sabato 11 agosto 2007

La regola aurea

"Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro".

Matteo, 7,12.

Questa potrebbe essere la linea d'ombra.

W.B.

venerdì 3 agosto 2007

The shadow line

Mi pare che la distinzione tra "giusto" e "sbagliato" non sia relativa. Come ho già avuto modo di scrivere, la mia opinione è che esista il giusto ed esista lo sbagliato. Il punto è che noi non conosciamo (ancora) il criterio per discernere i due elementi. Di conseguenza, molti ritengono - a mio avviso erroneamente - che la distinzione sia relativa.
Del fatto che esistano eventi oggettivamente "giusti" ed altri "sbagliati", abbiamo peraltro alcuni indizi, per esempio mediante l'osservazione delle comuni reazioni psicologiche degli esseri umani agli eventi.

Io credo che chiunque - fatta eccezione per chi non sia onesto intellettualmente o abbia seri problemi psicologici - tra la vita e la morte, preferisca la vita. Tra l'ordine e il disordine, l'ordine. Tra il fetore di un cadavere in decomposizione e il profumo di un fiore, il secondo. Un punteruolo che stride lungo una lavagna dà fastidio a chiunque, e ognuno è d'accordo sul fatto che sia meglio ascoltare l'ouverture del Don Giovanni di Mozart piuttosto che un bambino di tre anni che strimpella una pianola (salvo che si tratti di un bambino che ci è caro, il che ci fa sorridere, ma questo è un altro discorso, mi sto riferendo al fatto in sé); in generale, l'armonia è accettata come "giusta" da chiunque, rispetto a suoni disarticolati e casuali. Gli unici casi in cui la mancanza di proporzione e l'assenza di armonia costituiscono opere d'arte, e sono dunque apprezzate, si danno quando l'autore vuole rappresentare qualcos'altro, e quindi la sproporzione è simbolo di un'idea, dunque bella non è l'opera in sé, ma l'idea che rappresenta (ma ciò è frutto di una sovrastruttura concettuale, non naturale, e variabile, nello spazio e nel tempo).

Dunque, esiste il giusto, esiste lo sbagliato. Come sempre, al di là degli esempi eclatanti che ho appena portato, non sono in grado di tracciare la linea di confine. Ma credo sia importante riconoscere che la linea c'è. Non si vede, non riusciamo ancora a vederla, ma c'è.

Qualche volta, intuitivamente, quando tace la mente, riconosciamo questa linea, tra la nebbia, come fossimo miopi, scorgiamo un debole lumicino. Forse è l'anima, che fa capolino, e ci sussurra qualcosa all'orecchio.
Forse dovremmo stare più attenti.

W.B.

giovedì 2 agosto 2007

Io non lo so, se ci ritorno su Ork

Tanto tempo fa, su un pianeta molto lontano, viveva un gruppo di amici. Un bel giorno decisero di rinsaldare la loro unione. Dato che ciascuno di loro aveva capacità peculiari, pensarono di creare un'organizzazione, con diritti e doveri. Così ragionavano: unendo le nostre forze, ci aiuteremo vicendevolmente, vivremo meglio, e saremo più felici. Alla sera, terminate le loro occupazioni e dopo aver consumato la cena, si riunivano in assemblea, e mettevano per iscritto le regole del loro futuro sodalizio. Non tutti erano sempre d'accordo, spesso si litigava, ma alla fine si raggiungeva sempre una soluzione consensuale. Dopo qualche tempo, quando tutte le regole furono scritte, gli amici arrivarono alla decisione finale. Chi farà applicare le regole che abbiamo creato, si chiesero. Ci vuole pur qualcuno che le faccia rispettare, concordarono. Dobbiamo delegare qualcuno di noi, proposero. Ma dato che c'era chi diffidava, si pensò di nominare un amministratore esterno al sodalizio.
Così sarà imparziale, e tutti erano d'accordo su questo punto.

Fu dunque scelto un uomo che non era amico di nessuno, ma che tutti stimavano molto per le sue ineguagliabili capacità, per la sua onestà, per il suo senso del dovere. Gli attribuirono ampi poteri, e decisero di sottomettersi alla sua volontà, perché lui avrebbe applicato le regole che loro stessi si erano imposti. L'amministratore iniziò a lavorare alacremente al progetto, e gli amici erano assai soddisfatti del suo operato. La società funzionava perfettamente, gli amici, così organizzati, guadagnavano molto denaro ed erano tanto felici.

Qualche anno dopo, l'amministratore cominciò a compiere atti che non piacevano al gruppo di amici. Costoro protestarono vivacemente, alcuni di loro chiedevano addirittura di cambiare amministratore. Lo convocarono dunque davanti all'assemblea plenaria e lo sottoposero a un serrato interrogatorio.

Tu non stai facendo il nostro interesse!

Non è vero, io sto applicando le vostre regole nell'interesse della vostra società.

Ma di fatto tu non stai facendo il nostro interesse, le cose ci vanno molto male.

Lo vedo anch'io che a voi le cose vanno molto male, ma io devo fare l'interesse della società, non il vostro.

Ma NOI siamo la società!

No, una cosa siete voi, come singoli, un'altra cosa è la vostra società.

Ma la società non esiste!

Certo che esiste, l'avete creata voi.

Sì, ma è fatta di persone, e le persone siamo noi.

No, la società è qualcosa di diverso dalle persone. E' più importante la società.

Allora ti ordiniamo di andartene, sceglieremo un altro amministratore.

Non potete farlo, perché le regole non lo prevedono.

In effetti gli amici si erano dimenticati di prevedere la regola secondo cui, se l'amministratore fa l'interesse della società, ma è sgradito ai soci, può essere rimosso. Pensarono di introdurre questa nuova regola, ma non potevano farlo, perché c'era un'altra regola che diceva che non si potevano introdurre nuove regole. Tristemente ne presero atto e, a capo chino, tornarono alle loro case.

E fu così che il cattivo amministratore, che faceva molto bene l'interesse della società, anche se non si curava affatto dell'interesse dei soci, rimase al suo posto, a comandare indisturbato, per anni e anni.

W.B.