile 2008

Il peggio del peggio del peggio

L'ineffabile professore Romano Prodi, dopo aver lasciato la sua, diciamo, carica nel Partito, diciamo, Democratico, carica ricoperta con onore e dignità per un tempo invero assai limitato, ha tenuto a sottolineare che lui, Berlusconi, comunque l'ha già battuto due volte, evidentemente riferendosi con sarcasmo a chi da Berlusconi è stato sconfitto.  Insomma, il Professore non si smentisce mai. Noi sappiamo bene, infatti, per quale preciso motivo il PD è partito con uno svantaggio imbarazzante e del tutto irrecuperabile. Noi lo sappiamo, e dovrebbe saperlo anche chi è abituato, come il professore Romano Prodi, a dimostrare la sua naturale superiorità sugli altri. Il professore è realmente più intelligente di tutti gli altri, e ha accumulato incarichi di altissimo prestigio nella sua straordinaria carriera perché è un essere speciale. Sono anni che mi chiedo perché non ce ne siano tanti, come lui. Avremmo un mondo migliore, vicino alla perfezione. Purtroppo per il pianeta, però, di Romano Prodi ce n'è uno solo. Quello che mi viene dal cuore, ora, è augurargli che il resto della sua vita, che a questo punto spero lunghissima, gli riservi esattamente quello che lui si merita davvero.
W.B.

mercoledì 16 aprile 2008

Congratulazioni

A me questa cosa delle telefonate di congratulazioni, no, non piace. Francamente io non ci credo, al fatto che W. volesse per davvero fare le congratulazioni a S.; non ci credo, è impossibile. Secondo me, non solo non voleva fargli le congratulazioni, ma lo avrebbe volentieri mandato a fare eccetera. E allora mi chiedo perché mentire, perché apparire diversi da quello che si è. D'accordo, l'opportunità, ma ci si può limitare al silenzio. E, dall'altra parte, mi immagino e figuro S., che, non appena premuto il tasto rosso sul telefonino - perché di telefonino immagino si tratti - deve avercelo mandato davvero, al W., esattamente come facciamo tutti noi, comuni mortali, quando riattacchiamo dopo aver parlato con qualcuno al quale avremmo voluto dire cose che non abbiamo potuto dire. Io, se fossi uno dei duri e puri rimasti sotto il quattro per cento, dopo aver saputo delle congratulazioni, non sarei mica rimasto tanto contento. Ci hai distrutto, W., hai ancora il coltello in mano, grondante di sangue, almeno stattene zitto, e non infierire. E invece fai pure la telefonata di congratulazioni.
W.B.

martedì 15 aprile 2008

L'operaio in Parlamento

Ma non era un collegio sicuro, quello "lasciato" all'operaio da sant'Oliviero?
Non ci sono più i collegi di una volta. Solo scuole private, americane e capitaliste.

W.B.