mercoledì 27 giugno 2007

Basta premesse

Basta con le premesse. E' ora di cominciare davvero.
Ma prima di iniziare, una premessa...
Terrò fede alle premesse (e alle promesse)? davvero rimarrò per sempre anonimo?
Oggi ho scoperto che un amico mi ha individuato. Eppure non avevo lasciato alcuna traccia. Credevo di non aver lasciato alcuna traccia. O forse ho fatto in modo di lasciare qualche labile traccia.

W.B.

venerdì 15 giugno 2007

Lo scoglio

In questa lunga sequenza di premesse, manca ancora una minima riflessione sul perché mettere in rete le proprie idee.
E' evidente che se il blog è solipsistico, diventa un surrogato del vecchio diario con il lucchetto dorato, nascosto in fondo al cassetto (ammesso e non concesso che non vi sia la recondita, inconfessabile e inconfessata speranza della violazione, da parte di altri, del diario stesso), e in tal caso le ragioni sono psicanalitiche. Ma quasi mai il blog è rivolto esclusivamente a sé stessi (e sicuramente non lo è in questo caso). Un po' di affermazione di sé è insita, e presupposta, nel blog. Ognuno è convinto di avere qualche grammo di ragione in più, rispetto agli altri.
Vi chiedo perdono in anticipo. Sono umano, troppo umano.

W.B.

giovedì 14 giugno 2007

Zero commenti

La bellezza di non avere alcun commento ai propri post. Questa assenza di riscontro favorisce la riflessione. Esalta l'autonomia dell'essere: il dialogo limita l'idea iniziale. In fondo, se ho scritto qualcosa, è perché il mio pensiero si è incamminato su un certo sentiero. Perché dovrebbe intervenire un elemento esterno, a perturbare una demarcata linea di soggettività, giusta o sbagliata che sia? Per contribuire a rendere più vicina alla verità un'idea? Sicuramente. Eppure ascoltare, e rimanere in silenzio dopo aver ascoltato, è così bello. Così giusto.
Avere zero commenti ai miei post mi rende simile a uno scoglio, imperturbabile, roccioso, tra i marosi di internet. Un po', anche, mi inorgoglisce. Un po', anche, mi rattrista.

W.B.

mercoledì 13 giugno 2007

In bottiglia

Qualche anno fa, e precisamente nell'estate del 1997, pensai a questa storia, che poteva (potrà) diventare un romanzo.
E' la storia di uno scrittore che decide di scrivere un romanzo, ma di rimanere completamente anonimo. Lo fa per saggiare le motivazioni che lo spingono a scrivere. Fermamente convinto che la superbia e l'orgoglio possano danneggiare la bontà dell'opera, scrive un meraviglioso romanzo, e cura con la massima scrupolosità che non possa mai trapelare, in alcun modo, il suo nome.
Il romanzo viene pubblicato e ha uno straordinario successo. Lo scrittore tenta con tutte le sue forze di mantenersi saldo nella sua posizione di anonimato, posizione che diventa sempre più difficile mano a mano che il successo cresce, e che diventa quasi impossibile da mantenere nel momento in cui un usurpatore si attribuisce la paternità dell'opera. Contemporaneamente il vero autore viene umiliato da chi gli vive accanto, che lo accusa di essere un fallito e (oltre tutto) un disonesto, visto che non riesce a giustificare gli accresciuti introiti economici.

E sarebbe bene che questo blog rimanesse anonimo.

W.B.

martedì 12 giugno 2007

Per chi

Se chi scrive avesse la certezza assoluta che nessuno mai leggerà, scriverebbe ugualmente?
Ha senso un blog che nessuno mai leggerà? E ancora: ha senso un blog letto soltanto da chi conosce personalmente l'autore?
E' il messaggio che naviga nella bottiglia, in mare aperto.
La bellezza del blog è l'indeterminatezza del destinatario, è la speranza di essere letti da uno sconosciuto o da una sconosciuta. Meglio: la speranza di essere compresi da uno sconosciuto o da una sconosciuta.

W.B.

lunedì 11 giugno 2007